Il "Che"


Un inedito, ritrovato per caso, che racconta la nascita del “Che” e che non ricordavo quasi più di aver scritto, nel 2009…


“Stanza 68: ci siamo!” disse Cheddonna, rivolgendosi al drappello di donne che la seguiva per i corridoi del reparto maternità. Ai lati della porta, due fiocchi azzurri annunciavano allegramente l’arrivo di due nuovi rappresentanti dell’altra metà del cielo.
“Allora è un maschietto!” esclamò NonnaNenna che, guardando la forma della pancia della Fulvia, si era già fatta una sua idea.
“Sì” confermò Cheddonna, la prima ad aver ricevuto la notizia.
“E come l’ha chiamato?” si informò Cheddolce, alla quale la mancanza di notizie procurava un certo disagio.
“Non l’ha ancora deciso…” bisbigliò Cheddonna, entrando per prima nella stanza, e rivolgendo un sorriso smagliante alla Fulvia, che stava seduta accanto alla finestra, con l’aria stanca e ancora un po’ sofferente di chi ha appena partorito.
“Quando è nato Bimbo-x ho avuto un travaglio di trentasei ore, poi mi hanno indotto il parto, e siccome non si decideva a nascere mi hanno dovuto fare il cesareo!” disse Laluisa, che cercava di essere solidale.
“Ah, no!” ribatté Cheddonna”io il cesareo l’ho preteso! Mi sono addormentata e, al risveglio, era tutto finito. Ma perché soffrire inutilmente, dico io?!”
“Una volta che il bambino è nato è tanta la gioia che si dimenticano subito i dolori del parto!” concluse saggiamente NonnNenna.
Su un lato della stanza, una parete di vetro divideva una piccola nursery dal resto del mondo, dentro, l’una accanto all’altra, c’erano due culle. Un cartellino posto sopra ognuna di esse forniva ai visitatori alcune notizie sul suo occupante, come la data di nascita e, naturalmente, il nome.
Una donna in camicia da notte a fiorellini stava amorevolmente posando nella culla di destra un paffuto neonato di nome Otto.
“Tedeschi?” chese sottovoce Laluisa alla Fulvia, indicando le due figure al di là del vetro.
“No…famiglia numerosa” rispose quest’ultima, suscitando un coro di esclamazioni da parte del suo uditorio.
“Cioè scusa? Tipo che questo dovrà dividere la wii e la playstation con altri sette fratelli? Ma non esiste! Per me già un fratello è troppo!” esclamò la Kikk@, la figlia di Cheddolce, guardando l’espressione stralunata di sua madre e riassumendo in una sola frase i molteplici sentimenti delle altre compagne di visita.
Il cartellino sull’altra culla recava scritta la sola data di nascita.
“Gli vorrai dare un nome a ‘sto porbalen, o no?” disse NonnaNenna, sgridando affettuosamente la Fulvia.
“Si chiama Ernesto” annunciò la Fulvia, “…come il “Che”…”
“Sempre meglio di Fidél, che faceva tanto discount!” commentò Cheddolce, guardando Cheddonna di sottecchi.
Quest’ultima, seduta accanto all’amica, si stava informando sulle sue condizioni di salute.
“Che faccia stanca, ma ti lascia dormire?
“Un pochino…” cominciò a dire la Fulvia, subito interrotta da un: “Ah, è finita la pacchia, tesoro! Scordati di dormire per i prossimi tre anni!” che Laluisa pronunciò annuendo con aria dolente.
“Ma dai! Kikk@ e Pittibimbo non mi hanno mai fatto perdere una sola notte” intervenne Cheddolce.“A Giannicaro piaceva tanto dar lorro la pappa notturna!” aggiunse.
Sulla stanza era sceso un silenzio imbarazzato. Mai come in quel momento l’assenza di Losplendido era apparsa evidente agli occhi di tutti.
NonnaNenna, con una prontezza di spirito direttamente proporzionale all’età, fu la prima a rompere il gelo. “ Ma lo sai che è bello, proprio come te? Sono sicura che sarà anche buono come il pane e che ti darà tanta gioia!”

La Fulvia le fece l’occhiolino. Da ieri la sua vita era cambiata per sempre, ma la cosa le piaceva moltissimo.

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