L’inglese non è tutto


Tornando dall’aeroporto, dove era da poco atterrato, di ritorno dalla vacanza studio in Inghilterra, Cheddonna guardava IlPrincipe, e una volta di più stentava a riconoscere, in quel ragazzo alto, abbronzato e un po’ arruffato il suo bambino. Doveva ammetterlo:era quasi un uomo, ormai. Aveva fatto proprio bene a insistere perché partisse per l’Inghilterra. Si sa: al giorno d’oggi, l’inglese è fondamentale.
Poi aveva saputo che IlPrincipe, nella metropoli londinese, era ospitato da una coppia di broker, che aveva incrociato sì e no un paio di volte in quindici giorni; che una sera, di ritorno dal corso di inglese,  era sceso alla fermata sbagliata e si era perso nella periferia di Londra, riuscendo a tornare a casa sano e salvo a bordo di un taxi di fortuna; che aveva conosciuto molti studenti di altre nazionalità, tra cui il simpaticissimo Russogigante, un ragazzo alto quasi due metri con l’hobby del gioco d’azzardo.
“In fondo” pensava Cheddonna, guardando IlPrincipe con occhi diversi ‘”che bisogno c’è di andare fino in Inghilterra per studiare l’inglese?  Lo studiano già tutto l’anno…”

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