Nella notte più scintillante dell’anno, quella in cui sembra che tutto possa accadere, la televisione, lasciata accesa in sottofondo, trasmetteva il volto lampadato del presentatore di turno, pronto a scandire il coro del count-down  che, da sempre, segna il confine tra un anno morente e ormai buono per il macero e un anno nuovo, e per ciò stesso migliore, se non altro perché ancora tutto da scrivere.
Il pensiero di ognuno, dai diversi luoghi dove stava trascorrendo quell’ultima manciata di ore che lo separava dalla promessa di una nuova vita, correva a ciò che era stato, e a ciò che sarebbe stato nell’anno nuovo, come se un’unica, gigantesca stella cadente stesse attraversando il cielo nerissimo di quella notte e invitasse ciascuno a esprimere un desiderio.
“Sposare la Fulvia”pensava Unozio, sognante;
“Avere un altro figlio” fantasticava la Fulvia, guardando il piccolo “Che”;
“Avere un altro figlio???” pensavano contemporaneamente Tuttisuoi? e Anchemiei, guardando la loro “squadra di calcio”;
“Lavorare un po’ meno e trovare più tempo per me stesso e per i miei cari” pensava Miomarito, guardando IlPrincipe e Cheddonna;
“Trovare un lavoro vero” pensava Khrisna, l’indiano che vendeva  rose al semaforo prima che  una rotatoria glielo portasse via;
“….”   pensava IlPrincipe, perché i pensieri degli adolescenti sono criptati, spesso anche per loro stessi;
” Perdere due o tre chili” pensava Cheddonna, come quasi tutta la popolazione occidentale, dopo le feste ” e pubblicare il mio secondo libro di Ricette improponibili“;
“Vivere per vedere come andrà a finire questo 2015!Se così vorrà il Signore” pensava NonnaNenna, stringendo forte il suo bicchiere di spumante.

Il discorso che il papa venuto dalla fine del mondo aveva rivolto alla curia romana, tre giorni prima di Natale, era rimbombato tra le pareti della sala Clementina, rimbalzando di agenzia in agenzia, di social in social, prima ancora che i porporati riuniti ad ascoltarlo ne avessero afferrato pienamente il significato.

Parole come “schizofrenia esistenziale”, “Alzheimer spirituale”, “malattia della faccia funerea”, erano risuonate come rintocchi di campane a morto nelle orecchie degli astanti, privandoli, per qualche istante, della favella.
Loziovescovo aveva accusato il colpo e se ne stava in silenzio, col capo chino. 
Intorno a lui, dopo lo sconcerto iniziale, si era scatenato l’inferno. “Certo, ha ragione il papa!” diceva un giovane monsignore, dal volto scavato  e arcigno “Qui a Roma sono tutti pronti a criticare gli altri e ci sono colleghi che  farebbero qualsiasi cosa per screditare i loro competitors!”
“Hai ragione” era intervenuto un altro, “uno si impegna, programma, non fa un giorno di ferie in un anno e ottimizza il tempo per rendere più efficace la pastorale e poi arriva il solito raccomandato che gli soffia il posto!”
“Beh, però, a dirla tutta, anche il papa che dà degli esibizionisti a noi e poi va in giro conciato come un barbone,  solo per farsi vedere…con quelle scarpacce nere e quella focus di dieci anni fa, perché i preti, dice lui, devono andare in giro su auto modeste! ” aveva mormorato un porporato che aveva da poco traslocato in un attico di 700 m quadrati. Qualcuno aveva assentito col capo, altri avevano preferito non prendere posizione, perché, si sa, in certi ambienti anche i muri hanno le orecchie.
Il papa aveva poi concluso il discorso dicendo che i sacerdoti sono come gli aerei: fanno notizia solo quando cadono, ma ce ne sono tanti che volano.
Loziovescovo, con una faccia da funerale, aveva chiesto a don Travet, che lo aveva accompagnato all’udienza e che era rimasto tutto il tempo a inviare sms e a twittare i rumors dei cardinali in platea, di riportarlo subito a casa. Aveva un gran mal di testa e quella sera doveva assolutamente presenziare a una noiosissima cena con il cardinale per l’assegnazione di un nuovo, prestigiosissimo incarico che,  in spirito di obbedienza e umiltà, si intende, aveva tutta l’ intenzione di accettare. Oltre tutto non era nemmeno sicuro che la perpetua gli avesse ritirato dal sarto la talare nuova, scelta per l’occasione su consiglio della nipote, Cheddonna.
Eppure, a bordo del potentissimo fuoristrada lanciato a folle velocità, che don Travet aveva acquistato recentemente,  Loziovescovo si era lasciato alle spalle il malumore di prima.
“Sembra di volareeeee!”aveva urlato, dimentico di tutto, e di nuovo felice.

