Passeggiando per il centro di Milano, dopo un’intensa mattinata di shopping, Cheddonna aveva voluto assolutamente fare una capatina in Duomo per ammirare la recente installazione di Tony Cragg per l’Expo 2015.

Miomarito, carico come un somaro di sacchetti di ogni colore e dimensione, avrebbe preferito fermarsi a bere un caffè, ma Cheddonna era stata irremovibile e aveva finito col trascinarlo con sé.

Dopo aver superato il posto di blocco all’ingresso :”Quanta sorveglianza, si vede che sono tempi brutti, questi!” aveva sussurrato lui, posando per un attimo il pesante fardello.
“Eccola, è la!” aveva esclamato Cheddonna con entusiasmo, indicando un enorme blocco di marmo bianco scolpito a spirali e volute dal titolo “Paradosso”. Forte del suo inglese rispolverato da ore di conversazione con le “Walkie-talkie mamas”, Cheddonna aveva voluto leggere la spiegazione dell’opera in lingua originale, constatando con piacere di aver tradotto perfettamente il testo, per quanto il senso le sfuggisse completamente.
“Quanto marmo sprecato!pensa cosa ne avrebbero fatto Michelangelo o Canova, di un blocco di queste dimensioni!”aveva esclamato Miomarito, scuotendo la testa.
Cheddonna, augurandosi che nessuno dei turisti dagli occhi a mandorla che si affollavano intorno alla statua parlasse italiano, aveva trascinato via Miomarito, dirigendosi verso la cripta.
“Ho letto che quaggiù è stata installata un’opera permanente di Mark Wallinger:”La via dolorosa”aveva spiegato lei, a bassa voce “Ma non vedo cartelli …Ah, ecco, dev’essere là dentro” e trascinandosi dietro un recalcitrante Miomarito, era entrata in un’angusta saletta, dove, sulla parete di fondo, era proiettata la scena di un film. Solo che, proprio al centro, c’era un enorme quadrato nero che lasciava intravedere solo la cornice dello schermo.
“Lo vedi anche tu?” aveva chiesto Miomarito, temendo seriamente di avere avuto un distacco di retina.
“Ma sì, certo! E’ un effetto voluto dall’autore! La proiezione del “Gesù” di Zeffirelli, che dura circa 18 minuti, si percepisce ai margini del quadrato nero, nel buio totale della sala, piccola e angusta e anch’essa di forma quadrata. E’ arte concettuale, no?”gli aveva risposto Cheddonna, alzando gli occhi al cielo.
Miomarito era rimasto in silenzio per qualche istante, poi non era riuscito a trattenersi “Secondo me, come direbbe Fantozzi, quest’opera è un po’ come la corazzata Potëmkin: una….”ma non aveva potuto terminare la frase, perché Cheddonna, senza dare nell’occhio, gli aveva pestato violentemente un piede con tutta la potenza del suo tacco 12 e, inforcato un paio di occhiali total black, si era mimetizzata tra la folla, fingendo di non conoscerlo.

“Cosa prepari, stasera, per cena?” si era informata la Fulvia, che era passata a casa di Cheddonna per un saluto.
“Il risotto rosa ‘my way’, secondo la ricetta del mio libro ‘ La cucina di sussistenza di Cheddonna’, leggi, leggi tu stessa!”

In una pentola abbastanza capiente portate a bollore una quantità d’acqua sufficiente. Mettete a soffriggere della cipolla tritata (ottima quella surgelata, già pronta) in un’altra pentola con un filo d’olio (ci vuole il burro! dice Erasmo, ma io lo ignoro), e versate il riso, facendolo saltare leggermente. Versate  una bottiglia di passata di pomodoro  e due dadi direttamente nel riso, aggiungendo qualche mestolo di acqua bollente. In questo modo il brodo si formerà direttamente nella pentola, e non ne sprecherete nemmeno una goccia!
Se avete altro da fare, aumentate la quantità d’acqua e lasciate cuocere a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, fino a cottura ultimata. A fuoco spento, aggiungete una confezione di panna da cucina  e mantecate il tutto. servite con una foglia di salvia e del vino rosato.

