L’orologio in cucina segnava le  8.20 in punto.Istintivamente Cheddonna aveva scostato la tendina della finestra per guardare il cancello della villetta beige di fronte al suo palazzo. Sapeva che in quel preciso momento lui ne sarebbe uscito, diretto al lavoro. La moglie era uscita di casa da  venti minuti precisi.
Cheddonna lo guardò salire e scendere dalla sua auto beige, chiudere il cancello dipinto di un beige appena più scuro,  svoltare a destra.
Era così ogni giorno, sabato, domenica e festivi esclusi. Il sabato mattina, infatti, si dedicava al jogging, con la sua tuta di acetato,  beige anch’essa, poi si cambiava e usciva per la spesa settimanale, insieme alla moglie. Qualche volta andavano a fare una gita al lago, o partivano per la Riviera romagnola, dove avevano una casetta in affitto da molti anni.Niente figli, solo un gatto beige,  nessuna visita, ad eccezione di quelle dei rispettivi genitori, nel pomeriggio del sabato o della domenica. Quella mattina indossava pantaloni marroni e una polo a righe in filo di Scozia, di quelle lucide, coi bottoni di metallo, in varie sfumature di beige.
Guardandolo Cheddonna pensava che tutto quel non colore si intonasse perfettamente al suo volto.

Mancavano solo tre settimane alla fine della scuola.Non che se ne fosse resa conto, presa com’era dal vortice della routine quotidiana. Era stato IPrincipe a farglielo notare, quella mattina a colazione, prima di sparire per mezz’ora davanti allo specchio a sistemarsi il ciuffo. Da qualche mese, ormai, era tornato del suo colore naturale, ma per  un po’ era stato di un bel verde brillante: il biglietto da visita per il suo ingresso al liceo artistico, dove tutti, pensava, sono un po’ eccentrici. Poi aveva incontrato Laurah che, sì aveva i capelli blu,  ma detestava quelli che si tingevano solo per fare gli alternativi. Del resto il blu era il suo colore preferito, e non era colpa sua se non esistevano in natura capelli di quel colore.
Da allora era già  quasi passato un anno, e molto altro.
Cheddonna, guardava riflessa nello specchio del bagno l’immagine di quel ragazzo che era stato il suo principe,  si era trasformato in un ranocchio e ora era diventato semplicemente  IlPrincipe, senza nemmeno interpellarla, e pensava che, se voleva farcela,  doveva assolutamente riprendere a partecipare alle riunioni del M.A.M.A.

“Insomma, Cheddonna! Non ti riconosco più!Una volta facevo fatica a starti dietro quando andavamo a correre, e adesso hai il fiatone dopo neanche cento metri? ” le aveva chiesto Pamela, l’amica  appassionata di jogging.
“Cosa? Non vieni nemmeno stasera alla lezione di spinning?” si lamentava Cheddolce.
“Ma come…Non ci sei alla conferenza sullo sterminio delle volpi in Garfagnana?” chiedeva, un po’ delusa, la Fulvia, che aveva già chiamato la baby sitter per il “Che”.
“Ma cosa ti sta succedendo? Sei sicura di star bene?” chiedevano, in coro, gli amici e i parenti di Cheddonna,  abituati com’erano a vederla sempre impegnata in qualche attività.
“Non ho niente, sono solo un po’ stanca” rispondeva lei, svogliatamente. “Sarà la primavera!” commentava Nonnanenna, che di primavere ne aveva viste quasi cento. Cheddonna non l’ascoltava,  assorta nei suoi pensieri.
“No, questa settimana la riunione del M.A.M.A. non c’è e no, non ho scritto nessuna nuova ricetta sul blog”aveva scritto, rispondendo ai messaggi che le arrivavano su Facebook o sul cellulare, prima di spegnerli definitivamente.
Non sapeva nemmeno lei cosa le stesse accadendo, ma sentiva che, di punto in bianco, era come se le si fossero scaricate le batterie. Distesa sul divano, pensava che la cosa buffa è che ci vuole un sacco di energia per  ritrovarla, l’energia, una volta che la si è esaurita…

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