Mercoledì 17, cena della Onlus “Aiuta che il Ciel ti aiuta“, giovedì 18 conferenza al M.A.M.A (movimento anonimo mamme apprensive) dal tema “Come dire a un figlio adolescente che Babbo Natale non esiste senza traumatizzarlo”, venerdì 19 festa della squadra di polo de IlPrincipe, sabato 20 aperitivo con scambio di auguri del circolo del tennis e serata di fine anno del gruppo di Pilates, domenica 21 saggio di pianoforte con musiche natalizie de IlPrincipe, lunedì 22 cena con i colleghi di Miomarito, martedì 23 recita dell’asilo del “Che”, il figlio della sua amica Fulvia e mercoledì 24 messa della vigilia, perché come diceva NonnaNenna, “almeno a Natale!”. 

Un delirio, insomma.

Cheddonna guardava la vecchia agenda ormai giunta alla fine dei suoi giorni, così fitta di impegni e ormai pronta a essere sostituita da una nuova fiammante. 
Immaginava quelle pagine nuove tutte da scrivere e pensava che, se mai fosse sopravvissuta a quella settimana da incubo che la separava dal Natale, avrebbe cercato, tra i propositi per il nuovo anno,  di lasciarne anche qualcuna vuota.

“Allora siamo d’accordo, a Natale tutti a casa tua!” aveva detto Cheddolce, chiudendo la telefonata ancor prima di ascoltare la risposta della sorella.
Non che a Cheddonna dispiacesse, intendiamoci, ma magari con un po’ di preavviso in più…
Adesso che mancavano solo nove giorni al Natale, Cheddonna pensava a cosa avrebbe potuto preparare per strabiliare i suoi ospiti.
“Già, ma in quanti saremo?”si domandava, pensando a come disporli nel grande salone.
“Vediamo: lPrincipe, Miomarito ed io, Cheddolce, Giannicaro, la Kikk@ e Pittibimbo, NonnaNenna, la Fulvia, Unozio e il piccolo “Che”, Miasuocera e Suomarito. Ah, e forse mamma e papà…”aveva sospirato Cheddonna, che ancora non sapeva se i suoi genitori, il dottor Dante e la signora Berenice, avrebbero passato le feste con loro o, come al solito, sarebbero partiti per le Maldive.
“Tredici a tavola …Non sono certo superstiziosa, ma speriamo che vengano anche loro!” pensava.
“Cosa posso preparare? Uhm: qualcosa di classico, direi.Per l’ antipasto crostini al patè de fois gras, capesante dell’Atlantico, ostriche concave della Normandia, e naturalmente panettone gastronomico al salmone e caviale. Come primo, crespelle ai funghi porcini e per secondo faraona con patate novelle. Per finire, panettone, rigorosamente senza canditi, che  IlPrincipe detesta,  con crema di mascarpone  e  cacao belga.Frutta secca e torrone artigianale.  Del vino e dello champagne ti occupi tu, vero tesoro?” aveva concluso, rivolgendosi a Miomarito, che la stava guardando, con un’espressione divertita sul volto.
“Beh? Che c’è da ridere?”gli aveva chiesto Cheddonna, impermalita.
“Nulla, cara. E’ solo che hai scelto un menù impegnativo. Sei certa di riuscire a fare tutto da sola?” aveva risposto lui, soffocando  a stento una risatina.
“Che? Cucina la mamma?No, la lavanda gastrica a Natale non la voglio fare!”” si era intromesso IlPrincipe, sghignazzando senza ritegno.
Cheddonna era molto contrariata. “Tu quoque, IlPrincipe, fili mi!” pensava, sfogliando nervosamente le pagine del catalogo  che aveva appena finito di  consultare.
“Lo vedrete! Sarà un pranzo di Natale coi fiocchi”aveva tuonato lei, toccata nell’orgoglio, poi, tra se e sé. “Dopo tutto c’è sempre Clicca il peperone!”

