-Psss! Accosti un attimo!-l’omino col gilet catarifrangente a guardia della transenna che impediva l’accesso al castello, si era avvicinato con aria circospetta all’ automobile.
-Si?-domandò Miomarito abbassando il finestrino.
-Qui non si può passare! Dovete andare al parcheggio in fondo alla strada, ma non il primo, il secondo, quello grande con le bandiere…nel primo c’è uno che si butta in mezzo alla strada per farti entrare, ma è abusivo. E ti fa pagare anche la navetta per il castello!-aveva detto, tutto d’un fiato.
-Noo!-aveva commentato Cheddonna -Certo che le pensano proprio tutte!-
Sulla strada verso i parcheggi c’era effettivamente un uomo che si sbracciava per invitarli ad entrare  ma, memore dei consigli dell’omino catarifrangente, Miomarito tirò dritto, fino al secondo parcheggio.
Lì un altro omino col gilet li accolse con un blocchetto in mano:
-Buongiorno, sono cinque euro, ma la navetta è gratis-disse loro, invitandoli a salire su un pullmino in partenza.
In quel momento arrivarono due auto della polizia. Un agente scese di corsa, sbattendo la portiera.-Questo parcheggio e’ abusivo! Lei sta commettendo un reato a tutti gli effetti-disse, rivolgendosi al parcheggiatore.
-Qui è tutto sotto sequestro.Dovete spostare immediatamente le macchine nel primo parcheggio, è l’unico autorizzato-aggiunse un secondo agente in borghese.
Nel restituire i  soldi a Miomarito il parcheggiatore rivolle indietro il tagliandino, con data e ora di arrivo, e lo spiegò con cura, riattaccandolo al blocchetto. Andava bene anche per domani,  bastava solo correggere la data.

Per spezzare la monotonia della vita di spiaggia, Cheddonna e la sua famiglia avevano deciso di avventurarsi nell’entroterra, alla scoperta di piccoli gioielli d’arte e cultura . Impostato il navigatore in direzione di Ostuni, la città bianca, Miomarito guidava sicuro sulle strade semi deserte, punteggiate di ulivi secolari,per chilometri e chilometri .Troppi, a pensarci bene. Effettivamente da più di mezz’ora non facevano che vedere ulivi e muri a secco, fichi d’india e trulli. ” Forse abbiamo sbagliato strada.” constato’. ” Il navigatore diceva che dovevamo percorrere 7 chilometri…” “Non c’è segnale!”ringhio’ Ilprincipe gettando un’ occhiata torva al display.
“Non ci resta che chiedere informazioni “concluse Cheddonna, con una punta di apprensione. “Guarda, laggiù c’è un autoctono… scusi per Ostuni andiamo bene?”
” Eh no.. .” rispose l’uomo, il cui volto, della stessa sfumatura di colore della terra che stava lavorando, lo faceva somigliare ad un pellerossa .”Dovete tornare indietro per un chilometro o due, poi prendere a destra e poi dopo varie rotonde girare a sinistra”
“Ok grazie!” rispose Miomarito, per nulla sicuro di aver compreso e, fatta inversione, si avviò nella direzione opposta; alla ricerca di un cartello. “Ecco guarda, Ostuni 27 chilometri !”esclamo’Cheddonna, indicando un cartello obliquo all’incrocio.
” Ma dritto o a sinistra,secondo te?” chiese concitato Miomarito .
“Direi sinistra, no forse vuol dire dritto…”e Miomarito fece una brusca sterzata e proseguì diritto. Dopo un’ora si accorsero che, con ogni probabilità; sarebbe stato meglio girare a sinistra.
” Mi scusiiiii!”gridò Cheddonna dal finestrino rivolgendosi a una signora col cane. “Per Ostuni?”
“E’facile, prendete la complanare e al rondo’ andate dritto, poi chiedete” Dopo un’altra ora di tentativi, richieste di indicazioni e reciproche accuse di aver dimenticato a casa la cartina stradale, all’improvviso apparve sulla cima di una collina, come un miraggio tremolante nel deserto, la città bianca.
Proprio in quel momento una voce metallica scandi’:
“Siete giunti a destinazione”-

