Bannatio memoriae


All’inizio del nuovo anno, davanti alla pagina  che quantificava in centonovantotto il numero dei suoi amici virtuali, Cheddonna considerava che, di  questi, almeno una ventina erano per lei perfetti sconosciuti, amici di amici di amici, e altrettanti erano vecchi conoscenti ritrovati dopo tanti anni su Facebook e immediatamente dimenticati. Pensava che, anche se non era primavera, era arrivato il momento di fare un po’ di pulizia, per liberare l’energia, come suggeriva il Feng-shui. 
“Vediamo…Clarabella96? Via. Lorenzoilmagnifico? anche. Mario Rossi? Ce ne sono addirittura 4. Eliminati pure loro” 
Cheddonna provava uno strano piacere nell’operare quei tagli. Si sentiva come un abile giardiniere quando pota una pianta, riuscendo a darle la forma desiderata. In preda a un delirio di onnipotenza, aveva cancellato decine di nomi, fermandosi, esausta, solo quando le pareva di aver fatto piazza pulita di tutti i rami secchi
“Ben fatto!” si era congratulata con se stessa Cheddonna, e si  apprestava a chiudere la pagina di Facebook quando l’occhio le era caduto nuovamente sul suo numero di amicizie. “99? Ma erano 101, ne sono assolutamente certa!” aveva esclamato, incredula.
“Vuol dire che…qualcuno mi ha bannata?Ma chi può essere stato, chi?” e aveva cominciato a consultare affannosamente la lista degli amici rimasti. “Ah-ah! Beccati!” aveva esclamato Cheddonna, constatando che i due fedifraghi erano rispettivamente Metallopesante, un chitarrista heavy metal sovrappeso, e Selatirachécel’hasololei, la mamma di un compagno di IlPrincipe ai tempi della scuola materna, che non vedeva da almeno dieci anni. 
Nella Roma antica, in casi gravissimi, veniva decretata la damnatio memoriae, una sentenza per effetto della quale veniva cancellato da iscrizioni e documenti ogni ricordo della persona colpita da tale decreto, condannandola, di fatto, all’oblio e alla morte sociale. Qualcosa di molto simile alla bannatio memoriae dei giorni nostri, pensava Cheddonna, rabbrividendo.

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