Tacco 12


Il matrimonio del collega di Miomarito era stato fantastico e Cheddonna si era commossa, vedendo gli sposi, non più giovanissimi, ma felici come bambini, camminare mano nella mano tra due ali di invitati. 
Il difficile era arrivato dopo. Per il rinfresco gli sposi avevano scelto un ristorante nella parte vecchia della città, all’interno di un grande cortile lastricato di ciottoli lisci e lievemente sconnessi. Un’insidia temibile, per chi vi si fosse avventurata su un paio di scarpe tacco 12.
Perfino per Cheddonna, che sui tacchi ci era praticamente nata, non era stata un’impresa facile. Aveva attraversato il cortile dando il braccio  a Miomarito, sentendosi come Amal con il suo George Clooney.
Nella sala dell’aperitivo, lungo le pareti contornate da lunghe teorie di divani damascati, erano sedute tre signore elegantemente vestite, intente a  chiacchierare .Cheddonna, avendo adocchiato l’unico posto ancora libero, si era seduta vicino a loro, dopo aver preso al volo una coppa di champagne dal vassoio che il cameriere le aveva porto. Le tre donne, che evidentemente si conoscevano già, si erano presentate a Cheddonna, per poi proseguire nel discorso che avevano già iniziato.
“Guarda, Paola” aveva detto la prima “Non puoi capire l’imbarazzo. Non avevo ancora bevuto niente e sembravo già ubriaca”.
“Non dirlo a me, Vittoria! Ho rischiato più volte di rompermi l’osso del collo”aveva risposto la seconda, con un sospiro.
“Ma voi non sentite un dolore terribile, ogni volta? Io non riesco proprio ad abituarmi” aveva aggiunto la terza.
Cheddonna era imbarazzatissima. Evidentemente le tre amiche stavano parlando di cose molto personali come se nulla fosse. Fingendo di voler dare un’occhiata al tavolo del finger food, si era alzata, cercando con lo sguardo Miomarito, che parlava fitto fitto con lo sposo.
“Silvana, attraversare quel pavimento di ciottoli è stato un vero incubo” stavano dicendo le due amiche alla donna che aveva parlato per ultima. 
“Si sa, per apparire bisogna soffrire, ma diciamocelo: il tacco 12 è una vera tortura!” avevano concluso, all’unisono. “Non è vero, signora Cheddonna?” le avevano chiesto, con l’aria complice di chi condivide un segreto.
Ma Cheddonna, fingendo di non aver sentito le ultime parole, si era allontanata in fretta. Mai e poi mai avrebbe risposto a una domanda simile.

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