Come avesse fatto Tristina, la dark che un quarto di secolo prima percorreva i corridoi del liceo  trascinando al collo un pesante nodo scorsoio, a trasformarsi nella vaporosa signora bon ton, (o bon bon, a giudicare dal color confetto del suo completo pantalone) che sedeva sul palco di fronte a loro, restava un mistero inspiegabile, per Cheddonna e la Fulvia.
Tutto era cominciato qualche anno prima, quando Tristina era stata in terapia del dottor Mispiegachepensoebevimo’café, celebre psicologo comportamentista, teorico dei vantaggi del condizionamento operante di scuola pavloviana nella cura degli stati depressivi e ipocondriaci.
Il setting adottato dal dottor Mispiegachepensoebevimo’café prevedeva, oltre all’ascolto in loop della canzone “Tristezza, per favore va’ via” di Ornella Vanoni, la visualizzazione di immagini di contrattempi e situazioni infauste che possono facilmente verificarsi nella vita quotidiana, dalla perdita delle chiavi di casa a quella del lavoro, in climax crescente.
Dopo ogni immagine il paziente doveva ripetere la formula suggerita dal terapeuta “potrebbe esser peggio”, a mo’ di mantra.
Al termine di ogni seduta, prima di incassare l’onorario, il dottor Mispiegachepensoebevimo’café, che pur essendo napoletano doc non aveva mai imparato a preparare il caffè, era solito offrire al paziente di turno, al posto della fattura, un pessimo caffè lungo, osservandone attentamente le reazioni.
Il giorno in cui Tristina, dopo sette anni di terapia, aveva esclamato spontaneamente, posando la tazzina:”Potrebbe esser peggio!”, il dottor Mispiegachepensoebevimo’café”l’aveva dichiarata senz’altro guarita e le aveva regalato, come memento per il futuro, una copia di Pollyanna, la Bibbia di tutti gli ottimisti.
Per Tristina quel libro era stato una folgorazione sulla via di Damasco.
Dismessi gli abiti funerei e il trucco mortificante, aveva cominciato a vestirsi con colori sgargianti e a tingersi i capelli di un rosso sfavillante. Infine, aveva fondato il club “Amici di Pollyanna”, per far conoscere al mondo il libro che le aveva cambiato la vita, al grido di battaglia di “Mai più bicchieri mezzi vuoti!”
Stringendo fra le mani il mezzo bicchiere di spritz che un gentile cameriere le aveva appena offerto, dopo la riunione, Cheddonna pensava che, mezzo pieno o mezzo vuoto che fosse, aveva giusto bisogno di bere qualcosa.

Da ragazzina, dopo aver letto “Pollyanna”, Cheddonna era giunta alla conclusione che non sarebbe mai potuta diventare amica di una così. Troppo buona, troppo ottimista, troppo finta.
Crescendo, e attraversando le varie stagioni degli “ismi” ideologici e delle bandiere a tinta unita o arcobaleno, aveva finito col lasciarsele alle spalle, ed era giunta alla conclusione che anche l’ottimismo, specialmente quello acritico della “Sindrome di Pollyanna” può diventare un “ismo”, se non un vero e proprio disturbo mentale.
Quando la Fulvia le aveva detto che nella biblioteca cittadina si riuniva da qualche tempo il club “Amici di Pollyanna”, Cheddonna, sulle prime, non aveva voluto crederci.
“Addirittura un fan club dedicato a quell’ottimista sintetica? Voglio proprio vedere chi lo presiede!” e Cheddonna, dopo aver rispolverato l’armamentario da 007 che utilizzava per non farsi riconoscere quando pedinava IlPrincipe, e aver trascinato con sé la Fulvia, si era recata alla riunione del club, che si teneva, come di consueto, di lunedì.
La sala della biblioteca, di per sé abbastanza anonima, era addobbata con palloncini colorati e ghirlande fatte a mano dai partecipanti. Su un tavolo, in mezzo al corridoio centrale, c’erano dolci e tartine, bibite  e cupcakes di ogni colore e dimensione, come per una festa di compleanno.
Anche il clima era festoso, e il brusio di sottofondo, accompagnato da sorrisi radiosi e sonore risate, era il preludio di un momento atteso con ansia.
A un tratto, da una  porta laterale, era entrata la presidentessa, accompagnata da un applauso scrosciante. Indossava un tailleur pantalone rosa confetto, che strideva allegramente con la spumeggiante permanente rosso Tiziano, il fard rosa acceso e gli occhiali da sole a strisce gialle. Quando l’eco degli applausi si era un poco affievolito, la presidentessa aveva preso la parola, salutando il numeroso parterre e togliendosi gli occhiali.
Per un attimo Cheddonna aveva fissato, protetta dallo schermo dei suoi Rayban scuri, gli occhi di quella donna che le sembrava di conoscere.
“Ha qualcosa di familiare…ma dove l’ho già vista?” aveva sussurrato alla Fulvia, mentre si sforzava di ricordare. “Se avesse i capelli neri, il viso cereo e si vestisse di nero, direi che somiglia a quella dark, ti ricordi? Quella della terza A!”
“Chi? Tristina? Quella che girava sempre con un nodo scorsoio come collier?Seee, come no?” aveva commentato la Fulvia, sorridendo al ricordo.
“Vorrei ringraziare la presidentessa, Tristina, per l’invito” stava dicendo una delle relatrici, alla quale la donna vestita di rosa aveva appena ceduto la parola, lasciandone Cheddonna e la Fulvia del tutto prive. (continua…)