Da qualche mese Cheddonna aveva cominciato a pubblicare un blog di cucina, “Oui, je suis Cheddonna”, ma il suo sogno era sempre stato quello di scrivere un libro  di ricette. Del resto, pensava, se l’hanno fatto la Parodi e la Clerici, perchè non potrei riuscirci anch’io?
IlPrincipe, sghignazzando, le aveva detto che solo se avesse vinto un’edizione di “Bake off” avrebbe avuto una speranza di pubblicare il suo libro, ma che ciò era assolutamente impossibile, date le sue scarse doti culinarie. Forse, se mai avessero pensato a un’edizione speciale di “Bake off surgelati”, avrebbe avuto qualche chance.
Miomarito, diplomaticamente, era rimasto in silenzio, ma si sa che chi tace acconsente.
Cheddonna non si era data per vinta e aveva bussato a molte porte, ricevendo, come tutti gli autori esordienti, secchi rifiuti e anche qualche lusinghiera proposta. Peccato che queste ultime prevedessero l’acquisto, da parte dell’autrice, di tutte le copie stampate.
Finché, un giorno, la casa editrice Thot  l’aveva contattata per proporle una collaborazione.
“Siamo molto interessati alla sua opera”le aveva scritto Leditore, proponendole un incontro per discutere dei particolari.
Cheddonna era al settimo cielo. La casa editrice Thot era la stessa che aveva pubblicato “Lettere da ritrovare“, di Wingardium Gavioso, un libro che l’aveva letteralmente stregata, facendola sentire come sospesa a mezz’aria. Ed era esattamente così che si sentiva ora.
Finalmente,  una vera casa editrice riconosceva  il suo talento!
“Si accomodi, Cheddonna” le aveva detto Leditore, un uomo con occhi e capelli fiammeggianti.
“La nostra casa editrice ha diverse collane: romanzi, gialli, poesia e anche divulgazione scientifica. Io stesso ho recentemente composto  un poema cavalleresco in ottave ambientato nel mondo dei primati “Il babbuino furioso”, che uscirà a breve.Ma veniamo a noi: come le dicevo, abbiamo trovato il suo libro interessante, irresistibile, direi.”
Cheddonna lo ascoltava, rapita.La sua autostima stava raggiungendo vertici assoluti.Chissà che faccia avrebbero fatto, IPrincipe e Miomarito!
“La sottile ironia di quelle ricette improponibili, in un panorama letterario ormai saturo di libri di cucina di ogni genere è semplicemente fantastica! Brava, la sua è un’idea vincente!Potremmo intitolarlo ‘La cucina di sussistenza di Cheddonna’ e naturalmente inserirlo nella nostra collana di libri comici. Sarebbe un’ottima strenna natalizia, non le pare?”
“Improponibili? Le mie pennette al tonno ‘Ultima spiaggia‘ condite con una scatoletta di tonno versata sulla pasta appena scolata e i miei medaglioni ‘Ice and fire’ scottati in padella ancora surgelati? Ma se IlPrincipe e Miomarito li mangiano tutti i giorni !”pensava Cheddonna, piccata.
Ma poco importava, del resto “non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”, ma questo, a Miomarito e IlPrincipe, non lo avrebbe detto.

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