Loziovescovo


Quasi tutti hanno almeno uno zio prete, o una zia suora, o un cugino frate, qualcuno persino un monsignore, pochissimi, però, possono vantare tra i propri parenti più stretti uno zio vescovo. Cheddonna, naturalmente, era fra questi.
 Loziovescovo, così veniva chiamato in famiglia l’alto prelato, oltre naturalmente ad essere il prozio di Cheddonna,era nientepopòdimenoche il fratello minore di NonnaNenna, nonché pastore di una importante diocesi del centro Italia.
NonnaNenna, riferendosi a lui, era solita dire, con un misto di commozione e divertimento: “Da bambino l’era propri un baloss… le strade del Cielo sono infinite!”.
Uomo di fede indiscussa, raffinato cultore di musica ed arte, Sua Eccellenza era altresì  noto per la sua eleganza e per la sapiente abilità di  abbinare tra loro mitria e pallio e di scegliere l’esatta sfumatura di rosso paonazzo per le sue nuove scarpe, da abbinare con la fascia da cingere in vita e la mozzetta da porre sul capo. La sua croce pettorale, legata da un cordoncino verde e dorato era tra le più ammirate in Curia, per non parlare dell’anello e del pastorale, oggetti di straordinaria fattura e di rara raffinatezza. Insomma: oltre ad essere una guida autorevole per la propria comunità pastorale, Loziovescovo era senza dubbio un faro e un modello di eleganza per tutto il clero.
Capitava, infatti, che il suo segretario ricevesse, oltre alle consuete istanze che normalmente vengono rivolte ad un alto prelato,  raccomandazioni comprese, anche precise domande da parte di esponenti del clero da sottoporre a sua Eccellenza  su quali fossero le nuove tendenze di immagine della Chiesa del nuovo millennio.
Loziovescovo, pur ammonendo  il postulante in questione con un “ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”, non disdegnava, però,  di distribuire consigli o di esprimere disappunto nei confronti di qualche accostamento poco riuscito, con un “Ma come ti vesti!?” scandalizzato.
Nessuno aveva mai fatto caso, però, ad un piccolo rituale che sua Eminenza metteva in atto ogniqualvolta gli venisse posto un quesito di moda e bon ton. Il prelato, con una scusa qualsiasi, si eclissava dalla stanza e, estratto dalla tasca della talare un cellulare, componeva un numero di telefono. Sempre lo stesso. “Pronto, Cheddonna? Sono Loziovescovo, volevo chiederti…ma secondo te con le scarpe rosse, sono meglio le calze bianche o quelle blu?”
“Ton sur ton, zio. Non c’è dubbio.”
Ma questo era un segreto che nessuno avrebbe mai dovuto scoprire.

4 pensieri riguardo “Loziovescovo

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