Alzheimer spirituale e altri malanni


Il discorso che il papa venuto dalla fine del mondo aveva rivolto alla curia romana, tre giorni prima di Natale, era rimbombato tra le pareti della sala Clementina, rimbalzando di agenzia in agenzia, di social in social, prima ancora che i porporati riuniti ad ascoltarlo ne avessero afferrato pienamente il significato.

Parole come “schizofrenia esistenziale”, “Alzheimer spirituale”, “malattia della faccia funerea”, erano risuonate come rintocchi di campane a morto nelle orecchie degli astanti, privandoli, per qualche istante, della favella.
Loziovescovo aveva accusato il colpo e se ne stava in silenzio, col capo chino. 
Intorno a lui, dopo lo sconcerto iniziale, si era scatenato l’inferno. “Certo, ha ragione il papa!” diceva un giovane monsignore, dal volto scavato  e arcigno “Qui a Roma sono tutti pronti a criticare gli altri e ci sono colleghi che  farebbero qualsiasi cosa per screditare i loro competitors!”
“Hai ragione” era intervenuto un altro, “uno si impegna, programma, non fa un giorno di ferie in un anno e ottimizza il tempo per rendere più efficace la pastorale e poi arriva il solito raccomandato che gli soffia il posto!”
“Beh, però, a dirla tutta, anche il papa che dà degli esibizionisti a noi e poi va in giro conciato come un barbone,  solo per farsi vedere…con quelle scarpacce nere e quella focus di dieci anni fa, perché i preti, dice lui, devono andare in giro su auto modeste! ” aveva mormorato un porporato che aveva da poco traslocato in un attico di 700 m quadrati. Qualcuno aveva assentito col capo, altri avevano preferito non prendere posizione, perché, si sa, in certi ambienti anche i muri hanno le orecchie.
Il papa aveva poi concluso il discorso dicendo che i sacerdoti sono come gli aerei: fanno notizia solo quando cadono, ma ce ne sono tanti che volano.
Loziovescovo, con una faccia da funerale, aveva chiesto a don Travet, che lo aveva accompagnato all’udienza e che era rimasto tutto il tempo a inviare sms e a twittare i rumors dei cardinali in platea, di riportarlo subito a casa. Aveva un gran mal di testa e quella sera doveva assolutamente presenziare a una noiosissima cena con il cardinale per l’assegnazione di un nuovo, prestigiosissimo incarico che,  in spirito di obbedienza e umiltà, si intende, aveva tutta l’ intenzione di accettare. Oltre tutto non era nemmeno sicuro che la perpetua gli avesse ritirato dal sarto la talare nuova, scelta per l’occasione su consiglio della nipote, Cheddonna.
Eppure, a bordo del potentissimo fuoristrada lanciato a folle velocità, che don Travet aveva acquistato recentemente,  Loziovescovo si era lasciato alle spalle il malumore di prima.
“Sembra di volareeeee!”aveva urlato, dimentico di tutto, e di nuovo felice.

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