L’esito  dell’ultimo conclave sembrava aver messo tutti d’accordo: il nuovo pontefice piaceva proprio a tutti.
Piaceva  a Nonnanenna,(ma lei non faceva testo, perchè aveva ammirato tutti papi che aveva incontrato lungo quasi un secolo di vita), piaceva a Cheddonna, che pure gli rimproverava l’evidente sovrappeso e una certa sciatteria nel vestire, piaceva perfino alla Fulvia, alla quale non sembrava vero di poter avere un papa latino-americano, e sufficientemente di sinistra.
Eppure, in mezzo al tripudio generale, vi era anche chi guardava con apprensione all’insediamento del nuovo successore di Pietro. Quando quell’omone vestito di bianco si era affacciato  al balcone, senza la stola e il camauro e con una modesta croce di ferro al collo, Loziovescovo era sobbalzato sulla sedia, agitato da sinistri presagi.
Quando poi, nei giorni seguenti, lo aveva visto   prendere il pullman insieme ai cardinali, pagare personalmente il conto dell’albergo e stringere le mani alla gente dopo la messa, per di più indossando un paio di vecchie scarpe nere, aveva realizzato che niente sarebbe più stato come prima.
Il colpo di grazia, però, era stata la scelta dell’anello del pescatore in argento dorato. “D’argento, capisci?”aveva detto a sua nipote Cheddonna in una lunga telefonata di sfogo. “e adesso vedrai che ordinerà anche per i vescovi  anelli d’argento e pastorali di legno! E ci farà vestire di tela di sacco! Di questo passo dove andremo a finire?”
Loziovescovo non era l’unico ad essere preoccupato; anche per Don Travet, il parroco che in gioventù era stato suo segretario, quel papa così  diretto, così “sulla strada”, era un esempio troppo concreto per poter essere ignorato.Sentiva, in cuor suo, che il tempo delle mezze misure era finito per sempre.

“Driiiin….Pronto, Cheddonna? Sto tornando a casa, hai già preparato da mangiare? No? Perchè ho incontrato Osvaldo, mi sembrava un po’ giù e ho pensato di invitarlo a cena. Non ci sono problemi, vero?” disse Miomarito, dall’altro capo del telefono.
“Ma…tra quanto tempo arrivate?” rispose Cheddonna con voce strozzata. Se c’era una cosa che non aveva mai sopportato erano gli ospiti a sorpresa.
“Tra tre quarti d’ora siamo lì, il tempo di prendere un aperitivo. A presto!” e Miomarito concluse la telefonata, lasciando Cheddonna in preda ad una crisi isterica. Guardando l’orologio si accorse che erano già le 19.15
“E adesso come faccio? Per la cena posso fare un salto alla rosticceria sotto casa, ma non ce la farò mai ad apparecchiare come si deve per le otto!”
Di ritorno dal negozio, Cheddonna si affrettò ad aprire i pacchetti, ad accendere il forno e a riscaldare le numerose portate che aveva acquistato, infine si precipitò davanti alla credenza in cui erano custoditi i servizi di piatti che amava collezionare. I suoi occhi andavano febbrilmente dall’uno all’altro, non riuscendo a soffermarsi su di uno in particolare. “Meglio i piatti col bordino dorato, i sottopiatti di vetro di murano e i calici di cristallo di Boemia, con la tovaglia di fiandra bianca, o i piatti multicolor con il servizio all’americana, più informale? Ho deciso: scelgo il servizio black and white con la tovaglia pied de poule. Semplice, ma chic” e Cheddonna, estratti dal ripiano i piatti, le posate e i bicchieri coordinati, li sistemò con cura sulla tovaglia perfettamente stirata, apprestandosi ad ammirare il risultato dei suoi sforzi.
“Cielo, il centrotavola! Accidenti a Miomarito e ai suoi inviti dell’ultima ora”esclamò con disappunto. Ormai, a quell’ora, i negozi erano di certo chiusi e non c’era modo di rimediare alla dimenticanza.
Mentre pensava ad una soluzione d’emergenza, Cheddonna sentì le chiavi girare nella serratura, e, un istante dopo, Miomarito entrò in casa, preceduto da Osvaldo.
“Ciao, Cheddonna. Spero di non averti messo in difficoltà con questo invito all’ultimo momento.. purtroppo tutti i negozi erano chiusi, allora ho pensato di portarti questo…” e Osvaldo le porse un ramo di pesco ricoperto di fiori appena sbocciati.
Cheddonna prese un vaso, vi sistemò con cura i fiori e lo pose al centro della tavola. Il rosa dei petali si armonizzava perfettamente con il bianco e nero delle stoviglie.
“Neanche a farlo apposta” pensò, guardando compiaciuta quella semplice composizione, estemporanea come quell’ospite inatteso.
“Accomodati, prego”gli disse, infine “e raccontaci un po’ di te…”

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