images (1)“Cosa ti avevo detto? Praticamente deserta!” aveva commentato Miomarito, gongolante, giungendo finalmente alla spiaggia denominata “Katabasis”, che in greco significa appunto”discesa”.
Duecento metri di scogliera a picco sul mare, più simile a una via ferrata che a un sentiero tra la gariga odorosa, panoramicissimo, in effetti, a patto di non soffrire di vertigini.
Dopo aver più volte ringraziato  Madre Natura di averla dotata di ben quattro arti di cui servirsi in simili frangenti, Cheddonna aveva optato, nei tratti più impervi, per la assai inelegante ma efficacissima discesa a toboga, o di sedere che dir si voglia,
La spiaggia, di sabbia dorata mista a grandi massi striati di verde e di nero era, in effetti, quasi completamente libera, e gli sparuti bagnanti si concentravano nella parte immediatamente a ridosso del sentiero, al di qua di un alto masso di limonite giallognola, oltre al quale si indovinavano alcuni radi ombrelloni e asciugamani stesi al sole.
“Andiamo laggiù!” aveva proposto Miomarito, dirigendosi a passo spedito oltre lo scoglio, dove, in lontananza, si intravvedevano alcune figure dai contorni indistinti rosa, bianche o nere.

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Alla fine l’aveva spuntata lui.
Dopo mesi di trattative, e il breve soggiorno d’ordinanza sulla riviera romagnola, Miomarito era riuscito a strappare a Cheddonna la promessa che quell’estate avrebbero trascorso una vacanza a stretto contatto con la natura, sulle spiagge in technicolor della ridente isola d’Elba.
Niente lidi attrezzati, naturalmente, solo litorali semideserti e calette nascoste, il sole in fronte e il rumore delle onde in sottofondo.
E così, con sdraio, ombrellone e un paio di voluminose e griffatissime borse da spiaggia, tutti rigorosamente caricati sulle spalle di Miomarito, Cheddonna e IlPrincipe arrancavano su un ripido sentiero costeggiato da macchie di tamerici salmastre, alla ricerca della spiaggetta che Miomarito si era prefissato di raggiungere.
“Dai, forza, che a quest’ora nell’appartata caletta di sabbia nera resa brillante dalla massiccia presenza di microcristalli di ematite e pirite  non troviamo nessuno!”aveva esclamato lui, incoraggiante.
“Sfido! Con una strada così!” pensava Cheddonna che, su consiglio di Miomarito, aveva dovuto lasciare in albergo le infradito tacco dodici, e indossare, con grande disappunto, delle volgarissime scarpe da ginnastica, per quanto molto glamour.
Dopo circa quaranta minuti di cammino, sotto un sole implacabile già alle nove di mattina, la piccola comitiva era giunta a destinazione, per constatare che, a quell’ora, almeno altre cinquanta persone avevano avuto la stessa idea. Solo che queste ultime avevano raggiunto la spiaggia attraverso una comoda scalinata in cemento che, dal parcheggio soprastante, conduceva direttamente all’arenile.
“Toh, si poteva passare anche da lì!” aveva commentato Miomarito, evasivo “Vabbè, un po’ di moto fa bene, dopo tutto…” e, cercando di non incrociare lo sguardo di Cheddonna, aveva cominciato a piantare l’ombrellone nell’unico metro quadrato di sabbia nera, resa brillante dalla massiccia presenza di microcristalli di ematite e pirite, che era riuscito a trovare.

Ogni anno, in quel periodo, Cheddonna era solita portare Gaetano, il cane de IlPrincipe, a fare le vaccinazioni di rito.

