Le vacanze de Loziovescovo


Quando aveva ricevuto la telefonata de Loziovescovo, al suo ex segretario, don Travet, erano tornati in mente tanti ricordi. Per quasi dieci anni avevano lavorato fianco a fianco, partecipato a conferenze, girato per la diocesi e trascorso insieme anche le vacanze estive. L’ultima, in particolare, era rimasta impressa come un ricordo indelebile nella sua mente.
Quell’anno Loziovescovo aveva deciso di recarsi su un’isoletta al largo della Corsica, alla ricerca di quella pace che la sua vita frenetica gli impediva di trovare nel resto dell’anno.
“Quest’anno andremo a ‘Les Capucines'” aveva annunciato a don Travet, affinché si occupasse di effettuare la prenotazione. “Un convento di cappuccini….Beh,  almeno non sono trappisti” pensava tra sé don Travet, mentre componeva il numero.
“Les Capucines resort, sono Veronique, cosa posso fare per lei.?…”la voce all’altro capo del telefono non era certamente quella del portinaio del convento. Non che gli dispiacesse, anzi. Superata la sorpresa iniziale don Travet aveva considerato  che quella vacanza si prospettava molto diversa da come se l’era immaginata, e già pregustava quei quindici giorni di assoluto relax.
Il giorno dell’arrivo, dopo aver aiutato il cameriere a trasportare le pesanti valigie de Loziovescovo nella suite a lui riservata, composta da  un salotto, uno studio e una camera con letto a baldacchino, oltre ad una salle de bain con Jacuzzi rotonda, gli era stata indicata la sua camera.
“E’ quella laggiù, in fondo al corridoio ” aveva detto il cameriere, prima di abbandonarlo con i suoi bagagli al piano terra, dove c’erano le camere del personale. “Non abbiamo più stanze libere..”.si era scusato il concierge, al loro arrivo.
La stanza era del tutto simile alla cella di una convento: un letto, un tavolino e un minuscolo bagno. La finestra, però, dava  direttamente sulla splendida piscina olimpionica.”Non vedo l’ora di andare a farmi una nuotata” pensava don Travet, cercando di infilare i suoi vestiti nel piccolissimo armadio.
Una chiamata de Loziovescovo  aveva interrotto i suoi pensieri. “Pronto, don Travet? Se si è già sistemato vorrei andare al mare. Come dice?No, non possiamo andare in piscina:troppi curiosi.Desidero un po’ di privacy. C’è una caletta proprio qui sotto che è uno spettacolo!”
E così don Travet, caricatosi sulle spalle un ombrellone, due sdraio pieghevoli e la borsa contenente le creme solari e il  pesante libro degli esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, aveva accompagnato Loziovescovo lungo i duecentosettantotto gradini che separavano la caletta dall’hotel  per quattro volte al giorno, prima e dopo pranzo, per le successive due settimane.
“Ah, che vacanza rigenerante!”aveva raccontato Loziovescovo a Cheddonna, una volta tornato a casa.
A settembre, però, don Travet aveva repentinamente ricevuto la nomina a parroco in una diocesi molto, molto lontana e quella era stata l’ultima vacanza che avevano trascorso insieme, con grande rammarico de Loziovescovo.
Fino a un giorno di luglio, quando don Travet aveva ricevuto quella telefonata: “Pronto, sono Loziovescovo…stavo pensando di andare qualche giorno al mare… mi farebbe piacere se mi accompagnasse, in ricordo dei vecchi tempi”

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