Un tempo le capitava spesso.
Bastava un cielo  un po’ troppo grigio, le parole di una canzone ascoltata già mille altre volte, un sorriso non ricevuto e Cheddonna scivolava, quasi senza accorgersene, in una sorta di nebbia pesante e appiccicosa di sensazioni incerte e di sentimenti dai contorni sgranati.
Da lì il mondo le appariva come da dietro l’obiettivo della sua macchina fotografica: un paesaggio vuoto di lei.
Quei momenti, visti da fuori, sembravano solo il lieve accentuarsi di un innato snobismo, che l’ottima educazione ricevuta non avrebbe mai lasciato trasformarsi in scortesia. Nient’altro che nuvole passeggere, leggere come bolle di sapone.
Eppure in quei momenti non c’era niente di più distante e di più irraggiungibile, di più ermeticamente chiuso di lei: una bolla di puro acciaio.
Finiva com’era cominciata: senza avvisare, e lasciandola con una sensazione di freddo alle ossa.
Per fortuna, ora, non capitava quasi più.

Dopo una notte passata a rigirarsi nel letto, con l’ orecchio teso a cogliere il minimo segnale dell’imminente catastrofe, Cheddonna decise che era giunto il momento di alzarsi ed affrontare la fine del mondo.
Il cielo, di un inquietante color arancio, incombeva sopra una città ancora addormentata, pronto a inghiottirla in una spirale di fuoco, ma Cheddonna, inforcando gli occhiali anti raggi Uva, salì in macchina, pronta a tutto. Dopo aver impostato il gps perche’ non ricordava bene la strada, fece dapprima una capatina in chiesa, perché non si sa mai, poi, giunta alla banca, annunciò ad un esterrefatto impiegato la sua intenzione di estinguere il conto corrente.
Dopo aver trascorso buona parte della giornata a dare nuovo, e peraltro inutile, viste le circostanze, impulso all’economia spendendo il capitale appena riscosso, Cheddonna decise che era ora di tornare a casa, per passare quelle ultime ore con la sua famiglia.
Prima, però, suonò il campanello del quarto piano,  spiazzando Lastregadisopra con un”Lei e’ un’arida, la sua vita è inutile, e io la disprezzo”di morettiana memoria, che avrebbe voluto dirle da tanto tempo.
Infine, dopo aver cancellato dallo smartphone la maggior parte dei suoi contatti di facebook, aprì la porta di casa e si trovò davanti Nonnanenna intenta ad ascoltare il tg.“L’Apocalisse e’ rimandata”titolava.
“Lo dicevo io che ‘sta storia dei Maya erano tutte c…ate” commento’ l’arzilla vecchietta, scuotendo la testa.
“Ma nonna!” si scandalizzo’ Cheddonna.
” Storie! Quando  ci vuole ci vuole, e poi una parolaccia non sarà mica la fine del mondo!”

Aveva letto tutti gli articoli che parlavano della profezia dei Maya sulla fine del mondo. Non si era persa nemmeno una puntata di Voyager sull’argomento. Aveva partecipato a lunghe discussioni in merito bevendo il caffè insieme alle mamme della scuola di suo figlio, ironizzando sulle loro paure in nome di una visione illuminista della realtà, scevra da ogni forma di superstizione.
Era persino riuscita a convincerle che si trattasse solo di una colossale bufala.
Eppure quella mattina, a poche ore da quel fatidico 21 dicembre, l’impianto di solido positivismo su cui si basavano le sue certezze cominciava a dare qualche segno di cedimento.
“E se fosse vero? “mormorava Cheddonna tra sé, posando pensierosa la tazzina. “Resterebbero solo poche ore…”
Senza accorgersene aveva ricominciato a rosicchiarsi le unghie, come faceva da bambina.
Poi, rivolta a una delle mamme che le stavano intorno:
“Scusa, a  che ora è la fine del mondo?”

Di ritorno da un’estenuante sessione di shopping natalizio, nel caos colorato e multiforme delle strade addobbate a festa, Cheddonna, già un po’ contrariata per essere stata costretta a parcheggiare la macchina a più di cinquanta metri dalla meta dei suoi acquisti, si trovò di fronte un imprevisto quanto seccante fuori programma.
Dalla parte opposta del marciapiede stava arrivando Laluisa, che agitava freneticamente le braccia nel tentativo di richiamare la sua attenzione.
Dopo aver finto per un po’ di non vederla, Cheddonna si rese conto che l’incontro era ormai inevitabile, perciò, sfoderando uno dei suoi sorrisi più smaglianti andò incontro a Laluisa con un “Tesooorooo! Che piacere vederti!”seguito dai canonici due baci schioccati all’aria.
“Anche tu a cercare gli ultimi regali, vedo!” la salutò Laluisa, sbirciando con apparente noncuranza nei sacchetti appesi alle braccia di Cheddonna. “Sarei passata a farti gli auguri, ma visto che ci siamo incontrate…ecco, un pensierino per te!” e, così dicendo, le allungò un pacchetto che , a giudicare dalla forma e dal peso, doveva certamente contenere un libro.
“Oooh, grazie! Non dovevi!” rispose Cheddonna, frugando affannosamente in uno dei suoi sacchetti. “Anch’io ho un regalo per te…aspetta che non riesco a trovarlo…ecco qui!” e Cheddonna estrasse trionfalmente un pacchetto dorato dall’aria molto sofisticata, realizzato un attimo prima, insieme a molti altri tutti uguali, dall’abile commessa di una profumeria del centro.
“Grazie, cara! Non ti offendi, vero, se lo apro a Natale? Sai, ci tengo alle tradizioni!”
A Cheddonna non dispiaceva affatto, e dopo aver assicurato a Laluisa che avrebbe fatto lo stesso, la salutò con altri due baci virtuali, dirigendosi verso casa.
Appena salita in macchina, però, la curiosità ebbe la meglio e Cheddonna, scartato il pacchetto, si trovò effettivamente davanti un libro, intitolato “L’uncinetto nei secoli ”.
Un po’ sorpresa lo aprì e sulla prima pagina vide scritto: “A Laluisa, con affetto. La mamma”. Rimasta senza parole Cheddonna pensava che, almeno, il regalo d’emergenza che era riuscita a improvvisare per Laluisa non era riciclato.
“Una vera mancanza di stile!”concluse.
Nello stesso istante Laluisa, rigirando tra le mani il dopobarba uscito dal pacchetto di Cheddonna, stava pensando la stessa cosa.

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