Il primo giorno di scuola di Cheddonna


Cheddonna ricordava il suo primo giorno di scuola come  fosse ieri.
Il dottor Dante e la signora Berenice, i suoi genitori, avevano lasciato lei e Cheddolce, che frequentava la quinta, all’ingresso della scuola, raccomandando a quest’ultima di accompagnare la sorellina in classe, dato che si era già fatto molto tardi.
Naturalmente Cheddolce, non appena l’auto dei genitori aveva svoltato l’angolo della strada, aveva  raggiunto le sue compagne, lasciando la piccola Cheddonna sola in mezzo al grande atrio ormai vuoto.
Le maestre delle prime avevano già fatto l’appello, dividendo i bambini  nelle varie sezioni, e li avevano accompagnati in classe.
Un bidello con un lucido distintivo all’occhiello le si era avvicinato e le aveva chiesto il suo nome.
“Mi chiamo Cheddonna” aveva risposto lei, un po’ intimorita dalla divisa che l’uomo indossava.
Quest’ultimo dopo aver scorso gli elenchi degli alunni affissi alla parete, l’aveva accompagnata nella sua aula: la prima A. Dentro, seduti composti nei banchi, su due file divise da un corridoio centrale, c’erano venticinque bambini, che ascoltavano in silenzio l’appello che la maestra aveva già cominciato a fare, pronti a rispondere “Presente!”, non appena avessero sentito il loro nome, come era stato loro insegnato.
Quando il bidello aveva aperto la porta, venticinque testoline si erano girate verso la nuova arrivata, proprio mentre la  maestra  stava chiamando il suo nome per la seconda volta.
Cheddonna aveva risposto all’appello, poi aveva attraversato il corridoio, un passo dopo l’altro, trafitta da cinquanta occhi curiosi: il peggiore incubo di qualsiasi bambino, il primo giorno di scuola.
Non per lei, che  certo non era una bambina qualsiasi.
Camminando leggiadra tra due ali di folla come su un red carpet, aveva raggiunto l’unico banco ancora libero, e si era seduta accanto a un bambino dai riccioli biondi, il più carino della classe, a quanto aveva potuto vedere guardandosi intorno.
“Sì” aveva risposto più tardi ai genitori, “mi piace proprio andare a scuola!”

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