download (2)“Ci sei la sera del 31, al centro sociale?” gli aveva chiesto qualche giorno prima Laurah, la ragazza del terzo anno che gli piaceva, e da allora IlPrincipe non aveva fatto altro che aspettare la sera di Halloween, pensando a quale travestimento indossare per stupirla. Alla fine aveva optato per un costume da vampiro, elegante e non troppo appariscente,  non fosse stato per i canini aguzzi e il pallore innaturale del viso.
Alle otto in punto Cheddonna, piuttosto perplessa per l’insolita location della festa, lo lasciò all’ingresso del centro sociale “E’ okkupato”, con mille raccomandazioni. Appena entrato si guardò intorno: per fortuna non c’erano altri vampiri: lei lo avrebbe notato.
Una donna vestita di stracci, col viso rugoso e le mani contorte, gli passò accanto e gli disse, scoprendo una fila di denti anneriti:”Come sei pallido, siediti che fra poco si mangia!”
“Accidenti, che travestimento realistico! le manca solo la scopa” pensò, e guardandosi intorno vide altri stracci e altre facce, occhi spiritati e catatonici.
“Figo! sembrano anime dannate. Scommetto che il buttafuori è vestito da Caronte! Chissà come hanno fatto a truccarsi così bene!”
In quel momento Laurah gli si avvicinò, con uno strano sorriso sulle labbra.
Era vestita come al solito, ma indossava un grembiule nero e trasportava un enorme pentolone fumante.
“Ciao, che fai lì, conte Dracula? Ti hanno impalato? Su, vieni a darmi una mano, dobbiamo servire la minestra di zucca a più di trecento senza tetto.”
IlPrincipe, per poco, non inghiottì la dentiera. Un “dolcetto o scherzetto” così non gliel’aveva mai fatto nessuno.

L’idea le era venuta quando, all’inizio del nuovo anno scolastico, si era dovuta arrendere al fatto che il gruppo delle mamme del caffè si sarebbe inevitabilmente sciolto, ora che i loro figli frequentavano scuole diverse, e loro sarebbero rimaste sole ad affrontare lo spauracchio più temibile: l’adolescenza.

Così, una mattina di ottobre, si era ufficialmente costituito il M.A.M.A (movimento anonimo mamme apprensive), riunito, per l’occasione, nel salotto di Cheddonna.
Naturalmente i ragazzi non avrebbero mai dovuto saperne nulla, e per buona misura, nemmeno i mariti, che nella migliore delle ipotesi non ne avrebbero compreso l’importanza.
C’erano proprio tutte: sua sorella Cheddolce, Laluisa, la Marty, mamma del Lolly,  la Titty, mamma della Sissy, e perfino Lastregadisopra, che non metteva piede in casa di Cheddonna da almeno dieci anni.
“Non potevo mancare” aveva sussurrato all’orecchio di Cheddonna, porgendole una torta con il logo del M.A.M.A in cioccolato plastico.
Dopo che tutte si furono accomodate, Cheddonna, in qualità di presidentessa, prese la parola per illustrare alle mamme presenti  le finalità del movimento,  e propose di stilare insieme lo statuto, che prevedeva un incontro settimanale, rigorosamente mattutino, dopo aver accompagnato  i ragazzi nelle rispettive scuole.
I requisiti per entrare a far parte del movimento, previa presentazione da parte di una socia e approvazione del consiglio, erano naturalmente: l’appartenenza al genere femminile,  l’avere un figlio in età adolescenziale e, il poter disporre di una mattina libera alla settimana.
Nel salutare le amiche al termine della riunione, con la promessa di rivedersi la settimana successiva, e l’obbligo di mantenere il più stretto riserbo, Cheddonna sentiva che  il M.A.M.A era l’inizio di una nuova era.

Per primo si era rotto il ferro da stiro. “Tutta colpa del calcare”aveva pensato Cheddonna, gettandolo nel bidone condominiale. Poi era stata la volta della lavastoviglie, che si era spenta nel bel mezzo del risciacquo intensivo.”Accidenti, dovrò lavare i piatti a mano…”si era detta, aprendo il rubinetto dell’acqua calda e accorgendosi che anche  la caldaia doveva essere fuori uso.
“Ma che diavolo sta succedendo, oggi?”si era chiesta, esterrefatta.
Quando poi, in rapida successione, si erano guastati phon, tostapane e microonde, l’aveva finalmente capito. Non potevano essere soltanto coincidenze.
Quel momento della vita di una donna del quale aveva sempre sentito parlare, e che lei aveva sempre liquidato come una leggenda metropolitana, era arrivato anche per lei: la rivolta degli elettrodomestici era iniziata.

download-1<f2>Miomarito non era certo un tipo da rose rosse e cioccolatini; odiava la retorica sdolcinata delle feste comandate, ed era pure allergico alle mimose. Da quando lo conosceva, Cheddonna poteva contare sulle dita le occasioni in cui le aveva regalato dei fiori. Libri, invece, gliene aveva regalati a dozzine, spesso senza nemmeno un motivo.</f2>
<f3>Se un titolo o una trama sulla quarta di copertina di un libro lo incuriosivano, non esitava a comprarlo;è così che insieme lui e Cheddonna avevano scoperto tanti  nuovi talenti.

Ogni volta, poi, che usciva un nuovo libro di Pennac, o della Mazzantini, e  prima ancora della Allende o di Marquez, lui era già corso a comprarlo e,</f3> <f2>tornato a casa, lo teneva dietro la schiena, dicendo soltanto: “Ho una sorpresa per te”, mentre Cheddonna, saltellandogli intorno come una bambina impaziente di aprire il suo regalo, pensava che la sua casa era piena  di fiori di inchiostro che non appassiscono mai. </f2>

A Ballarò Cheddonna non aveva incontrato il Giova e nemmeno Crozza, e questo, doveva ammetterlo, le era un po’ dispiaciuto; non c’era  nemmeno traccia di tutti quei politici che affollavano abitualmente la trasmissione del martedì, e questo, invece, non le era dispiaciuto affatto.
In cambio aveva visto, dietro alle bancarelle della frutta e del pesce, un’ alternanza di facce bianche, nere e color caffè, in apparente armonia, intente a cercare di vendere  ai turisti strani cetrioli appuntiti, fichi d’india, radici, spezie profumate e  pesci dai nomi esotici,  come in un suk magrebino.
Cheddonna pensava che sì anche in quel mercato, come nello studio di Floris, c’erano rumore, voci accavallate, parole incomprensibili, storie di violenza e illegalità, ma almeno nessun venditore di aria fritta.

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