Anima e corpo


Le succedeva da sempre, ogni volta che un’immagine o una parola entravano in collisione con una delle sue corde più profonde, provocandole un’emozione forte.

Bastava che  il telegiornale le gettasse in faccia una delle tante tragedie della guerra, o il racconto agghiacciante di un’ennesima violenza impunita e subito Cheddonna si sentiva addosso tutta l’angoscia e lo smarrimento delle vittime. Le capitava di immaginare i loro pensieri e di provare la loro rabbia, di vivere la loro impotenza, e  il loro lutto.

Spesso, ascoltando la radio in macchina, si stupiva di osservare sul proprio volto, riflesso nello specchietto retrovisore, due pieghe amare ai lati della bocca,  una ruga netta in mezzo alla fronte, o una lacrima sfuggita al controllo e rotolata via.
Le capitava anche, però, di sorridere osservando un bambino abbracciare il suo cane e di sentirsi completamente in pace vedendo stagliarsi, dietro il cavalcavia, montagne bianchissime contro un cielo turchino, o di emozionarsi ancora per un film che aveva già visto almeno tre volte.
Si sentiva come una tabula rasa, capace di assorbire i sentimenti e le passioni di tutto il mondo, senza difese e senza limiti, come sono i  bambini, e i vecchi che hanno  veramente vissuto, e sentiva che questa empatia, tutto questo suo fondersi con le vite degli altri, senza mai perdere di vista la propria, era un’immensa risorsa, una fonte inesauribile di energia e passione: il segreto per amarla sempre, la vita.

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