Why should you want to know?


La sala era affollata, anche se non straripante di gente. Le luci calde e ben studiate, le poltrone, di velluto rosso, comode e accoglienti.
“Sono tutti vecchi!” aveva commentato IlPrincipe, constatando che l’età media degli spettatori si aggirava sui cinquant’anni.
Cheddonna, fingendo di non averlo sentito, si accomodò tra lui e Miomarito, mentre la Fulvia e Unozio prendevano posto  nella fila sottostante. Era stata  proprio l’amica di sempre a trascinare Cheddonna e la sua famiglia a quel musical che, secondo lei, non avrebbero dovuto perdere per nessun motivo al mondo: “Jesus Christ Superstar”.
“Ma ti rendi conto?” le aveva detto, con gli occhi a stelline come nei cartoni animati giapponesi “Il protagonista è Ted Neely, l’attore che interpretava Gesù nel ’73! E ci sono anche Pilato e Maria Maddalena, quelli originali! Capisci?”
Cheddonna conosceva bene quel musical, da adolescente aveva visto il film e forse, da qualche parte, aveva ancora il 33 giri, ma erano passati secoli, da allora.
“Cosa?” si era intromesso IlPrincipe “Il tizio che canta è lo stesso di quarant’anni fa? E recita col deambulatore? E se gli cade la dentiera mentre canta?”
Cheddonna aveva soffocato appena in tempo una risatina. Quel pensiero, a dirla tutta, aveva sfiorato anche lei. Forse aveva fatto male a farsi trascinare lì dalla Fulvia.
Miomarito lo aveva fulminato con lo sguardo e IlPrincipe, alzando gli occhi al cielo, si era infilato le cuffiette dell’i-phone.Un attimo dopo, però, una maschera gli aveva gentilmente ricordato che era obbligatorio spegnere i cellulari durante lo spettacolo e così, sbuffando, si era dovuto rassegnare ad ascoltare quel supplizio.
Finalmente le luci si erano spente e le prime note dell’ouverture avevano riempito la platea. Prima era apparso Giuda, e poi lui, Gesù, tra applausi scroscianti.Invecchiato, sì, ma dritto e svelto come Cheddonna lo ricordava.
Aveva cominciato a cantare e  la voce, sebbene inevitabilmente segnata dal tempo, era ancora straordinariamente potente. Dopo l’incredibile acuto del Getsemani, salutato con una standing ovation, l’attore era rimasto per qualche minuto in ginocchio, con la schiena piegata all’indietro, aspettando che gli applausi si affievolissero. Per un istante Cheddonna, guardando la sua espressione sofferente, aveva temuto che l’artrite gli avrebbe impedito di rialzarsi.
Ogni tanto Cheddonna guardava di sottecchi IlPrincipe, per spiare le sue reazioni. Come al solito dal suo volto impassibile di adolescente non trapelava alcuna emozione, ma il suo sguardo era sempre  rimasto fisso sul palco.
“Allora, ti è piaciuto?” gli aveva chiesto, euforica, la Fulvia che, non avendo potuto a suo tempo partecipare a Woodstock per motivi anagrafici, aveva pensato di rimediare cantando e ballando per tutta la durata dello spettacolo.
“WHY SHOULD YOU WANT O KNOW?”, aveva risposto IlPrincipe, prorompendo inaspettatamente  in un potentissimo acuto , dopo averci pensato un po’ su.  Poi, come se niente fosse, aveva cercato su you tube “Heaven on their minds” la canzone di Giuda, ed era tornato a infilarsi le cuffiette del telefonino.

Un pensiero riguardo “Why should you want to know?

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