Doni e sorprese


Unozio, il fratello minore di Miomarito, era il parente che tutti avrebbero voluto avere, almeno  il giorno di Natale. Simpatico, colto e beneducato, sapeva intrattenere gli ospiti con discorsi impegnati o frivoli con la stessa, frizzante maestria , ed era altresì capace di ascoltare con interesse gli altrui argomenti, traendone spunto per intensi scambi di opinioni. Insomma:era l’anima di ogni festa che si rispettasse, e la sua assenza non poteva che essere notata e commentata con rammarico dagli altri invitati.
Si aggiunga poi che Unozio era maestro anche nel tradurre in realtà i più piccoli desideri di  coloro che gli stavano accanto. Se Cheddonna diceva: “Berrei volentieri qualcosa”  eccolo volteggiare verso di lei con una coppa di champagne in mano, se Cheddolce si lamentava di sentire troppo caldo, lui era lì pronto a farle aria con un elegante ventaglio di piume. Se Ilprincipe, durante un pranzo di famiglia, diceva “Devo assolutamente avere anch’io l’i-pad, perché devo fare una ricerca di storia per lunedì”, lui si alzava chiedendo permesso agli altri commensali e si assentava per il tempo necessario ad andare a comprare il suddetto oggetto nel negozio più vicino, tornando poi a sedersi in tempo per il caffè.
La verità era che niente  rendeva Unozio più felice del riempire di doni le persone che gli stavano intorno, soddisfacendo e spesso addirittura prevenendo ogni loro più piccola aspirazione o desiderio. Certo, non si poteva dire che fosse un adone, anzi era decisamente bruttino e forse questa era la vera ragione per cui era ancora scapolo, alla sua età. In realtà il cuore di Unozio batteva segretamente per la Fulvia dalla prima volta che l’aveva vista, al matrimonio di Cheddonna e Miomarito. Lui era il testimone dello sposo, lei, neanche a dirlo, quella della sposa, e durante tutta la cerimonia e il ricevimento lui non aveva fatto altro che guardarla, mentre lei, che per l’occasione non aveva messo gli occhiali, aveva fissato per tutto il tempo un punto imprecisato davanti a sé, senza accorgersi di nulla. Poi, negli anni, Unozio aveva cercato in tutti i modi di dichiararsi, ma la Fulvia, pur accorgendosi di tutte le  premure ed attenzioni che egli le riservava, le aveva attribuite al suo carattere generoso e gentile con tutti e non certo ad un particolare interesse nei suoi confronti.
Poi era arrivato Losplendido, ed era nato il piccolo Ernesto, il “Che”.
Unozio, a quel punto, si era fatto da parte, sconfitto. Quando Losplendido era partito per il Brasile- faceva fatica a confessarlo persino a se stesso-in lui si era accesa di nuovo una piccola speranza, ma infine Losplendido era tornato e tra poco, al pranzo di Natale di Cheddonna, ci sarebbe stata anche la piccola famigliola al completo, e l’idea non gli sorrideva affatto.
Quando era ormai giunto al portone della casa di Cheddonna, carico di pacchetti di ogni forma e dimensione, cedette il passo ad una donna che spingeva un passeggino al quale erano appesi sacchi altrettanto pieni di regali. Sulle prime non la riconobbe, ma quando la vide in faccia, non potè fare a meno di esclamare “Fulvia!  Lascia che ti aiuti…oh, che sciocco, ci penserà Lo splendido…è andato a cercare un parcheggio, immagino.” “Immagini male!Tra me e Lo splendido è finita per sempre e per quanto mi riguarda, da ora in poi, può andare a parcheggiare anche all’inferno” rispose la Fulvia con un sorriso che lui non le vedeva più sul viso da troppo tempo.  Nello spazio angusto dell’ascensore, in cui avevano trovato posto due adulti, un passeggino con a bordo il ” Che” e qualche decina di pacchetti colorati, Unozio pensava che, per una volta, era stato il destino a sorprendere lui.

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