Il giorno successivo, archiviato l’effetto jet-lag, Cheddonna, Miomarito e Ilprincipe decisero di recarsi alla spiaggia dell’hotel, che distava appena qualche decina di metri.
“Ecco, lo sapevo che lungo la strada ci saremmo scottati. Dovevo mettere la crema solare a Ilprincipe…questo sole non perdona!”si rammaricava Cheddonna.
“Ma cara, siamo subito arrivati. Ecco il nostro ombrellone, la’, in prima fila…”rispose  pazientemente Miomarito.
“E poi  sono gia’ nero!”taglio’ corto Ilprincipe.
All’ombra dell’elegante cupola di paglia intrecciata Cheddonna pote’ finalmente rilassarsi, dedicandosi alla quotidiana rassegna stampa dei rotocalchi rosa.
“Ah, il figlio di William e Kate pesa 3 kg e 800…e assomiglia tanto a suo nonno Carlo…” stava commentando ad alta voce, quando una voce stentorea la riscosse dai suoi pensieri.
“Genteeee… e’ arrivato Rocco il vendicoccoooo!”
Alzando gli occhi dalla rivista Cheddonna vide un omino piccolo e panciuto, con un cappello di paglia in testa , seguito da un giovane rasta con un turbante,  che trasportava una gigantesca borsa frigo. L’omino panciuto camminava a passo spedito, guardandosi intorno con occhio esperto, per valutare i potenziali clienti, e stringendo nella mano destra un megafono.
Solo che non lo portava alla bocca, ma lo teneva  penzoloni lungo il fianco.
“Cocco bello, mandorle, cocco frescoooo!” ripeteva a intervalli regolari, sempre con la stessa intonazione, una voce registrata.
“Roba da matti!Nonnanenna direbbe che non ci sono piu’ i venditori di cocco di una volta…”  bisbiglio’ Cheddonna a Miomarito, sicura di non essere stata udita.
Proprio nel momento in cui le passava accanto, pero’, l’omino afferro’ il megafono e grido’ a squarciagola “Aiuto aiuto! Tengo da pagare il mutuo”, e le fece una linguaccia.

Quell’anno, invece della solita vacanza in Sardegna, Cheddonna aveva deciso di partire verso nuovi orizzonti.
Meta prescelta la Puglia dei trulli, degli ulivi e del barocco.
Inevitabile, per entrare appieno nello spirito del viaggiatore, andarci in auto.
-Ma…sei sicura, tesoro? -aveva cercato di obiettare Miomarito. -Sono piu’ di mille chilometri!-
-Cosa vuoi che siano?-aveva risposto lei. -Partiamo alle sette e alle quindici massimo siamo gia’ li’-
E cosi’, dopo aver fatto miracolosamente entrare nel bagagliaio del suv le sette enormi valigie preparate da Cheddonna, Miomarito si era messo al volante, pronto ad affrontare quello che si preannunciava come un lungo, lungo viaggio.
Sdraiato mollemente sui sedili posteriori IlPrincipe, armato di Iphone e di una pila di dvd alta fino al tettuccio, era pronto ad ogni evenienza.
Dal canto suo Cheddonna, tra riviste di gossip, internet e costante collegamento a Facebook, non era da meno.
1000 km, sei caffe’ e dodici ore piu’ tardi, la famigliola giunse finalmente a destinazione.
Cheddonna e Ilprincipe, freschi come rose, scesero di corsa dalla macchina, impazienti di vedere il mare.
Solo Miomarito era rimasto immobile, con lo sguardo fisso e la schiena conpletamente bloccata.
-Insomma, tesoro, non muori dalla voglia anche tu di tuffarti in piscina? Ce ne sono tre in questo albergo!-lo rimprovero’ Cheddonna.
-Non vedo l’ora…andate, andate! Sistemo le valigie e vi raggiungo…- ebbe la forza di mormorare.
Poi sali’ in camera e si sdraio’solo un minuto sul soffice letto candido …per risvegliarsi dodici ore piu’ tardi.

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