Copertina a cura di Francesco Agosti
Copertina a cura di Francesco Agosti

Proprio oggi il mio computer ha deciso di fare i capricci e ho dovuto organizzare il tutto su quello del mio compagno, che in queste quasi due ore dovrà farne a meno perché l’ho sequestrato ahahahah (Risata maligna).

Sono particolarmente contenta di ospitare Chiara Pesenti, perché quando iniziai a leggere i suoi racconti, appassionandomene tanto e subito, non sapevo che li avrei ritrovati tutti in un libro e pubblicato dal mio stesso editore.
Ed ecco la mia copia 🙂 Chiara non sa, ma l’ho iniziato a leggere in auto mentre l’elettrauto caricava la batteria alle 8 di mattina sul Lungomare di Napoli.

Ma iniziamo subito con una breve introduzione, poi l’intervista, alla fine della quale potete intervenire con le vostre domande. Chiara sarà online con noi dalle 17:30 alle 19. Per le domande che arriveranno dopo, avviserò io l’autrice in un secondo momento.
L’ironia è un’arte quando la si fa con classe, e Chiara Pesenti ce lo ha dimostrato nel suo libro “Il mondo di Cheddonna”: un libro che è uno spasso dal primo rigo all’ultimo, dove s’intrecciano verità quotidiane con battute di pura gaiezza.
Irriverente con garbo, sottilissima, ma pungente, Cheddonna ha il fascino della sobrietà ed è tutta piena di sé. Bella e intelligente. Tutta casa e amiche, ma… divertente da non mollare il volume per nulla al mondo! Per ridere, ridere e ridere ancora. Incontrerete personaggi come Lastregadisopra, L’inquietantevicinodicasa, Quelverme, Tuttasuopadre, Miomarito, IlPrincipe, Losplendido e tanti altri. Già a leggere la presentazione dei personaggi vi divertirete, garantito.
Ma com’è nato questo libro? Dovete sapere che Il mondo di Cheddonna è approdato come prima tappa sul sito mEEtale, una comunità di lettori e scrittori, dove, sotto mentite spoglie, ma non troppo, girovaga, a volte rumoroso, a volte silenzioso, Fabio Dessole di Edizioni Arpeggio Libero ed è stato proprio lui a contattare Chiara per la pubblicazione del libro e io ho contattato lui, chiedendo che cosa lo ha colpito de “Il mondo di Cheddonna”: l’originalità. Ed è effettivamente così. Ma attenzione, in questo libro l’autrice tratta anche tematiche che riguardano molto da vicino il nostro mondo, che per l’originale modo di rappresentarle, restano impresse nei ricordi.
E ora L’Intervista all’autrice 🙂

Ciao Chiara e benvenuta nel mio blog. Leggiamo dalla biografia… un marito, quattro figli, due cani e due tartarughe… direi Cheddonna! … Ma mi viene da chiedere, quando trovi il tempo di scrivere?

Ciao, Annalisa! In effetti il tempo per scrivere non è moltissimo, anche perché cerco di farlo quando sono sola, per non rubare spazio alla famiglia e al lavoro. Per fortuna hanno inventato il tele-lavoro e ciò mi permette di ritagliare delle ore per la scrittura quando i ragazzi sono a scuola.

