Tecnologia e affetti


L’area arrivi dell’aeroporto era particolarmente affollata. L’aereo di Miomarito era un po’ in ritardo e Cheddonna, dopo essere rimasta in piedi per un po’, aveva finalmente trovato posto su una delle sedie vicino alle scale. Proprio accanto a lei sedeva una giovane donna, intenta a battere il proprio record a Candy crush saga.
Più in là un uomo un po’ più vecchio, in tenuta pseudo casual e con un nuovissimo i-phone 6 in mano, rideva da solo guardando video su you tube.
Sulla scala vicina  un bimbetto di circa tre anni giocava a saltare i gradini a tre a tre, finendo il più delle volte sui piedi di qualche malcapitato.
“Ivaaaaan” diceva di tanto in tanto l’uomo con l’i-phone, ripetendo il nome di quello che doveva essere suo figlio con  estenuante lentezza,  senza mai distogliere lo sguardo dallo schermo.
“Insomma, Ivan, sta’seduto” aveva detto a un certo punto la ragazza  accanto a Cheddonna, la quale non aveva potuto far a meno di pensare che lei, su quei gradini, non avrebbe fatto sedere nemmeno Gaetano, il cane di IlPrincipe..
“Accidenti, non c’è connessione!” aveva gridato a un certo punto la madre, sollevando per un attimo lo sguardo dal display retroilluminato e vedendo il bambino sdraiato su quegli scalini sudici. “Ivaaaaaan!” aveva gridato. “Non devi stare sdraiato. Ti ho detto seduto.”
“Perchè?” aveva domandato lui, che non vedeva la differenza.
“Oh, insomma, perchè sì!” aveva risposto la mamma, che nel frattempo era riuscita a ristabilire la connessione a internet.
“Posso colorare?” aveva chiesto Ivan, stanco di stare sdraiato e, non avendo ricevuto risposta, secondo l’antica consuetudine del silenzio-assenso, aveva cominciato a dipingere i muri dell’aeroporto con i pennarelli che aveva nello zainetto.
Dopo che una solerte guardia aeroportuale, individuati i genitori del vandalo,  aveva elevato loro contravvenzione, il padre aveva proposto a Ivan di giocare a schiacciapollice con una mano, che di tanto in tanto staccava per girare le pagine dell’i-phone.
“Almeno, così, lo tengo sott’occhio” aveva detto alla moglie, già intenta a pubblicare su instagram la foto dei murales del figlio.
Cheddonna aveva guardato tutta la scena con un crescendo di emozioni: curiosità, stupore, compassione, rabbia. Certo, pensava, che quel bambino si stava annoiando. Anche lei non amava le attese e, questa volta, l’aereo di Miomarito era davvero in ritardo. Certo che poteva capire i genitori, alle prese con una crisi economica che aveva indubbiamente un peso nei complicati equilibri familiari, ma, santo Cielo, con tutte le offerte che ci sono oggi, uno smartphone avrebbero potuto comprarlo anche al bambino, no?

2 pensieri riguardo “Tecnologia e affetti

  1. un post che mi ha fatto pensare… a volte succede anche a casa mia di trovarci la sera tutti insieme nella stessa stanza ma in realtà non siamo insieme veramente perchè ognuno è alle prese col proprio cellulare o iPad…
    sia chiaro, non intendo demonizzare la tecnologia anche perchè, come tutte le cose, se usata bene è di grande aiuto, ma …..
    ciao cheddonna!

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  2. Ciao, Dona, che piacere sentirti! In effetti anche questo post è frutto di una riflessione simile. A volte la tecnologia ci rende schiavi senza che ce ne accorgiamo, falsando i rapporti tra le persone, e bisogna fare lo sforzo di “chiuderla fuori” per un po', se si vuole recuperare un po' di spazio per coltivarli davvero. Un abbraccio

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