download (3)“Losplendido ha chiamato ieri sera. Dice che si trasferirà in Italia, a casa di Labbra-a canotto, la sua nuova compagna, il mese prossimo. Così potrà vedere più spesso il “Che”, dice.
Come se gliene fosse mai importato, poi!”
La Fulvia parlava a raffica, accompagnando le parole con la gestualità esasperata che utilizzava solo quando era in preda all’agitazione.
Cheddonna guardava l’amica: il volto spigoloso, dall’espressione perennemente assorta e un po’ accigliata, come di chi si sforza di leggere tra le righe, i riccioli indomiti, tenuti discosti dal viso da una matita usata a mo’ di fermaglio, la ruga sottile che le tagliava in due la fronte e quelle, più marcate, ai lati della bocca: impronte di un’esistenza in equilibrio tra il pianto e il riso, l’impegno e la leggerezza. Il pancione del settimo mese e quei chili in più che spiccavano sul suo fisico di solito sottile, la rendevano più morbida, in un contrasto stridente con il tono aspro della sua voce e lo sguardo improvvisamente indurito.
“Tu come stai?” le aveva chiesto, soltanto.
La Fulvia aveva guardato Cheddonna, come se si fosse accorta solo allora della sua presenza.
“Sto bene! Unozio è un tesoro, e sono sicura che sarà un bravissimo papà per questo bambino, come lo è per il “Che”…”
“Ma?” l’aveva incalzata Cheddonna.
“Ma, dico io, Losplendido è scappato in Brasile perché non accettava l’idea di avere una famiglia e ora si vuole addirittura sposare con una donna che ha ben due figli, per di più adolescenti,  e dice di voler recuperare il tempo perduto con il “Che”. Ma ti pare possibile?”
Cheddonna guardava l’amica, pensierosa. No, non le pareva  possibile. Certo, la vita è strana,  le persone a volte cambiano, senza che abbiamo il tempo di accorgercene e forse, dopotutto, anche per Losplendido era stato così. Ma, davvero, mettersi con una che, nel 2015, ha ancora le labbra a canotto, deformate da iniezioni di silicone, non è proprio possibile.

Uno può essere un caso. Due una coincidenza. Tre una strana coincidenza. Quattro un vero e proprio trend.
I pappagalli 2.0, quelli che prima dell’arrivo dei social si limitavano a emettere fischi di approvazione al passaggio di una bella donna o a tentare un’avance più o meno diretta, ora avevano trovato terreno fertile nella rete, che dava loro l’opportunità di celarsi dietro un rassicurante anonimato.
A Cheddonna capitava sempre più spesso di imbattersi, nella sua casella di posta,  in messaggi di uomini sconosciuti, provenienti dalle più disparate parti del mondo.
“Ciao, Cheddonna, ho visto che hai scritto un libro interessantissimo: “Fornelli estremi: la cucina di sussistenza…”
“Davvero? Poi dimmi cosa ne pensi!”
“Ah, mi liquidi così…”
Oppure: “Sai che sei proprio una bella donna?”
“Felicemente sposata, però”
“Ma io non sono geloso!”
O anche: “Ciao, vorrei conoscerti meglio…”
“Io… anche no.”
Niente di volgare, per fortuna, né di particolarmente imbarazzante o inedito, e a Cheddonna capitava perfino di riderne insieme a Miomarito, quando glielo raccontava, ma quando, nello sbirciare i profili di coloro che le avevano scritto quei messaggi, si trovava di fronte le facce sorridenti di orgogliosi padri di famiglia con bimbi in braccio e mogli di fianco, pensava che, almeno, prima dell’avvento di facebook, i tentativi di abbordaggio si dovevano fare “de visu”, mettendoci, appunto, la faccia.

“Quest’anno andrò a fare un soggiorno-studio a Madrid” aveva detto Laurah, un giorno di febbraio, arrotolando pensosamente intorno a un dito una ciocca di capelli blu, sotto lo sguardo adorante de IlPrincipe.

“Quest’anno andrò a fare un soggiorno-studio a Madrid” aveva comunicato IlPrincipe a Cheddonna, sua madre, che, dopo l’esperienza in Inghilterra dell’anno passato, avrebbe preferito legarlo a una sedia, piuttosto che lasciarlo partire ancora. 
“Ma tesoro, qui in città c’è un’ottima scuola internazionale che organizza corsi full-immersion di svariate lingue. Perché non provi, ad esempio, a studiare il tedesco? La Germania, come la sua cancelliera, del resto, ha un certo peso, in Europa!” aveva provato a suggerirgli.
“Puah, con tutte quelle consonanti e quelle aspirate, il tedesco è solo un inglese per incazzati” aveva sentenziato lui, riducendo a zero ogni margine di trattativa. 
Così, seppur a malincuore, Cheddonna aveva acconsentito a lasciar partire IlPrincipe per l’assolata Spagna che, pensava lei, almeno è più vicina all’Italia…
IlPrincipe era al settimo cielo.
Solo che Laurah, all’ultimo momento, aveva deciso di cambiare destinazione, optando per l’Inghilterra, la meta scelta da moltissimi ragazzi del liceo artistico, come Luciamodella, Cessika e…Fighippo. 
Soprattutto Fighippo, il ragazzo più cool della scuola, pensava IlPrincipe, mentre tornava a casa trascinando con sé densi nuvoloni carichi di tempesta.
“Non vado più in Spagna” -aveva annunciato ai suoi genitori. 
Cheddonna non sapeva se essere più sollevata per il fatto che IlPrincipe non partisse, o più arrabbiata per aver gettato al vento i soldi del soggiorno-studio. Forse, dopotutto, era più dispiaciuta per lui, nel vederlo così.
“Domani ti iscrivo a quel corso di tedesco, che ne dici?”
Questa volta IlPrincipe non aveva avuto nulla da obiettare.

