Mai dire mai-Cheddonna 007


“Sabato pomeriggio vado con alcuni ragazzi del liceo alle giostre. Mi puoi accompagnare là per le tre e un quarto?Al ritorno mi faccio dare un passaggio” aveva detto IlPrincipe a Cheddonna, lasciando intendere che la sua presenza, una volta raggiunta la meta, sarebbe stata assolutamente superflua, oltre che fortemente sconsigliata.
“Ma tesoro”aveva provato ad obiettare lei “dovete andare proprio in quel postaccio? Io non ci ho MAI messo piede in vita mia!”
IlPrincipe non aveva voluto sentire ragioni e così, alle tre e un quarto in punto, Cheddonna l’aveva lasciato nel parcheggio del luna park, dove un gruppetto di ragazzini lo stava aspettando.
“Ciao, Laurah!” gridò, per sovrastare il  “tunz tunz “degli altoparlanti e il brusio di fondo, e correndo verso  due ragazze che stavano un po’ in disparte, a fumare.
Una era  alquanto grassa e  pesantemente truccata  e indossava un paio di leggins neri sui quali era  stampato  un metro da sarta, che le cingeva le gambe fornendo ai presenti, che ne avrebbero fatto volentieri a meno, l’esatta circonferenza delle sue cosce, l’altra era esile e  completamente vestita di nero,  e aveva lunghi capelli blu. Cheddonna si sentì appena un poco sollevata nell’apprendere che, tra le due, era quest’ultima la Laurah che IlPrincipe aveva salutato con tanto trasporto. Doveva assolutamente saperne di più.
Fingendo di ritornare alla macchina, Cheddonna si confuse tra la varia umanità della fiera: famigliole  boteriane  intente a divorare bomboloni e bastoncini di zucchero filato, neo tamarri con ciuffi diagonali e jeans attillati, mute di  tredicenni allo sbaraglio, nonni frastornati tirati da tutte le parti da nipotini urlanti e imbonitori specializzati nel far sentire in colpa gli adulti con frasi tipo “Non vogliamo far divertire i bambini? Non vogliamo fargli vincere un bel regalo? Forza: 5 euro sei palle!”
Nascosta dietro il bruco-mela, aveva visto salire IlPrincipe e i suoi amici sulle montagne russe, poi su uno strano e altissimo braccio rotante che li aveva lasciati per trenta secondi a testa in giù, lasciando lei con il fiato sospeso fino a quando non lo aveva rivisto mettere di nuovo piede, sorridente e rosso in volto, sulla passerella, e  infine sulla nave dei pirati, il cui movimento sussultorio-ondulatorio avrebbe fatto venire il mal di mare perfino al capitano Achab.  Nel frattempo, per non essere vista, si era fermata prima allo stand del tirassegno, poi a quello della pesca dei cigni, e per ultimo a quello del bowling,  e aveva scoperto di avere un’ottima mira, vincendo tre peluche di dimensioni mostruose. “Guardate quella!” aveva detto IlPrincipe, additandola da lontano  ai suoi amici “ha svaligiato il luna park!”.
Per fortuna non l’aveva riconosciuta!Cheddonna capì che era giunto  il momento di tornare a casa. L’ultima cosa che vide, sporgendosi, a mo’ di periscopio da dietro un enorme leone di peluche, fu IlPrincipe che, un po’ troppo vicino a Laurah,  per la verità, saliva con lei sulla ruota panoramica.
Tornando a casa si rese conto che i peluche avrebbero potuto tradirla, così decise di sbarazzarsene, suonando il campanello della Fulvia e lasciando il “Che” a bocca aperta. Togliendo gli occhiali da sole e la sciarpa che aveva usato per camuffarsi, Cheddonna pensava che, come 007, non se la cavava affatto male.

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