Rolling stones parte III


“Vuoi scusarmi un minuto?” chiese Lastregadisopra a un’imbarazzatissima Cheddonna, che stava cercando di trovare le parole giuste per confortare la vicina in lacrime, e sparì in direzione della cucina.
Dopo un attimo riemerse, armata di sgrassatore e panno di microfibra e, con un sorriso imperscrutabile, cominciò a strofinare energicamente il piano del tavolino di cristallo su cui Cheddonna aveva appena posato la tazzina vuota.
“Si è fatto tardi!” esclamò Cheddonna, un po’ infastidita.” Non ho ancora preparato il pranzo…”
“Certo, ti capisco! Io mi alzavo alle cinque tutte le mattine per preparare il pranzo a Quelverme: pasta fatta in casa, conserve di pomodoro biologico che io stessa preparavo ogni estate, un dolce diverso ogni giorno…E poi  la spesa: di buon mattino, per avere la scelta migliore…
I suoi abiti da stirare, le camicie…” rispose Lastregadisopra, come parlasse a se stessa.
“Mamma, ho finito di pulire la mia camera, posso andare a giocare?” chiese una vocina  appartenente a una bimbetta di tre o quattro anni, sbucata improvvisamente dal corridoio che si apriva in fondo al salone.
“Ma certo, tesoro,puoi giocare con le tue bambole, ma ricordati di riporre i loro vestitini nelle custodie, dopo che glieli hai tolti!” le raccomandò Lastregadisopra .
“Certo mamma! Buongiorno, signora Cheddonna!” e Tuttasuopadre ritornò nella sua stanza, camminando in punta di piedi.
“Perché cammina sulle punte?” domandò Cheddonna.
“Per non disturbare i vicini! Sai, con le pareti sottili che ci sono nei palazzi moderni…” si affrettò a puntualizzare Lastregadisopra.
“Pensa che io sento anche il rumore degli interruttori della luce! Per questo io, Quelverme e Tuttasuopadre abbiamo sempre indossato le pattine …ah, se tutti lo facessero!” concluse , sospirando.
“Cosa vuoi dire?”saltò su Cheddonna, che cominciava ad agitarsi.
“No, sai, il fatto è che i bambini sono così rumorosi…quando sono piccoli piangono sempre,e quando diventano più grandicelli giocano in giardino e parlano a voce così alta!
Insomma: non c’è mai pace!” sospirò Lastregadisopra,.
“Perchè?” rispose Cheddonna, piccata. “ Tua figlia non gioca mai in giardino?”
“Oh, no! Non è mai successo! Mai! ” si schermì Lastregadisopra.
“Tuo figlio, invece, quando scende in giardino con la baby-sitter, calpesta il prato condominiale!
E non parliamo poi delle sedie della tua cucina! Quando le sposti fanno un baccano infernale…non potresti metterci dei feltrini?” sbottò, infine.
Cheddonna, punta sul vivo, esclamò “E cosa dovrei dire io? Quando innaffi le piante fai scendere sul mio balcone cascate d’acqua e mi bagni tutto il bucato!”
“Il regolamento condominiale vieta di stendere il bucato sui balconi!” ringhiò Lastregadisopra, il cui volto stava assumendo un colorito verdognolo.
“Il regolamento condominiale vieta anche di usare l’aspirapolvere all’una di notte, se è per questo.  Tu invece…” ribatté Cheddonna, con voce strozzata.
Lo squillo del telefonino giunse, provvidenziale, a porre fine all’acceso diverbio.
“Sì, d’accordo. Arrivo subito” rispose Cheddonna, all’apparecchio.
“Sarà meglio che vada.”disse, lanciando uno sguardo torvo a Lastregadisopra. “La ringrazio per il caffé.”
“Buongiorno anche a lei!” concluse quest’ultima, con un sorriso gelido, richiudendo la porta dietro di sé.

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