A Cheddonna non era mai particolarmente piaciuto guidare,  soprattutto fuori città.Aveva il terrore delle autostrade, e odiava istintivamente chiunque pretendesse di superarla. Una volta uno di questi l’aveva perfino tamponata, e non certo perchè lei aveva frenato all’improvviso, vedendo un gatto duecento metri più avanti.
 E comunque chi tampona ha sempre torto.
Per il resto, escludendo quella volta che aveva rotto il fanalino posteriore perchè quello dietro di lei aveva parcheggiato veramente troppo vicino, e le due volte che aveva dovuto portare l’auto dal carrozziere, dopo  che il cancello elettrico aveva deciso di  chiudersi improvvisamente proprio mentre lei stava uscendo, poteva definirsi un’ottima guidatrice, con buona pace di quello che si dice delle donne al volante.
Ora, guardando quello che rimaneva del vetro posteriore dell’X 5, dopo che aveva tentato di uscire dal garage con il portellone aperto, pensava che sì, i migliori amici di una donna sono senz’altro i diamanti, ma anche la Kasko non è niente male.
                                                              

Era passato quasi un anno da quando si erano rivisti, alla fermata del taxi. Quel vecchio amore dei primi anni di università, Cheuomo, era diventato un famoso avvocato penalista, una piccola celebrità, nel suo campo.
Avevano bevuto un caffè insieme, parlato per ore, raccontandosi vent’anni di vite parallele, e si  erano salutati come se si fossero visti il giorno prima, e fossero certi di incontrarsi quello successivo.
Per un po’, invece, non si erano rivisti; troppo occupato lui ad avviare il nuovo studio che aveva aperto in città, troppo preoccupata lei  di quali sarebbero potute essere le imprevedibili  conseguenze di questo amarcord.
Poi non ce l’avevano fatta: troppa la voglia di riprendere il filo di un discorso che in qualche modo non si era mai spezzato, e aveva continuato a correre in qualche profondità ben nascosta di loro. Vincendo quel vago senso di colpa che le prendeva lo stomaco quando pensava a lui, aveva deciso di chiamarlo e si erano incontrati di nuovo.Avevano parlato di com’erano, dei loro sogni di allora, delle scelte di poi…
Avevano parlato degli amici comuni e di quelli nuovi, di Miomarito e IlPrincipe, di NonnaNenna, che lui ricordava così bene…avevano discusso di politica, scoprendosi dentro  una rabbia diversa da quella di un tempo, e  nuove passioni in comune.
Cheddonna guardava quegli occhi color lapislazzuli e pensava a cosa poteva essere andato storto. Erano così simili, con la loro ironia che a volte sconfinava nel sarcasmo, l’amore per il bello, la tendenza ad andare sempre in profondità…Pensava che, quando se n’era andato, aveva capito di aver perso una parte di sè.
Ma l’amore non c’entrava niente.
Adesso, dopo tutto quel tempo, aveva capito che non era la loro storia a mancarle, ma quella parte di sè.
Gliel’aveva detto, sperando di non ferirlo. Cheuomo, per un istante, era rimasto in silenzio, sospeso.
Poi  si era aperto in un sorriso che lei non gli aveva ancora mai visto. “Credevo che non avrei mai potuto dirtelo. Avevo paura di farti del male, che tu, in fondo, fossi ancora innamorata di me…Adesso, finalmente, posso presentarti Andrea, il mio compagno”

Quando Cheddonna, incontrandolo per la prima volta a casa di amici aveva esclamato:”Quello sarà Miomarito”,  lui non aveva avuto nulla da obiettare. Del resto era impossibile resistere a Cheddonna, : una tale forza della natura, un tornado, a volte. Eccessiva in tutto, sempre sopra le righe.
Lui, al contrario, che  alle righe preferiva stare sotto, manteneva un  basso profilo e uno stile decisamente sobrio: niente a che vedere con lo stereotipo del “bello e dannato” che aveva popolato i sogni di Cheddonna al liceo.
L’aveva conquistata con il suo humour da gentleman inglese, la sua aria un po’ svagata, i suoi libri sparsi dappertutto e il suo perenne disordine.”Genio e sregolatezza”, pensava Cheddonna.
Gli anni erano passati, ma ancora oggi le capitava spesso di pensare a lui durante la giornata. Le bastava guardare la sua scrivania traboccante  di carte sparpagliate,  imbattersi in una delle sue tazzine di caffè seminate per casa, dover cercare dappertutto il tappo del dentifricio perennemente svitato, e subito il pensiero correva a lui…
 E a volte non era così sicura che, se in tutti quegli anni non avesse avuto al suo fianco una brava colf,  il suo matrimonio  sarebbe durato così a lungo.

