Il campus


 “Quest’anno IlPrincipe , appena finita la scuola, andrà al Campus ‘Mens sana in corpore sano”annunciò Cheddonna, una mattina a colazione.
“Che roba è?” chiese Nonnanenna, alzando un sopracciglio, “Un corso di latino per principianti?”
“Ma nooo! E’ una settimana all’insegna dello sport e dell’inglese! I ragazzi soggiorneranno in un albergo a cinque stelle, a Forte dei Marmi, che dispone di strutture sportive tra le più moderne e prestigiose e saranno seguiti da un’ equipe di insegnanti ed esperti che assicurerà loro le migliori attenzioni. ” elencò Cheddonna , citando quasi a memoria il volantino pubblicitario che l’aveva convinta ad iscrivere IlPrincipe al campus.
 “Tutte stupidate! Perché non lo mandi un po’ all’oratorio feriale, piuttosto?”saltò su NonnaNenna, agitando una mano a respingere, in un solo gesto, una mosca e un’idea balzana.
“Ormai è deciso. Miomarito ed io pensiamo che questa esperienza sia indispensabile nel  curriculum di un ragazzo, al giorno d’oggi.” disse Cheddonna, in tono definitivo, ma così basso che dalla cucina, dove si trovava in quel momento Miomarito, difficilmente si sarebbero potute distinguere le parole esatte.
“Al giorno d’oggi non so, ma ai miei tempi le vacanze servivano per riposarsi e stare con gli amici. Passano già tutto l’anno a correre, ‘sti poveri bambini!” borbottò NonnaNenna, scrollando il capo.
Quando Miomarito portò in tavola la caffettiera fumante , un silenzio senza sottotitoli aveva ormai preso il posto di ogni possibile obiezione.
Nei giorni precedenti la partenza, Cheddonna, dopo avere freneticamente consultato le previsioni del tempo, alla ricerca di due pareri concordanti, aveva rifatto quattro volte l’enorme valigia  del figlio, stipandola all’inverosimile di capi d’abbigliamento per ogni stagione.
Il giorno stabilito, insieme ad una schiera di genitori armati di fotocamere digitali e pronti a tutto pur di immortalare la partenza dei figli, Cheddonna e Miomarito accompagnarono IlPrincipe al pullman granturismo che doveva trasportare i ragazzi al tanto atteso Campus.
Ad accoglierli un’efficientissima e sorridente hostess, incaricata di condurre i  giovanissimi ospiti a destinazione, e di sincerarsi che non mancasse loro nulla.
Cheddonna, che non aveva smesso di parlare fino a quell’istante, si interruppe per baciare il figlio che si apprestava a salire i pochi gradini della scaletta e ,per un attimo,qualcosa nel  suo sguardo la sbalzò indietro nel tempo, dentro un imprevedibile deja-vu.
Rivide una bambina pressappoco dell’età di IlPrincipe su un’altalena, che cercava di seguire con lo sguardo un’auto che scendeva lungo una strada di montagna.
Dondolava sempre più forte, mano a mano che l’automobile si allontanava, nel tentativo di non perdere di vista la vettura, tornante dopo tornante…E ad ogni va e  vieni dell’altalena, una lacrima rotolava lungo le guance, come una piccola valanga…
Poi la voce suadente e professionale dell’accompagnatrice la strappò dai suoi pensieri.
“ Il pullman sta per partire, preghiamo i signori genitori di accomodarsi sulla banchina. Ci rivedremo tra due settimane!”
E Cheddonna, tamponandosi il rimmel pericolosamente vicino a sciogliersi, salutò con un gesto plateale IlPrincipe, che, trovato posto in una delle ultime file, era già completamente immerso nella sua consolle portatile, e non la vedeva più.

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