L’ultima settimana di scuola era alle porte, e nel gruppo di mamme che per tre anni aveva condiviso chiacchiere, caffè e veleni, si respirava un’aria forzosamente gioiosa, ma insolitamente pesante.
Sì, gli esami di terza erano  vicinissimi, e ormai non si parlava d’altro, ma sotto sotto ognuna di loro sapeva che, dopo, qualcosa sarebbe cambiato. Per sempre.
I ragazzi avevano scelto scuole diverse, alcune molto distanti, e loro, le mamme-autiste, non avrebbero più avuto occasione di vedersi tutte le mattine, stesso posto-stessa ora.
Cheddonna avvertiva, dentro di sè, la sensazione confusa di un’epoca oramai alla fine, e, dagli sguardi incerti delle altre madri, intuiva che anche per loro era lo stesso.
“Non sono pronta” pensava Cheddonna, una volta tanto d’accordo con sua madre, la signora Berenice.

Abitava al terzo piano, proprio di fronte all’appartamento di Cheddonna, ma lei poteva dire di averlo incontrato, di sfuggita, solo pochissime volte in quindici anni. Più che altro ne intuiva la presenza, dietro la porta sprangata, mentre aspettava l’arrivo dell’ascensore al piano.
Più d’una volta avrebbe giurato di aver visto lo spioncino, dapprima illuminato, farsi improvvisamente più scuro, come se qualcuno, da dietro l’uscio, la stesse osservando.
Di lui si sapeva ben poco: aveva circa sessant’anni, un lavoro che lo faceva uscire presto al mattino e rincasare nel primo pomeriggio, lasciandogli tanto tempo libero, e una propensione per i quiz televisivi e i documentari, a giudicare dal sottofondo sonoro proveniente dalla sua abitazione, piuttosto alto, in verità, a riprova del fatto che doveva essere anche un po’ duro d’orecchi o, semplicemente, maleducato.
Non prendeva mai l’ascensore, e quando qualcuno lo incontrava sulle scale, biascicava un saluto a denti stretti, e si affrettava a tirar dritto, come se avesse una terribile fretta.
Alle assemblee condominiali non c’era mai, ma pagava tutte le spese deliberate, e tanto bastava al resto dei condomini.
Tutti concordavano sul fatto che L’inquietantevicinodicasa fosse un personaggio eccentrico. Nessuno, in tanti anni, si era mai chiesto il perchè.

Anche quell’anno, nonostante un’interminabile, freddissima e piovosa primavera, il momento più  atteso e temuto da ogni donna, la prova costume, era arrivato.
Cheddonna si  preparava da mesi a quell’appuntamento con lo specchio: corsa, Pilates, massaggi anticellulite  e una sana alimentazione, erano le sue armi segrete.
Dopo aver scartato quindici costumi dello scorso anno, ormai indiscutibilmente fuori moda, scelse un bikini nero e si accinse ad indossarlo, pronta ad ammirarne l’effetto sul suo fisico scolpito e modellato da dieta e ginnastica.
Quello che vide, riflesso nello specchio, non le piacque affatto.   Un rotolino di grasso sfuggito al controllo, faceva bella mostra di sè all’altezza della vita, proprio intorno all’ombelico, vanificando il risultato di mesi di duro lavoro.
“Com’è possibile?”mormorò, lasciandosi cadere su una sedia, incredula.
Sforzandosi di rimanere lucida, Cheddonna si mise ad elencare mentalmente le possibili soluzioni al problema.
Scartata la liposuzione  (si sarebbe vista la cicatrice dati i tempi stretti)e archiviata anche l’idea di  trascorrere le vacanze in una località di montagna, (troppo cheap la montagna in estate!) Cheddonna, a malincuore,  prese l’unica decisione possibile, una decisione sofferta, perchè senza ritorno: sarebbe passata al costume intero.

A tredici anni Cheddonna scriveva T.V.T.B alla sua migliore amica, la Fulvia, sulle pagine del libro di geografia, accanto a uno smile o a un pupazzetto buffo. 

Trent’anni dopo il libro era diventato uno smartphone, lo smile un emoticon, ma per fortuna il messaggio e la destinataria, pensava Cheddonna inviando un sms all’amica, erano rimasti gli stessi.

Il passaparola tra mamme era cominciato nel primo pomeriggio, subito dopo la fine delle lezioni.

Dalle prime indiscrezioni, pareva che qualcuno, nella classe di Ilprincipe, avesse avuto preziose informazioni sulla verifica di storia, in programma per il giorno seguente.
La Marty, mamma del Lolly, aveva tempestato di sms la Titty, mamma della Sissy, per saperne di più e aveva scoperto che, da giorni ormai, circolava su whatsApp il testo integrale della verifica, fotografata da uno smartphone sfuggito ai controlli.
La Titty aveva poi chiamato Cheddonna, rivelandole che, stando a voci autorevoli, la verifica in questione, svolta la settimana prima dall’altra sezione, sarebbe stata identica a quella che la professoressa Righetti  aveva intenzione di far svolgere alla classe  dei loro ragazzi.
“E’ inammissibile.E’ stato senz’altro Bimbominkia”aveva commentato Cheddonna. 
“Sì, me l’ha detto la la Sissy””aveva risposto la Titty. 
“Del resto,  lui ha solo da guadagnare, da questa storia. Arriva a stento alla sufficienza…I nostri, invece, rischiano di vedersi rovinare la media, se venissero scoperti. Una classe intera che prende 10 è un po’ sospetta, non credi?”aveva esclamato Cheddonna. 
“Dobbiamo avvisare la prof per impedire che i ragazzi commettano la sciocchezza di copiare la verifica. Non possiamo rischiare ” aveva concluso la Titty, categorica.
“Ma no, mia cara, non serve”le rispose Cheddonna,”in fondo basta che facciano un paio di errori qua e là e la Righetti non si accorgerà di nulla!”

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