Il telefonino indemoniato


La borsa aveva cominciato improvvisamente a oscillare, facendo credere a Cheddonna che una nuova scossa di terremoto avesse colpito il nord Italia. Dopo aver constatato che tutto il resto della stanza era fermo al suo posto, Cheddonna, preso il coraggio a due mani, frugò nella borsa alla ricerca della causa di quella strana agitazione e si ritrovò in mano il telefonino.
Quello che vide la terrorizzò. Sullo schermo era apparsa la scritta NUCLEUS, a lettere cubitali e in un minacciosissimo rosso pompeiano, e una serie di numeri e cancelletti che, a intermittenza, illuminavano la stanza di bagliori sinistri. Il cellulare vibrava come la centrifuga di  una lavatrice e, per quanti tentativi facesse, Cheddonna non riusciva a spegnerlo.
Pensò che l’unica soluzione fosse quella di togliere la batteria, ma il mostro touch screen non dava segno di volersi arrendere e minacciava di esplodere da un momento all’altro.
Armata di una sciarpa e di un paio di guanti, per proteggersi da una ormai probabile deflagrazione, Cheddonna circondò la creatura digitale e la immobilizzò, riuscendo ad arrivare al suo cuore.
Di colpo il telefonino si placò, la terribile iscrizione scomparve e calò un silenzio quasi irreale.
Cheddonna pensò che fosse morto. Con cautela, e con segreta la speranza che si fosse trattato solo di un incubo, inserì nuovamente la batteria e digitò il codice d’accesso. Sul display apparve la scritta” Hallo!” e la solita schermata iniziale, come se nulla fosse successo.
Cheddonna rimase qualche istante a fissarlo, incerta sul da farsi …poi decise che, da quel giorno, avrebbe usato sempre l’auricolare.

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