Cinquanta sfumature di beige


L’orologio in cucina segnava le  8.20 in punto.Istintivamente Cheddonna aveva scostato la tendina della finestra per guardare il cancello della villetta beige di fronte al suo palazzo. Sapeva che in quel preciso momento lui ne sarebbe uscito, diretto al lavoro. La moglie era uscita di casa da  venti minuti precisi.
Cheddonna lo guardò salire e scendere dalla sua auto beige, chiudere il cancello dipinto di un beige appena più scuro,  svoltare a destra.
Era così ogni giorno, sabato, domenica e festivi esclusi. Il sabato mattina, infatti, si dedicava al jogging, con la sua tuta di acetato,  beige anch’essa, poi si cambiava e usciva per la spesa settimanale, insieme alla moglie. Qualche volta andavano a fare una gita al lago, o partivano per la Riviera romagnola, dove avevano una casetta in affitto da molti anni.Niente figli, solo un gatto beige,  nessuna visita, ad eccezione di quelle dei rispettivi genitori, nel pomeriggio del sabato o della domenica. Quella mattina indossava pantaloni marroni e una polo a righe in filo di Scozia, di quelle lucide, coi bottoni di metallo, in varie sfumature di beige.
Guardandolo Cheddonna pensava che tutto quel non colore si intonasse perfettamente al suo volto.

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