Jump down, turn around…


La vita, in una famiglia numerosa, è basata su una ferrea organizzazione. Lo sapevano bene Tuttisuoi? e Anchemiei, i vicini di casa di Cheddonna, nonché genitori di Donato, Diletta, Beniamino, Matteo, Teodoro, Dorotea e Adessobasta, quando avevano deciso di assegnare a ciascuno dei figli qualche piccola incombenza da svolgere in casa. Preparare la tavola e sparecchiarla, ad esempio, o riordinare la propria camera, rifare il proprio letto e portare fuori la spazzatura.Piccole cose che, messe insieme, contribuivano al buon andamento della casa, alleggerendo un poco il carico di responsabilità dei genitori e, al contempo rendendo i ragazzi più responsabili e ordinati. Responsabili lo erano forse diventati, ma ordinati…no.
Un giorno Tuttisuoi?, tornata dal lavoro, era entrata per caso nelle loro camere, uscendone un istante dopo, in preda a una crisi di panico.  In quelle  dei più grandi, ormai adolescenti, vigeva il caos più totale: montagne di calzini sparsi tra il letto e la cesta della biancheria sporca, come tanti sassolini di Pollicino disseminati forse per timore di non ritrovare la strada, libri e fogli in precario equilibrio su scrivanie ingombre di piatti e bicchieri, ricordo di merende passate, vestiti ammassati l’uno sull’altro su sedie che parevano grattacieli malfermi…
In quelle dei piccoli lo scenario si ripeteva invariato, non fosse che, al posto di libri e calzini, c’erano giocattoli, pastelli e fogli dappertutto.
Tuttisuoi?, dopo aver dato i numeri per cinque minuti buoni, aveva inspirato profondamente e li aveva chiamati a uno a uno con l’intero nome di battesimo (fatto normalmente riservato solo alle grandi occasioni) e li aveva spediti nelle loro stanze.
“Potrete uscirne solo quando sarà nuovamente possibile varcare la soglia delle vostre camere senza correre il rischio di ferirsi o di contrarre qualche pericolosa malattia” aveva aggiunto poi, in tono che non ammetteva repliche.
L’espressione pentita sui loro visi aveva risvegliato in lei un istinto di protezione, facendola sentire  in colpa per essere stata così dura. Sentiva un suono debole provenire dal corridoio sul quale si affacciavano le stanze. “Stanno piangendo!” pensava “Forse stavolta ho davvero esagerato…”
Senza farsi vedere si era avvicinata, in ascolto. Il suono, ora più forte, non sembrava  quello del pianto; era, piuttosto, una melodia, che si ripeteva a volume sempre più alto, di stanza in stanza, ripetuto da tante voci insieme, come in un coro.
Tuttisuoi? nascosta dietro lo stipite della porta, aveva sbirciato in una delle stanze.
Donato, Beniamino, Teodoro e Matteo stavano effettivamente cantando, seguiti dalle sorelle e dal piccolo Adessobasta, una work song dei neri d’America:”Jump down, turn around, pick a bale of cotton”, mentre si passavano i vestiti da riporre e i calzini da buttare nel cesto, quasi fossero piante di cotone in qualche piantagione del Sud.
Tuttisuoi? era scoppiata a ridere, sollevata, pensando che aveva sì dei figli disordinati, ma davvero troppo simpatici!

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