Quando Cheddonna doveva andare in un posto nuovo apriva la cartina per sapere quale direzione prendere, sceglieva il percorso che le pareva più breve e poi, immancabilmente, imboccava una strada diversa.

Non sapeva nemmeno lei perché: forse aveva  a che fare con la sua insofferenza per i libretti di istruzioni, le ricette e tutto ciò che in qualche modo era  prestabilito. A lei piaceva improvvisare.Non era mai riuscita a fare due volte lo stesso tragitto, né a tornare dalla stessa strada per la quale era arrivata.
Ogni volta che scopriva una strada nuova si sentiva un po’ come Cristoforo Colombo o Neil Armstrong.
Qualche volta finiva col perdersi, e allora sentiva battere forte il cuore fino a quando non riconosceva, sulla strada, un segno familiare che le facesse capire dove si trovava, e le permettesse di tornare a casa. 
“Sei approssimativa” la rimproverava ogni tanto Miomarito,  “Perché non segui le indicazioni del navigatore?”
Ma in fondo a lui piaceva proprio perché era così.

Erano passati dodici mesi dal giorno in cui, dicendo “buonasera” in mondovisione, papa Francesco aveva conquistato i cuori di milioni di persone e, come aveva profetizzato Loziovescovo, il mondo non era stato più lo stesso.
Anche Loziovescovo non era più lo stesso. Quando il papa aveva scelto la croce di ferro, lui e gli altri porporati erano dovuti correre al comproro a disfarsi dei loro ornamenti preziosi, donando in beneficenza il ricavato. Quando aveva consigliato di viaggiare su auto modeste, avevano dovuto rinunciare ad autisti e auto di lusso, per non parlare di ristoranti e viaggi in business: il papa mangiava alla mensa di santa Marta e si spostava in autobus, figuriamoci! E poi le sue  full immersion nella folla, tra la gente comune, avevano costretto anche  Loziovescovo a  stringere per la prima volta mani, ad accarezzare bambini, a consolare ammalati.
“Ma questa è vita, secondo te?” diceva a Cheddonna, quando si sentivano al telefono. “Di questo passo dove andremo a finire, a baciare i lebbrosi?”

Cheddonna aveva sempre detestato il giallo, e le mimose le piacevano solo sulla pianta; quei mazzetti incellophanati che si vedevano in giro dappertutto, in quel periodo, le facevano tristezza, forse perchè il giorno dopo erano già da gettar via.

 E non le piaceva nemmeno la festa della donna, perchè le donne dovrebbero essere festeggiate sempre, non solo un giorno all’anno. E soprattutto perchè l’otto marzo era il suo compleanno, punto. Che bisogno c’era di inventarsi altre ricorrenze?

Per anni aveva fatto finta di nulla, accennando un sorriso di circostanza a chi le faceva gli auguri, come se non le pesasse affatto il doverli condividere con metà del genere umano.Ma che quell’anno  l’otto marzo,  nella città dove abitava Cheddonna, fosse anche sabato grasso era veramente troppo!

Da qualche tempo a  Cheddonna frullava in testa un’idea: scrivere un blog al femminile che potesse essere letto anche dagli uomini. Un blog di cucina? Sì, ma non solo. Un blog di bon ton e costume? Anche. Un  blog che parlasse di astri ed oroscopi, ma anche di libri e film? Certamente, magari con una rubrica dedicata alla posta dei lettori, come:”Scrivi a Cheddonna”.
Sì, più ci pensava più le sembrava una buona idea, ma come avrebbe potuto chiamarlo?….Ma certo! Oui, Je suis Cheddonna! 😉
Iniziate a seguirlo su:
Cheddonna2.blogspot.com

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