“Cheddonna, dove sono i fazzoletti? In questa casa non si trova mai niente!” aveva borbottato Miomarito, facendo lo slalom tra i mucchi di documenti dall’equilibrio precario che costellavano il pavimento del suo studio.
Cheddonna aveva provato a suggerirgli di riordinarli, catalogandoli e archiviando quelli che non gli servivano più; aveva provato a convincerlo che, dopo, avrebbe avuto tanto spazio in più per lavorare; lo aveva ripetuto allo sfinimento, fino a quando lui, visibilmente infastidito e in preda a un raptus di efficientismo, si era  messo ad armeggiare tra le carte, svuotando cestini e sbraitando ogni volta che, da un mucchio più alto e più instabile degli altri, cadeva qualche cartellina, sparpagliando fogli ovunque e costringendolo a una caccia al tesoro fuori programma.
In questi casi Cheddonna, dopo averlo mandato a quel paese, preferiva andare in un’altra stanza, per lasciare che se la sbrigasse da solo, e Miomarito, piano piano, provava a rimettere ordine nel suo mondo caotico.
Nella villetta beige di fronte al palazzo di Cheddonna Mr Beige, aiutato dalla moglie, era intento a riporre nell’armadio di rovere beige i suoi abiti appena stirati. Attraverso le finestre aperte, per il gran caldo di quei giorni, Cheddonna poteva udire i loro discorsi.
 Lei, sorridente nel suo tubino di lino beige, gli passava a una a una le polo a righe in filo di Scozia, le camicie, le giacche e i completi, tutti rigorosamente beige.
“Tieni caro” gli diceva.
“Cosa diresti se mettessimo tutte le polo da una parte, in gradazione, poi le camicie e le giacche e infine i pantaloni?”  rispondeva lui, rivolgendosi alla moglie con una cortesia
quasi affettata.
“Certo, è un’ottima idea” aveva risposto la moglie, con una nota di entusiasmo nella voce che a Cheddonna era suonata eccessiva. In tanti anni che abitava lì, li aveva sempre sentiti rivolgersi tra loro con quella cortesia da estranei, che la inquietava, in qualche modo.
“Possibile che, in vent’anni che sono sposati, non si siano mai mandati a quel paese?” pensava, chiudendo  la finestra.
Scuotendo la testa era tornata a spiare, di soppiatto, il lavoro di Miomarito, che aveva appena terminato di suddividere e accorpare pile e pile di documenti, secondo un criterio comprensibile soltanto a lui stesso. Sul pavimento leggermente impolverato, si poteva indovinare facilmente  lo spazio che occupavano fino a qualche ora prima. Lui l’aveva vista e le si era avvicinato, sorridendo.  “Scusa se mi sono arrabbiato, prima…avevi ragione tu, non si riusciva neanche a camminare!Hai visto che bel lavoro che ho fatto?” le aveva sussurrato, avvicinandosi per abbracciarla e indicandole con un gesto soddisfatto, i mucchi, di identiche dimensioni, degli stessi documenti, che ora occupavano altri punti della stanza.Cheddonna l’aveva guardato, divertita e rassegnata allo stesso tempo. “Del resto” pensava, citando Nietzsche, “bisogna avere ancora il caos dentro di sé per partorire una stella danzante”

Cheddonna ha quarantacinque anni, un marito, Miomarito, un figlio, IlPrincipe, e una vita straordinariamente normale.
Vive in una città di provincia, in un condominio che gli agenti immobiliari definirebbero “plurisignorile”, abitato da strani personaggi come Lastregadisopra, Laluisa, L’ inquietantevicinodicasa e la famiglia numerosa di Tuttisuoi? e Anchemiei.
Con lei, ormai da alcuni anni, vive anche NonnaNenna, un’ arzilla ultranovantenne che nessuno dei parenti ha voluto ospitare.
Attorno a Cheddonna ruotano personaggi come la Fulvia, ragazza madre attempata dalla vita sentimentale complicata, la sorella-rivale Cheddolce, e le mamme del caffè, appartenenti al movimento anonimo mamme apprensive, meglio conosciuto come il M.A.M.A.
Da quando IlPrincipe, il figlio adolescente, frequenta il liceo artistico, per Cheddonna è iniziata una nuova era. Sarà pronta ad affrontare tutto quello che il futuro ha in serbo per lei?
Composto da brevi episodi a sé stanti, questo romanzo “destrutturato”, tratto dall’omonimo blog, racconta vizi, abitudini e piccole manie del quotidiano che, attraverso il filtro dell’ironia, diventano occasione per ridersi addosso, perché, in fondo, “c’è un po’ di Cheddonna in ognuno di noi”.

Mese per mese