Quando Cheddonna l’aveva visto per la prima volta, in sala parto, aveva pensato che IlPrincipe, con quella specie di sorriso trasversale e un po’ ironico, fosse il neonato più bello del mondo; il primo giorno di scuola, vedendo le prime incerte letterine scritte sul quaderno nuovo, aveva stabilito che, senza ombra di dubbio, era anche il più intelligente. Crescendo era diventato per lei, di volta in volta: il più educato, il più atletico, il più corteggiato dalle ragazzine, il più popolare fra i compagni di scuola.
Ora che, dopo aver attraversato il traffico congestionato della sera per accompagnarlo all’ennesima lezione di tennis, averlo aspettato per più di un’ora, aver ripercorso a ritroso lo stesso infinito ingorgo di pioggia e clacson, lui, che per tutto il tragitto non aveva detto una sola parola,  le aveva sbattuto la portiera in faccia e l’aveva lasciata lì a guardarlo stranita e arrabbiata,  pensava che era anche il più, IL PIU’….
Ma, no, il più no, forse solo un po’.

La fila, nel corridoio del liceo artistico, era piuttosto lunga; evidentemente un gran numero di genitrici aveva deciso che non si poteva rimandare oltre il momento di affrontare uno dei più grandi spauracchi della vita di una quarantenne, dopo la prova costume: il colloquio con gli insegnanti.
Davanti alla porta della professoressa Tosi, che insegnava matematica nella classe di IlPrincipe, c’erano solo due mamme. Dopo i saluti di rito, la prima, mamma di una compagna di IlPrincipe, guardò Cheddonna negli occhi e, quasi bisbigliando, si rivolse a lei dicendo:”Pare che sia  cattivissima.Dicono che un anno, in prima, ne abbia bocciati otto!”
“Davvero?”si allarmò Cheddonna, mentre cercava di calcolare mentalmente la media dei voti del figlio. Effettivamente IlPrincipe in  matematica non era fortissimo, e presumibilmente nemmeno lei, se era vero che era già la terza volta che rifaceva il calcolo, con risultati sempre diversi. Nel frattempo la porta si era aperta,
e  la prima mamma, con un breve saluto, era entrata in punta di piedi nell’aula in cui si svolgeva il colloquio, per uscirne, poco dopo, con l’espressione allucinata di chi ha appena incontrato un extraterrestre.
L’altra, che aveva la figlia in terza e dunque doveva conoscere bene la Tosi, commentò a sua volta, prima di scivolare nella saletta: “Ha gli occhi di ghiaccio, e secondo me anche il cuore!”
Cheddonna era rimasta sola, col cuore che le batteva forte come prima di un esame, ed ebbe più di una volta la tentazione di filarsela, fingendo un impegno improvviso.Prima che potesse prendere qualunque decisione, però, la porta si aprì di nuovo, e la professoressa Tosi,  una donna di mezza età, asciutta e scattante, con un caschetto un po’ demodè, due occhi vivaci e i modi spicci di chi non è abituato a perdere tempo, la invitò a entrare.
“Buongiorno, professoressa sono la mamma di IlPrincipe…”disse Cheddonna, con un filo di voce.
“La prego, si accomodi ” le rispose la professoressa Tosi. “Mmm..Vediamo…”disse aprendo il registro che teneva davanti a  a sè.
Cheddonna recitava mentalmente il rosario dei voti:  quattro nella prima verifica dell’anno, poi un paio di cinque, un sette, due o tre sei meno…e aspettava in silenzio il verdetto.
“IlPrincipe ha avuto qualche insufficienza nelle prime verifiche, ma nulla che non si possa risolvere con qualche buon esercizio e un ripasso generale. Il primo quadrimestre della prima è duro per tutti, ma sono sicura che suo figlio recupererà presto, anche se probabilmente avrà l’insufficienza in pagella, per questo quadrimestre..Piuttosto, volevo chiederle: le sembra che sia contento della scuola che ha scelto?”
A Cheddonna questa domanda fece l’effetto di un balsamo; improvvisamente  non le importava più nulla dei voti. Decisamente questa prof.cominciava a piacerle.

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