Lastregadisopra


Abitava da sempre nell’appartamento all’attico, proprio sopra quello di Cheddonna, con la figlia e il marito.
La sua era una famiglia da manuale, un po’ anni cinquanta: lei casalinga per vocazione, bella, elegante e sempre dedita alla cura della casa, lui gran lavoratore e padre amorevole della loro unica figlia, Tuttasuopadre, una bimba bionda e boccoluta, che amava vestirsi di rosa e preparare il the per le sue  bambole.
Una vita fatta  di rituali  e certezze, di torte fatte in casa e di camicie  impeccabili: ordinata, come piaceva a lei.
Solo che un giorno aveva scoperto per caso che il marito, Quelverme, la tradiva con una collega dell’ ufficio in cui lavorava. Bruttina, per giunta, e totalmente incapace di cucinare.
Di colpo tutte le sue certezze erano crollate, insieme a lei. L’aveva cacciato di casa, una sera d’autunno, facendo rotolare le sue cose sulle scale. Poi aveva cercato di cancellare fisicamente ogni traccia di lui, pulendo ossessivamente ogni angolo della casa, nel tentativo di ristabilire l’ ordine, almeno fuori di lei.
Ci sarebbe anche riuscita, se non fosse stato per quella  figlia che somigliava tanto al padre, e che all’improvviso le sembrava una piccola aliena, capace solo di  sporcare e creare disordine.
E allora, quando tornava dal lavoro, che non aveva scelto ma che aveva dovuto in fretta e furia cercare, e trovava qualcosa fuori posto, la riempiva di insulti irripetibili e cominciava a pulire e riordinare freneticamente, cercando di non incrociare il suo sguardo smarrito.
Cheddonna pensava che non dovesse essere facile avere una madre come Lastregadisopra, ma che anche essere Lastregadisopra, non lo fosse per niente.

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