"Ismi"


Da ragazzina, dopo aver letto “Pollyanna”, Cheddonna era giunta alla conclusione che non sarebbe mai potuta diventare amica di una così. Troppo buona, troppo ottimista, troppo finta.
Crescendo, e attraversando le varie stagioni degli “ismi” ideologici e delle bandiere a tinta unita o arcobaleno, aveva finito col lasciarsele alle spalle, ed era giunta alla conclusione che anche l’ottimismo, specialmente quello acritico della “Sindrome di Pollyanna” può diventare un “ismo”, se non un vero e proprio disturbo mentale.
Quando la Fulvia le aveva detto che nella biblioteca cittadina si riuniva da qualche tempo il club “Amici di Pollyanna”, Cheddonna, sulle prime, non aveva voluto crederci.
“Addirittura un fan club dedicato a quell’ottimista sintetica? Voglio proprio vedere chi lo presiede!” e Cheddonna, dopo aver rispolverato l’armamentario da 007 che utilizzava per non farsi riconoscere quando pedinava IlPrincipe, e aver trascinato con sé la Fulvia, si era recata alla riunione del club, che si teneva, come di consueto, di lunedì.
La sala della biblioteca, di per sé abbastanza anonima, era addobbata con palloncini colorati e ghirlande fatte a mano dai partecipanti. Su un tavolo, in mezzo al corridoio centrale, c’erano dolci e tartine, bibite  e cupcakes di ogni colore e dimensione, come per una festa di compleanno.
Anche il clima era festoso, e il brusio di sottofondo, accompagnato da sorrisi radiosi e sonore risate, era il preludio di un momento atteso con ansia.
A un tratto, da una  porta laterale, era entrata la presidentessa, accompagnata da un applauso scrosciante. Indossava un tailleur pantalone rosa confetto, che strideva allegramente con la spumeggiante permanente rosso Tiziano, il fard rosa acceso e gli occhiali da sole a strisce gialle. Quando l’eco degli applausi si era un poco affievolito, la presidentessa aveva preso la parola, salutando il numeroso parterre e togliendosi gli occhiali.
Per un attimo Cheddonna aveva fissato, protetta dallo schermo dei suoi Rayban scuri, gli occhi di quella donna che le sembrava di conoscere.
“Ha qualcosa di familiare…ma dove l’ho già vista?” aveva sussurrato alla Fulvia, mentre si sforzava di ricordare. “Se avesse i capelli neri, il viso cereo e si vestisse di nero, direi che somiglia a quella dark, ti ricordi? Quella della terza A!”
“Chi? Tristina? Quella che girava sempre con un nodo scorsoio come collier?Seee, come no?” aveva commentato la Fulvia, sorridendo al ricordo.
“Vorrei ringraziare la presidentessa, Tristina, per l’invito” stava dicendo una delle relatrici, alla quale la donna vestita di rosa aveva appena ceduto la parola, lasciandone Cheddonna e la Fulvia del tutto prive. (continua…)

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