La Fulvia l’aveva guardata, inarcando un sopracciglio. “Hai davvero intenzione di preparare un orrore simile? Fare il risotto è un’arte. Niente cipolla surgelata, per carità! E poi ci vogliono assolutamente il burro e il parmigiano. No, dico, i dadi direttamente nel riso, ma ti pare?” e così dicendo la Fulvia si era tolta il piumino e aveva indossato un grembiule, accingendosi a sostituire Cheddonna ai fornelli.
Quest’ultima, colta alla sprovvista, era rimasta a osservare l’andirivieni dell’amica, con la bocca aperta e il mestolo di legno in mano.
In pochi minuti la Fulvia aveva affettato due grosse cipolle di Tropea, tostato il riso, preparato il brodo, sfumato con mezzo bicchiere di Bonarda e mantecato con burro e parmigiano.
“Et voilà, è quasi pronto. Lascialo riposare per qualche minuto per completare la mantecatura e poi servilo con un buon vino rosso. Sentirai che bontà!” aveva concluso la Fulvia, togliendosi il grembiule. Il profumo era ottimo, in effetti, e la Fulvia era stata davvero carina, a improvvisarsi personal chef.
“Beh, perchè non ti fermi a cena con noi? “le aveva domandato Cheddonna, in bilico  tra orgoglio ferito e gratitudine.
“Magari un’altra volta…stasera esco a cena con Unozio:” e, infilatasi di nuovo il piumino, la Fulvia si era smaterializzata, proprio come la fatina di Cenerentola.
Più tardi aveva chiamato Cheddonna, per assicurarsi che il risotto fosse riuscito bene.
“Oh, sì!”aveva risposto quest’ultima, che aveva ancora l’acquolina in bocca, al ricordo. “Era buonissimo, davvero. Assolutamente all’altezza del mio!”

Al mercoledì sera, da vent’anni, Miomarito andava a giocare a calcetto con Erasmo e gli altri amici di sempre.
Cheddonna, allora, ne approfittava per guardare di nascosto, “Chi l’ha visto?”, sentendosi vagamente colpevole per quella
 sua deriva voyeuristica settimanale. Quella sera, però, alla televisione c’era uno dei film che più aveva amato, e visto
 innumerevoli volte: “Harry, ti presento Sally”.
Mentre sgranocchiava pop corn, accoccolata sul divano, accanto a NonnaNenna, i due protagonisti erano impegnati
in uno dei più celebri dialoghi del film, quello sull’amicizia tra uomini e donne:
“H: Ti rendi conto vero che non potremo mai essere amici?
S:Perché no?
H:Beh ecco… e guarda che non ci sto provando in nessunissimo modo. Uomini e donne non possono essere amici
 perché il sesso ci si mette sempre di mezzo.
S: No non è vero, io ho tantissimi amici maschi e il sesso non c’entra per niente.
H: Non è così.
S:Sì, invece.
H:No invece.
S: Si invece.
H:Tu credi sia così.
S:Stai dicendo che io ci vado a letto senza accorgermene?
H:No, sto dicendo che loro vogliono venire a letto con te.
S:Non è vero.
H:È vero.
S:Non è vero.
H:È vero.
S:E come lo sai?
H:Perché nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente, vuole sempre portarsela a letto.
S:Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?
H:No, di norma vuole farsi anche quella.
S:Ma se lei non vuole venire a letto con te?
H:Non importa, perché il click del sesso è già scattato quindi l’amicizia è ormai compromessa e la storia finisce li.
S:Credo che non saremo amici allora.
H:Credo di no.
S:Ah è un peccato. Eri l’unica persona che conoscevo a New York.”
“Ma non è vero!” aveva esclamato ad alta voce Cheddonna, facendo sobbalzare Nonnanenna, che stava schiacciando
il primo pisolino della serata. “Tra i miei amici ci sono anche alcuni uomini: i mariti delle mie amiche, per esempio…
Abbiamo tante cose in comune. Affinità intellettuali, lunghezze d’onda simili…
Non credo che nessuno di loro abbia mai pensato di portarmi a letto…anche se non potrei giurarci, dopo tutto. “
Nonnanenna la guardava, scettica.
“Beh, e poi c’è  Cheuomo, senza dubbio il mio migliore amico, insieme alla Fulvia…lui di certo non…”
 Beh, il fatto che fosse gay, forse, facilitava un po’ le cose, pensava Cheddonna,
 cercando un modo per sviare al più presto il discorso, ma per fortuna Nonnanenna, evidentemente poco interessata

 all’argomento, si era appisolata di nuovo.

