Il concetto non cambia (Lavori in corso II)


Con l’arrivo della primavera, Cheddonna aveva deciso che era arrivato il momento di dare un tocco di colore alla sua casa, imbiancando le pareti. Così, dopo essersi consultata con Archidelia, l’amico architetto, aveva chiamato Olaf, il muratore-imbianchino-tuttofare che le aveva ristrutturato il bagno due anni prima, impiegandoci tre settimane, dopo che le aveva assicurato che avrebbe portato a termine il lavoro in “massimoduegiornilavorativi” e causandole, così, un principio di esaurimento nervoso.
Del resto, alla fine, il bagno era venuto proprio bene, pensava Cheddonna, cercando di convincersi che, questa volta, non ci sarebbero stati intoppi, anche se il solo pensiero di incontrare di nuovo quell’omino indisponente e  misogino, dalla perenne sigaretta accesa, la metteva di cattivo umore. Aveva cercato, perciò, per quanto possibile, di evitare di incontrare Olaf di persona, delegando agli altri membri della famiglia la direzione  dei lavori, ed era uscita a fare shopping con la Fulvia.
Al rientro, quella sera, Cheddonna aveva constatato che la sala da pranzo era stata completamente imbiancata. La parete di fondo, come le aveva suggerito Archidelia, era di un bel rosso pompeiano, molto scenografico, a dire il vero, non fosse stato per l’orribile zoccolino di legno marrone, che spiccava sulla vernice brillante come un pugno nell’occhio.
“Non me n’ero accorto…” si era giustificato Miomarito, che era rientrato a casa solo nel breve tempo della  pausa pranzo.
“Boh?” aveva commentato IlPrincipe, uscendo dalla sua stanza per la prima volta in tutto  il pomeriggio.
“Marroneee?” aveva chiesto NonnaNenna, inforcando gli occhiali che era finalmente riuscita a trovare, dopo averli cercati per tutto il giorno.
Cheddonna, dopo aver inspirato profondamente, aveva chiamato Olaf, chiedendogli di colorare di rosso anche lo zoccolino.
“Certo, signò!” aveva risposto lui, serafico. “Massimoduegiornilavorativi e finiamo tutto. Ci vediamo lunedì.”
“Ma oggi è solo martedì…”aveva mormorato lei, guardando sgomenta i mobili ricoperti di cellophane e i cartoni sparsi dappertutto, sul pavimento. Sentiva, come un oscuro presentimento, che il peggio doveva ancora arrivare.

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