Mucchi di identiche dimensioni


“Cheddonna, dove sono i fazzoletti? In questa casa non si trova mai niente!” aveva borbottato Miomarito, facendo lo slalom tra i mucchi di documenti dall’equilibrio precario che costellavano il pavimento del suo studio.
Cheddonna aveva provato a suggerirgli di riordinarli, catalogandoli e archiviando quelli che non gli servivano più; aveva provato a convincerlo che, dopo, avrebbe avuto tanto spazio in più per lavorare; lo aveva ripetuto allo sfinimento, fino a quando lui, visibilmente infastidito e in preda a un raptus di efficientismo, si era  messo ad armeggiare tra le carte, svuotando cestini e sbraitando ogni volta che, da un mucchio più alto e più instabile degli altri, cadeva qualche cartellina, sparpagliando fogli ovunque e costringendolo a una caccia al tesoro fuori programma.
In questi casi Cheddonna, dopo averlo mandato a quel paese, preferiva andare in un’altra stanza, per lasciare che se la sbrigasse da solo, e Miomarito, piano piano, provava a rimettere ordine nel suo mondo caotico.
Nella villetta beige di fronte al palazzo di Cheddonna Mr Beige, aiutato dalla moglie, era intento a riporre nell’armadio di rovere beige i suoi abiti appena stirati. Attraverso le finestre aperte, per il gran caldo di quei giorni, Cheddonna poteva udire i loro discorsi.
 Lei, sorridente nel suo tubino di lino beige, gli passava a una a una le polo a righe in filo di Scozia, le camicie, le giacche e i completi, tutti rigorosamente beige.
“Tieni caro” gli diceva.
“Cosa diresti se mettessimo tutte le polo da una parte, in gradazione, poi le camicie e le giacche e infine i pantaloni?”  rispondeva lui, rivolgendosi alla moglie con una cortesia
quasi affettata.
“Certo, è un’ottima idea” aveva risposto la moglie, con una nota di entusiasmo nella voce che a Cheddonna era suonata eccessiva. In tanti anni che abitava lì, li aveva sempre sentiti rivolgersi tra loro con quella cortesia da estranei, che la inquietava, in qualche modo.
“Possibile che, in vent’anni che sono sposati, non si siano mai mandati a quel paese?” pensava, chiudendo  la finestra.
Scuotendo la testa era tornata a spiare, di soppiatto, il lavoro di Miomarito, che aveva appena terminato di suddividere e accorpare pile e pile di documenti, secondo un criterio comprensibile soltanto a lui stesso. Sul pavimento leggermente impolverato, si poteva indovinare facilmente  lo spazio che occupavano fino a qualche ora prima. Lui l’aveva vista e le si era avvicinato, sorridendo.  “Scusa se mi sono arrabbiato, prima…avevi ragione tu, non si riusciva neanche a camminare!Hai visto che bel lavoro che ho fatto?” le aveva sussurrato, avvicinandosi per abbracciarla e indicandole con un gesto soddisfatto, i mucchi, di identiche dimensioni, degli stessi documenti, che ora occupavano altri punti della stanza.Cheddonna l’aveva guardato, divertita e rassegnata allo stesso tempo. “Del resto” pensava, citando Nietzsche, “bisogna avere ancora il caos dentro di sé per partorire una stella danzante”

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