“Genitore 1, mi passi il sale, per favore?” aveva chiesto IlPrincipe, rivolto a Miomarito. “Genitore 2, come al solito, ne ha messo pochissimo…” 
“Ah, sarei io  il Genitore 2? “era saltata su Cheddonna, piccata.”Siamo alle solite! Il ministro Kyenge non fa in tempo a  proporre di abolire termini obsoleti come “padre” e “madre”che subito il solito sistema sessista affibbia alla donna il ruolo di Genitore 2! Ma dove andremo a finire?”aveva aggiunto sparendo in cucina, offesa.
Ché poi, a pensarci bene, non era tanto una questione di numeri…era  che a lei essere chiamata “mamma” era sempre piaciuto.

Il telegiornale delle tredici aveva appena annunciato che, al convegno “Donne e media”, la presidente della Camera, Laura Boldrini, si era scagliata contro “certi spot pubblicitari che all’estero non sarebbero mai tollerati e, in particolare, uno spot, che non può essere concepito come normale, dove i bambini e il papà sono tutti seduti e la mamma serve a tavola.”
“HA RAGIONE!” si era infervorata Cheddonna, sempre in prima linea quando si trattava di difendere i diritti delle donne.
” E’ chiaro che dovrebbe farlo la colf, ma trovarne una brava di questi tempi è così difficile…”

“I figli so’ piezz’e core”, pensava intenerita Cheddonna, guardando IlPrincipe  così cambiato, ormai, da  non somigliare neppure vagamente a quello che un tempo era stato il suo bambino.
“I figli so’ piezz’ e core”, pensava con amarezza Lastregadisopra, guardando Tuttasuopadre, così simile  al suo ex marito, Quelverme, da fargliela sentire, inconsciamente, un po’ ostile.
“I figli so’ piezz’e core”, pensava la Fulvia, guardando orgogliosa il “Che”, l’unica ragione per cui era valsa la pena di innamorarsi di uno come Losplendido.
“I figli so’ piezz’ e core”, pensava Tuttisuoi?, mamma numerosa, guardando divertita Donato, Diletta, Beniamino, Matteo, Teodoro, Dorotea e Adessobasta, e pensava anche che quando i pezzi sono tanti , diversi e colorati come coriandoli, non sarà sempre Carnevale, ma di certo non ci si annoia mai.

downloadQuando per lavoro vendi le rose ai semafori i giorni sono tutti uguali. Ci sono, sì, quelli in cui la gente va un po’ meno di fretta, e ha più voglia di comprare una rosa, o quelli in cui il traffico è così lento che il rosso sembra durare di più, ma in fondo si somigliano tutti, visti dal marciapiede vicino all’incrocio. Eppure per Krishna il lunedì e il mercoledì erano diversi da tutti gli altri, perchè sapeva che lei sarebbe passata di lì.
Cheddonna passava sempre davanti a quell’incrocio, quando accompagnava IlPrincipe a giocare a tennis, e quell’omino piccolo e scuro, dal sorriso simpatico, era diventato una presenza fissa per lei, che a volte gli dava qualche  spicciolo, o scambiava due chiacchiere con lui,  se il semaforo era rosso.
Allora lui le regalava una rosa, una di quelle che quando le togli dalla plastica si afflosciano sullo stelo, o perdono tutti  i petali, una rosa da semaforo rosso, insomma.
Cheddonna lo ringraziava, un po’ in imbarazzo, e mentre la guardava allontanarsi in mezzo al traffico,  lui sognava che un giorno avrebbe trovato un lavoro vero e le avrebbe regalato una di quelle rose a gambo lungo, che sembrano di velluto, una rosa bella come lei.

Ultimamente IlPrincipe non era più lo stesso. In poche settimane, da quando aveva cominciato il liceo artistico, aveva cambiato completamente look, adottando quello neo grunge in voga tra i suoi compagni, si era fatto fare un piercing al naso e tingere di verde lime il ciuffo, che gli copriva metà del viso.
Come se non bastasse, era cresciuto di dieci centimetri, e la sua voce, fino a un momento  prima ancora infantile, si era fatta profonda come quella di Batman. Una vera e propria metamorfosi, che aveva colto Cheddonna completamente impreparata.  Ed ora si domandava chi mai fosse la principessa che,  con un bacio, aveva tramutato IlPrincipe in un ranocchio.

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