Wilson e le meduse volanti


Sdraiato sul lettino accanto all’ombrellone, IlPrincipe si annoiava a morte.
“Leggi un libro!”gli consigliò Cheddonna, girandosi a pancia sotto, per rendere uniforme l’abbronzatura.
“Il kindle è scarico” grugnì.
“Allora invita qualcuno a giocare a pallone con te!” insistette lei.
“Gregoooo, vero che vuoi giocare a pallone con IlPrincipe?”domandò al figlio dei vicini di ombrellone.
Il Grego, sette anni, arrivò di corsa, seguito a ruota dalla Ludo, la sorellina di cinque anni.
“Dai, giochiamo?” chiese, incalzante.
IlPrincipe, messo con le spalle al muro, non potè fare a meno di accettare. Si alzò malvolentieri dal lettino e, trascinando i piedi, seguì i due nanetti sul bagnasciuga, dopo aver rivolto alla madre uno sguardo carico di tempesta, mentre Cheddonna, rassicurata nel vederlo occupato e congratulandosi con se stessa per aver ancora una volta organizzato al meglio il tempo libero di suo figlio, tornava a godersi il sole.
Dopo qualche minuto, com’era prevedibile, la palla finì in mare. “Vai a prenderla!” sibilò IlPrincipe, con un tono che non ammetteva repliche.
“Vacci tu!” rispose il Grego, per nulla impressionato. “Ci sono un sacco di meduse, oggi!”meduse
IlPrincipe guardò l’acqua intorno a lui:  ne vide prima una, poi un’altra e infine  si accorse di essere circondato. Intanto  la corrente  stava trascinando la palla  sempre più lontano. Tuffarsi  per cercare di recuperarla sarebbe stato decisamente troppo rischioso, e IlPrincipe la guardò allontanarsi sempre più.
Sentendosi un po’ Tom Hanks,  la salutò mormorando tra se e sè :”Wilsooooooooon!”, poi, felice di avere un’ottima ragione per non dover più giocare con il Grego e sua sorella, decise di fare un giro sulla spiaggia.
Più in là, un gruppetto di adolescenti era intento ad un nuovo, divertentissimo, gioco: il lancio delle meduse.
Vinceva chi, armato di paletta o retino, riusciva a gettare la medusa più lontano.
IlPrincipe  si unì immediatamente a loro, e arrivò a stabilire addirittura un nuovo primato, proprio mentre Cheddonna, sentendo il vociare dei ragazzi, stava commentando con la vicina di ombrellone: “Che ragazzacci!Bisognerebbe chiamare la protezione animali, o il WWF…ma dico io, dove sono i loro genitori? Meno male che i nostri hanno modi più intelligenti di passare il tempo…”

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