Cosa dà ad una donna sposata e madre, concedere del tempo anche a sé stessa?

Credo sia fondamentale regalarsi del tempo, anche poco, per stare bene con sé stessi e non perdersi nei mille impegni di ogni giorno. Per farlo bisogna rinunciare ad avere il controllo su tutto, imparare a delegare qualcosa, a costruire “reti” di aiuto reciproco con altri genitori e a chiudere gli occhi su una casa imperfetta e, spesso, su quella che io chiamo “cucina di sussistenza”. Per fortuna i miei sono molto tolleranti, su questo!

Hai una passione sfrenata per i libri. Quale genere preferisci leggere e quale libro ha lasciato un’impronta importante nel tuo cuore?

Principalmente romanzi, anche se con Pirandello ho scoperto la bellezza dei testi teatrali. Quando un autore mi conquista cerco di leggere tutto ciò che ha scritto. È stato così per Calvino, Hesse, Marquez, la Allende, Pennac. Amo molto anche autori come Saramago, la Mazzantini e la Mazzucco. Ultimamente leggo spesso autori poco conosciuti, perché mi incuriosisce tutto ciò che è nuovo. Il mio libro “del cuore”, però, resterà sempre “Il piccolo principe” di Antoine de Saint Exupery, una fiaba trasversale, che ha il pregio di parlare, a diversi livelli, a piccoli e grandi. Pensa che lo colleziono in tutte le lingue del mondo e, per ora, ne ho una trentina di edizioni, perfino in dialetto meneghino!

Prima di addentrarci nel mondo di Cheddonna, hai scritto altro?

Da giovane scrivevo poesie piene di pathos, che oggi mi fanno un po’ sorridere. Crescendo ho scritto essenzialmente racconti brevi, alcuni seri, a volte drammatici, altri più ironici, sullo stile di Cheddonna, appunto.

“Il mondo di Cheddonna” è il tuo libro d’esordio. Come è nata Cheddonna, da cosa hai preso spunto?

Cheddonna è un personaggio nato inizialmente come lo stereotipo di un certo tipo di donna radical chic, snob e un po’ prepotente che mi trovavo spesso a frequentare e da cui volevo in qualche modo prendere le distanze. Piano piano, però, scrivendo di lei, ho imparato ad amare alcuni dei suoi difetti, e a scoprire lati del suo carattere sorprendentemente contraddittori. Non dimentichiamo che l’unica a prendersi cura della nonna ultranovantenne è proprio lei!
Gli spunti per scrivere le sue avventure arrivano spesso dalla realtà o da racconti di amici; qualche volta dall’attualità.

Quale tematiche affronti nelle avventure quotidiane di Cheddonna?

Al centro delle avventure di Cheddonna c’è l’ “umanità” in tutti i suoi aspetti relazionali e sociali; attraverso i suoi occhi vengono analizzati, col filtro dell’ironia, i rapporti tra moglie e marito, quelli tra madre e figlio, le piccole rivalità tra sorelle, le relazioni con i vicini di casa, ma anche tematiche più serie come l’educazione dei figli, la diversità , l’integrazione, il mobbing, la separazione e la vecchiaia.

Quanto c’è di te in lei? E le tue amiche sono anche un ottimo spunto?

La Cheddonna dei primi racconti, come dicevo prima, era molto diversa da com’è ora, era più un “tipo” che una persona. Nel corso degli anni e dei racconti, la sua personalità è diventata più complessa, proprio perché composta dai tratti di molte persone reali e, proprio per questo, credo che ora sia più facile riconoscersi in lei. In alcune delle sfaccettature del suo carattere, spero non quelle peggiori, c’è sicuramente anche un po’ di me. Per quanto riguarda le mie amiche, e in generale le persone che mi stanno intorno, vale ovviamente la frase “ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale”, anche se, pensandoci bene, ho trovato su internet una maglietta con la scritta “Sono uno scrittore, tutto quello che dici o che fai potrebbe essere usato in uno dei miei racconti” e pensavo di indossarla quest’estate…

Progetti in cantiere?

Ho cominciato da qualche mese a scrivere un romanzo, che potrei definire “psicologico”, se non detestassi le etichette di qualunque tipo e, contemporaneamente, continuo ad aggiornare il blog di Cheddonna; chissà che, prima o poi, non esca anche il secondo volume delle sue avventure!
Grazie Chiara e ora divertitevi a torturarla con mille domande.

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