Piccole fans


Alla festa dei cinquant’anni di Carlo, un vecchio amico di Miomarito, Cheddonna stava amabilmente conversando con la sua vicina di tavola quando, ad un tratto, aveva avvertito una presenza silenziosa alle sue spalle. Voltandosi per vedere di chi si trattasse, si era trovata di fronte Giulia, la figlia quattrenne del festeggiato, che la stava  guardando  con un sorriso furbetto negli occhi mentre le tirava energicamente  la manica del golfino per attirare la sua attenzione.
“Ciao, tesoro!” aveva esordito Cheddonna, sfoderando il suo miglior sorriso, e allentando senza parere la presa di Giulia sul suo prezioso cachemire.
“Che bella, la tua Barbie! Sai che quando ero piccola ne avevo tantissime e ci giocavo sempre?”
“:….”
Giulia l’aveva guardata senza battere ciglio, poi le si era avvicinata ancor di più e le aveva sussurrato:
 “Voglio giocare con quello lì…” indicando IlPrincipe, il quale, unico adolescente tra i figli degli invitati, se ne stava in disparte a giocare a Minecraft.
“Ehm…perchè non provi a chiederglielo?” le aveva risposto Cheddonna, che immaginava già quale sarebbe stata la reazione del figlio.
“No, dai, chiediglielo tu!” aveva insistito la piccola, saltellando ora su un piede ora sull’altro, impaziente.
“Ehm..IlPrincipe, questa simpaticissima bambina vorrebbe giocare con te…Vero che non ti dispiace?” si era  infine decisa a domandargli, attendendo l’imminente deflagrazione.
IlPrincipe, alzando distrattamente la testa dal tablet, si era trovato di fronte due occhi grandissimi che lo fissavano adoranti.
“No, la nana, no…” pensava tra sé, squadrando quella bimbetta che stringeva tra le mani una Barbie, e ne protendeva un’altra verso di lui.
“Ehm…no!”avrebbe semplicemente risposto, come il protagonista di “Cattivissimo me” in una scena che gli era sempre piaciuta e, distogliendo lo sguardo da quella piccola scocciatrice, sarebbe tornato a tuffarsi nel suo videogioco. Lei sarebbe rimasta a guardarlo per un bel po’, mentre lui avrebbe dimenticato in fretta il suo sguardo deluso. Be’, forse non poi così tanto in fretta. E’ difficile scordarsi due occhi che ti guardano così.
“Vabbè, dai, giochiamo, ma solo per cinque minuti. E, soprattutto, non dirlo a nessuno!”

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