Dicono che chi ritorna da un viaggio nel continente nero soffra immancabilmente di una sorta di nostalgia chiamata “mal d’Africa”. A Cheddonna era successa la stessa cosa quando era stata a Napoli, qualche mese prima. Niente a che vedere con gli stereotipi tipo sole-mare-pizza e mandolino; lei a Napoli c’era arrivata in un giorno di pioggia, e nemmeno si vedeva il Vesuvio…

Eppure, tornata a casa sua, nel profondo e nemmeno più tanto nebbioso nord, la prendeva, nei momenti più impensabili, una strana malinconia. Come quando era al bar, e il cameriere le portava un caffè ormai tiepido, ritornando in fretta alle sue occupazioni. Dietro il bancone le appariva, per un istante, la faccia grassoccia e sorridente di Mario, il barista di Mergellina che diceva, scandalizzato:”Iiih! Che barbarie!O’ cafè freddo…senza nemmeno un bicchiere d’acqua!”con una delle sue buffe espressioni. Oppure quando toglieva dalla busta una mozzarella di plastica, e le veniva in mente Ciro, il compagno di università di Miomarito, che disquisiva per ore su quale fosse il modo corretto di tagliarla, per gustarla appieno. Le mancava quella parlata che avrebbe reso esilaranti perfino le previsioni del tempo, e che non mancava mai di metterla di buonumore, le mancavano la teatralità dei gesti e dei volti, le mancava il colore di quella città così solare e così buia, come i suoi sotterranei, pensava Cheddonna, aspettando che iniziasse la nuova stagione di “Un posto al sole”.

Al Midsummer party c’erano proprio tutti.
In prima fila, davanti al chilometrico buffet, stazionava la zia Marta, intenta, come al solito, ad ingurgitare spiedini e tartine. A farle buona compagnia il sindaco, sempre in prima linea quando si trattava di presenziare a feste ed occasioni mondane che prevedessero un rinfresco conclusivo (tempo addietro era stato visto perfino all’inaugurazione del negozio di toelettatura  per gatti ” Mici ricci”)
Ad accogliere gli ospiti c’erano naturalmente Cheddolce, la padrona di casa, occhiali da sole in legno zebrano, e pareo in voile di seta, la Kikk@ e Pittibimbo e più in là Giannicaro, suo marito, oltre che addetto al barbecue.
C’erano NonnaNenna, Cheddonna e  la sua Vuitton nuova, così fastidiosamente identica a quelle di Sanny, il senegalese della spiaggia di Ostuni, ma pagata almeno dieci volte tanto, con Miomarito e IlPrincipe, con broncio d’ordinanza.E ancora:  Lastregadisopra e Tuttasuopadre, Laluisa con Tizio, BimboX e Lilly, e l’intera famiglia di Tuttisuoi? e Anchemiei.
Ai bordi della piscina, a mollo nell’acqua, chiacchieravano fitto fitto le mamme del caffè in formazione compatta.
Erano arrivati, a quanto pareva insieme, anche la Fulvia, il piccolo “Che” e Unozio, il fratello di Miomarito.
C’era anche Loziovescovo, di ritorno dalla Giornata mondiale della Gioventù a Rio, dove aveva partecipato al flash mob dei vescovi in onore del Santo Padre.  Obbedendo ai ripetuti inviti di quest’ultimo  a ritornare ai valori della Chiesa delle origini, aveva deciso di rinunciare al consueto viaggio missionario alle Mauritius per convertire la popolazione induista, per trascorrere  la festività dell’Assunta in tutta semplicità.
Il tempo era trascorso velocemente, tra un bicchiere di sangria, uno spiedino di pesce spada e un tuffo in piscina, e si era fatto tardi.
La festa era stata  un  vero successo, a giudicare dai commenti degli invitati e dal sorriso soddisfatto di Cheddolce, eppure Cheddonna, tornando a casa, non poteva fare a meno di pensare che i gavettoni in riva al mare a Milano Marittima  o i fuochi d’artificio a Borgio Verezzi, le mancavano un po’.

-Cosa fate a Ferragosto?-le aveva chiesto Cheddolce, qualche giorno prima.