Quando Miomarito, entrando nel salone di Fr@nko, il parrucchiere-estetista-guru di Cheddonna, aveva notato i nuovi macchinari all’ossigeno attivo e acido jaluronico che costui aveva da poco adottato nella lotta contro l’invecchiamento precoce, era stato come fulminato sulla via di Damasco.
“Vuol dire che con questo trattamento visage sembrerò davvero più giovane?” si era informato, un po’ timidamente, prendendo da parte l’abbronzatissimo e ossigenatissimo hair-stylist.
Quest’ultimo, contrariato per la  mancata attestazione di fiducia, lo aveva guardato imbronciato.
“Ma certoooo! Io lo faccio tutte le settimane, e guarda che pelle! Sembro un bambino!”aveva risposto, mettendo le mani a coppa sotto il pizzetto perfettamente curato.
Miomarito era rimasto conquistato dall’aspetto raggiante, senza dubbio effetto collaterale di un massiccio irraggiamento da U.v.a, del parrucchiere di Cheddonna.
Mentre quest’ultima, dopo tinta e piega, stava sperimentando un nuovo smalto color burgundy, Miomarito aveva deciso di sottoporsi al trattamento.
In un attimo si era trovato semi-sdraiato su una comoda poltrona massaggiante, con un asciugamano sotto la nuca e il divieto as-so-lu-to di parlare, per non inficiare l’effetto del miracoloso macchinario.
Con gesti solenni e ieratici, il volto concentrato e come ispirato, Fr@nko aveva cominciato a irrorare il viso di Miomarito con una piccola pistola che mescolava ossigeno e acido jaluronico.
“Vedi, caro? Questa metà del viso, che ho appena trattato, sembra quella di tuo figlio!”aveva cinguettato, soddisfatto.
Per la verità Miomarito, senza occhiali com’era, non riusciva a scorgere granché nel grande specchio che aveva davanti, ma sentiva la sua pelle morbida e rilassata come non accadeva da tempo.
Cheddonna, che aveva appena terminato la manicure, si era avvicinata, incuriosita dall’insolita scena.
Quando Fr@nko, visibilmente soddisfatto, aveva terminato il trattamento, Cheddonna si era trovata davanti un Miomarito di vent’anni più giovane, che pareva uscito da una foto del loro matrimonio.Sì, era proprio bello come allora, pensava, asciugandosi una lacrimuccia furtiva. Poi, rivolgendosi al parrucchiere, con voce lamentosa: “Fr@nko, devi farmi im-me-dia-ta-men-te  lo stesso trattamento che hai fatto a  Miomarito! Non vorrai mica che, vedendomi con lui,  mi prendano per una cougar col suo toy boy!”

“Il mio capo mi sta facendo mobbing.” era sbottata la Fulvia, durante una riunione del M.A.M.A ( movimento anonimo mamme apprensive) “Quando sono tornata al lavoro, dopo la nascita del “Che”, il mio posto era stato assegnato a un’altra, senza esperienza, ma soprattutto senza figli.”
“Certo gli uomini non le capiscono, queste cose” aveva commentato la Marty, mamma del Lolly.
“Eh, sì. Loro pensano solo al profitto, e non si preoccupano dei problemi di noi mamme” aveva aggiunto la Titty, mamma della Sissy.
“Ma non è un uomo! Si chiama Sandra, e lavorava con me nell’ufficio del nostro ex capo, prima che lui andasse in pensione. Non è mai stata una gran simpaticona, ma da quando è stata promossa è diventata insopportabile!”
“E le tue colleghe, cosa dicono?” si era informata Cheddolce, la sorella maggiore di Cheddonna.
“Il solito coro di lodi e complimenti per compiacerla, salvo poi giocare a freccette col suo didietro, che per inciso è di dimensioni assai ragguardevoli, non appena si volta”aveva risposto la Fulvia.
“Eh, già. Noi donne possiamo essere spietate, fra di noi” aveva aggiunto Lastregadisopra, che stava sicuramente pensando a Larovinafamiglie, quella che, anni addietro, le aveva portato via suo marito, Quelverme.
“Le nostre madri, ma anche noi, abbiamo parlato tanto di solidarietà femminile, di sorellanza, e adesso..” aveva aggiunto la Fulvia, sconsolata.
Cheddonna se ne stava in silenzio, riflettendo sulle parole dell’amica di sempre. Pensava alla freddezza con la quale alcune amiche di vecchia data avevano accolto la notizia che il suo libro di ricette “La cucina di sussistenza di Cheddonna” era stato pubblicato, o alla volta in cui, rappresentante di classe a capo di un drappello di madri inferocite con la professoressa di lettere, si era poi trovata completamente sola ad affrontarla.
Anche se, fin da bambina, aveva trovato assai più semplice stringere amicizia con i maschi, erano tante le donne con le quali si rapportava ogni giorno. Alcune le erano istintivamente simpatiche, per altre provava stima e ammirazione,  e con la maggior parte di loro condivideva quotidianamente spazi e idee, proprio come in quel momento, con le mamme del M.A.M.A.
Eppure, guardandosi intorno,in quella sala piena di donne dal volto sorridente e familiare, sentiva che solo su una di loro avrebbe potuto contare sempre, e non era certo sua sorella Cheddolce.

Mese per mese