Personal chef


“Cosa prepari, stasera, per cena?” si era informata la Fulvia, che era passata a casa di Cheddonna per un saluto.
“Il risotto rosa ‘my way’, secondo la ricetta del mio libro ‘ La cucina di sussistenza di Cheddonna’, leggi, leggi tu stessa!”

In una pentola abbastanza capiente portate a bollore una quantità d’acqua sufficiente. Mettete a soffriggere della cipolla tritata (ottima quella surgelata, già pronta) in un’altra pentola con un filo d’olio (ci vuole il burro! dice Erasmo, ma io lo ignoro), e versate il riso, facendolo saltare leggermente. Versate  una bottiglia di passata di pomodoro  e due dadi direttamente nel riso, aggiungendo qualche mestolo di acqua bollente. In questo modo il brodo si formerà direttamente nella pentola, e non ne sprecherete nemmeno una goccia!
Se avete altro da fare, aumentate la quantità d’acqua e lasciate cuocere a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, fino a cottura ultimata. A fuoco spento, aggiungete una confezione di panna da cucina  e mantecate il tutto. servite con una foglia di salvia e del vino rosato.

La Fulvia l’aveva guardata, inarcando un sopracciglio. “Hai davvero intenzione di preparare un orrore simile? Fare il risotto è un’arte. Niente cipolla surgelata, per carità! E poi ci vogliono assolutamente il burro e il parmigiano. No, dico, i dadi direttamente nel riso, ma ti pare?” e così dicendo la Fulvia si era tolta il piumino e aveva indossato un grembiule, accingendosi a sostituire Cheddonna ai fornelli.
Quest’ultima, colta alla sprovvista, era rimasta a osservare l’andirivieni dell’amica, con la bocca aperta e il mestolo di legno in mano.
In pochi minuti la Fulvia aveva affettato due grosse cipolle di Tropea, tostato il riso, preparato il brodo, sfumato con mezzo bicchiere di Bonarda e mantecato con burro e parmigiano.
“Et voilà, è quasi pronto. Lascialo riposare per qualche minuto per completare la mantecatura e poi servilo con un buon vino rosso. Sentirai che bontà!” aveva concluso la Fulvia, togliendosi il grembiule. Il profumo era ottimo, in effetti, e la Fulvia era stata davvero carina, a improvvisarsi personal chef.
“Beh, perchè non ti fermi a cena con noi? “le aveva domandato Cheddonna, in bilico  tra orgoglio ferito e gratitudine.
“Magari un’altra volta…stasera esco a cena con Unozio:” e, infilatasi di nuovo il piumino, la Fulvia si era smaterializzata, proprio come la fatina di Cenerentola.
Più tardi aveva chiamato Cheddonna, per assicurarsi che il risotto fosse riuscito bene.
“Oh, sì!”aveva risposto quest’ultima, che aveva ancora l’acquolina in bocca, al ricordo. “Era buonissimo, davvero. Assolutamente all’altezza del mio!”

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