Venerdì diciassette


Il convegno del M.AM.A (movimento anonimo mamme apprensive) previsto per quella mattina era intitolato “Rompere il display del cellulare porta sfortuna?: la superstizione ai tempi di Internet“.

Cheddonna  aveva preparato accuratamente la scaletta del suo intervento, che avrebbe dato il via al dibattito su vecchie e nuove superstizioni. 
Dopo aver sfatato alcune delle più comuni forme di scaramanzia, come quella di non passare sotto a una scala, non posare un cappello sul letto e non uccidere un ragno di mattina, avrebbe spezzato una lancia a favore dei gatti neri che, per colpa di un’assurda credenza, pativano da sempre un ostracismo del tutto ingiustificato.
“E’ assurdo che, ai giorni nostri, ci siano ancora persone che si lasciano condizionare da credenze così antiquate!”, pensava Cheddonna, mentre si preparava a uscire. 
Poco prima di varcare la soglia di casa, però, lo specchio dell’anticamera, leggermente incrinato, le aveva rimandato l’immagine di un’enorme, vistosissima smagliatura nei collant appena indossati, e Cheddonna era dovuta correre a cambiarsi.
“Accidenti, com’è tardi!” pensava, cercando dappertutto le chiavi di casa, che improvvisamente sembravano essersi volatilizzate.Giunta finalmente in garage aveva dovuto faticare non poco per far ripartire la sua auto, che proprio non ne voleva sapere di mettersi in moto e, manco a dirlo, aveva trovato almeno cinque semafori rossi, lungo la strada.
Imbottigliata nel traffico che, pur essendo solo le nove di mattina, sembrava quello dell’ora di punta, aveva acceso la radio, alla ricerca di un programma di intrattenimento.
Una conduttrice dalla voce sensuale stava dando il buongiorno agli ascoltatori appena sintonizzati: “Ben svegliati, amici alla guida, oggi è venerdì diciassette e, se mi state ascoltando dalla vostra auto, significa che non siete superstiziosi!”. Cheddonna aveva inchiodato l’automobile con una brusca frenata.
“Come, venerdì 17? Sulla locandina c’era scritto 18…”aveva esclamato, tutta tremante, rispondendo alla voce dentro l’autoradio.Poi, con una perfetta inversione a U, aveva girato l’auto e si era diretta verso casa. “Tanto” pensava “oggi, al convegno, non ci andrà nessuno”

2 pensieri riguardo “Venerdì diciassette

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