Quell’anno il lavoro di Miomarito aveva costretto Cheddonna ad anticipare le vacanze e, per la prima volta in vita sua, il 15 di agosto non si sarebbe trovata in un luogo di villeggiatura.
Che fare, dunque, quel giorno? La classica gita fuori porta, con cestino da pic nic, vape spray e coda chilometrica annessi? Decisamente troppo cheap. Ristorante sul lago? Affollatissimo, e un tantino banale. Inoltre è risaputo che, durante le feste, nei ristoranti si mangia male. D’altra parte, l’idea di passare il Ferragosto  tappata in casa, con Miomarito, IlPrincipe  e il condizionatore al massimo, non le sorrideva affatto.
-Perché non venite da noi in piscina per un barbecue? Pensavo di invitare qualche amico…-aveva proposto Cheddolce. -No, per carità, la grigliata, no!-pensava Cheddonna. -Ehm…grazie! Ne parlo con Miomarito, non vorrei che avesse già organizzato qualcosa…Ti chiamo dopo- aveva risposto, temporeggiando.
Più tardi, sfogliando Vanity fair nel salone di Fr@nko, il suo personal hair stylist, era incappata in un articolo sull’ultima tendenza dell’estate 2013: il Midsummer party, o festa di mezza estate.
La location ideale, diceva la rivista, era rigorosamente un giardino privato, meglio se con piscina, e il menù  doveva essere easy-chic: perfetto il cibo alla griglia, meglio se pesce, e  l’anguria. Senza dubbio il modo più trendy di trascorrere il ferragosto.-Lo sapevo!- commentò tra sé e sé, estraendo il cellulare dalla borsa.
-Pronto, Cheddolce? Allora ci siamo, il 15. Al branzino pensiamo noi…-

Ogni giorno ne passavano a decine accanto al suo ombrellone, ognuno col suo carico di merce da vendere ad ogni costo. A molti, sulla spiaggia, piaceva curiosare tra quella paccottiglia colorata solo per il gusto di contrattare un po’ e di portarsi a casa per pochi spiccioli la novità dell’estate, o anche solo per spezzare la monotonia della vita di spiaggia . A Cheddonna no. Quando un venditore ambulante le si avvicinava diceva solo ” No, grazie” voltandosi inequivocabilmente dall’altra parte. Figuratevi come rimase quando un giorno una giovane donna di colore con un turbante rosso e buffi pantaloni a righe si sedette accanto a lei sul lettino, salutandola calorosamente. “Ciao, come va?”disse, sorridendo anche con gli occhi. “Ehm… bene, grazie, e tu?” si sforzò di rispondere Cheddonna .”Non tanto,  bene c’è la crisi e la gente non compra niente…” disse, sospirando. “Ti piacciono i libri ?”Sempre sorridendo estrasse da un pesante borsone dei piccoli volumi colorati. “Libri!”esclamo’Cheddonna. Di colpo quella ragazza impertinente aveva guadagnato mille punti.”Sono storie del mio paese, il Senegal: leggende, fiabe, saggi sulla condizione della donna in Africa. Costano solo 6 euro e 90!” disse, incoraggiante.Cheddonna si ricordo’ di aver lasciato il portafoglio in albergo. “Ho  solo la carta di credito…” disse. “Beh, io ho il pos fuori servizio!” rispose la ragazza, facendole l’occhiolino e alzandosi in piedi. ” Se torni domani li compro, davvero!”le assicuro’ Cheddonna, vergognandosi un po’.A proposito, io sono Cheddonna, e tu come ti chiami?” “Buri” rispose la ragazza. “OK ,ci vediamo domani, Cheddonna!” e riprese il cammino rivolgendole un altro dei suoi sorrisi radiosi. Il giorno seguente, l’ultimo prima di fare ritorno a casa, Cheddonna aspetto’ per tutta la mattina e poi per tutto il pomeriggio, ma Buri non arrivo’. Chissà, forse era già riuscita a vendere tutti  i suoi libri, o forse aveva avuto un contrattempo… Non l’avrebbe saputo mai, ma una cosa sapeva con certezza: che  lei
Buri non l’avrebbe dimenticata mai più.

“Puah, qui non hanno gli hamburger!”disse IlPrincipe, addentando il terzo panzerotto fritto, mentre girovagava per le stradine di Alberobello.

“Guarda che meraviglia, tutto questo bianco. Sembra di essere in Grecia!”esclamò Cheddonna, ignorandolo.
“Puah, qui non hanno i colori”aggiunse lui.
“Questo dev’essere il trullo sovrano”, annunciò Miomarito, consultando la guida. “E’ l’unico trullo a due piani di tutto il paese”.
“Puah,  qui non hanno nemmeno i grattacieli”sentenziò IlPrincipe.
Sulla via del ritorno, contemplando il paesaggio che aveva fatto da sfondo alle ultime due settimane, con le sue strade silenziose, fiancheggiate da zolle di terra rossa, muretti a secco e piante di ulivo centenarie, Cheddonna capì che era giunto il momento di tornare a casa quando si sorprese a pensare, un attimo prima che IlPrincipe potesse aprir bocca: “Puah, qui non hanno nemmeno i pini!”

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