La piccola sala d’aspetto dello studio veterinario era affollata, e l’ingresso dell’imponente cane nero, che si faceva largo tra la folla trascinando, come un motoscafo da sci nautico, la sua proprietaria, non era passato di certo inosservato.
Cheddonna, in precario equilibrio sulle sue decollete tacco dodici, stringeva spasmodicamente il guinzaglio, completamente in balia di quel gigante dagli occhi bovini e dalla coda in perenne movimento.
Quando finalmente, sollevata, Cheddonna era riuscita a trovare un posto a sedere, Gaetano si era placidamente accomodato con tutto il suo peso sulle sue Louboutin nuove di zecca.
“Almeno adesso sta fermo!” pensava Cheddonna, guardandosi intorno, stremata.
Di fronte a lei stava seduto un uomo alto e massiccio, con il cranio rasato e il resto del corpo ricoperto di tatuaggi con scritte inneggianti a gruppi heavy metal e a divinità egizie, e altri disegni inquietanti. Unica eccezione, si fa per dire, un cuore sul bicipite destro con scritto “I love you, mummy”.
Tra le mani teneva una gabbietta contenente un gatto bianco, dal pelo folto e lucente, che dormiva accoccolato, incurante della presenza degli altri animali. Cheddonna aveva riconosciuto l’uomo dalla foto sul profilo di Facebook, dove l’aveva ritrovato, qualche tempo prima.
“Ma quello è Metallopesante, il mio amico d’infanzia, anche se allora era un po’ diverso, in effetti…”
Mentre Cheddonna era intenta a fare tra sé e sé queste considerazioni, la veterinaria, la dottoressa Donati, aveva fatto entrare Metallopesante e il suo gatto nell’ambulatorio adiacente.
“Mi sarei aspettata che uno così avesse un dobermann, o un pittbull, o perlomeno un bull terrier, non certo un gatto d’angora…Mah, è proprio vero che l’apparenza inganna!”pensava Cheddonna.
Un attimo dopo il silenzio della sala d’aspetto, interrotto solo dai versi dei piccoli pazienti in attesa e dal chiacchiericcio dei loro proprietari, era stato squarciato dai fortissimi rumori provenienti dall’interno dell’ambulatorio: miagolii, soffi, tonfi di oggetti rovesciati, grida umane e feline che si confondevano tra loro in un unico scenario apocalittico.
Quando, finalmente, la porta si era aperta e Metallopesante era uscito tenendo in braccio il suo gatto, che era tornato a dormire come se niente fosse, la dottoressa Donati, con il viso solcato da una vistosa linea rossa e i capelli innaturalmente ritti in ciocche spettinate, si era affrettata a richiuderla, girando due volte la chiave nella toppa.
Metallopesante, rimettendo il gatto nella gabbietta, gli aveva sussurrato, dolcemente: “Andiamo a casa, JacktheRipper, per oggi hai avuto abbastanza emozioni”

imagesDa quando NonnNenna, all’alba dei novantacinque anni, era timidamente sbarcata su Facebook, la sua conoscenza delle moderne tecnologie era andata via via aumentando. Ora, quando non se la sentiva di andare a fare la spesa con Cheddonna, le bastava cliccare il pomodoro, e un solerte autista le recapitava al piano, con un piccolo sovrapprezzo,  i sacchetti contenenti l’ordine effettuato, con sorriso in omaggio, si intende.
Un giorno, navigando su Internet, si era imbattuta in una pubblicità che l’aveva colpita: un ragazzo sui vent’anni, con lo sguardo triste e gli occhi supplici, da cucciolo in cerca di coccole, chiedeva di essere adottato.
“Oh, por fioeu!” pensava NonnaNenna, “Eh,già, tutti cercano i bambini piccoli, e quelli grandi non li vuole nessuno…”
E senza pensarci troppo aveva deciso di donare il suo contributo, registrandosi al sito che aveva messo l’annuncio.
Subito, una schermata multicolor, composta dalle fotografie di dieci ragazzi dai venti ai trent’anni, tutti piuttosto avvenenti, l’aveva accolta, invitandola a scorrere le pagine per vedere le immagini successive, del tutto simili alla prima. Sotto ognuna di esse lampeggiava la scritta “Aggiungi al carrello”.
“Si vede che su Internet si usa così!”pensava NonnaNenna, che faceva la stessa operazione per comprare il latte o la pasta on-line.
Alla fine, dopo aver visionato qualche decina di fotografie, la scelta era caduta su un ragazzo meno appariscente degli altri, sui trent’anni.
“Questo qui non lo sceglie nessuno, poverino. E’anche un po’ più grande degli altri! Tac. Aggiunto al carrello!”
E NonnaNenna, soddisfatta per la sua scelta, attendeva istruzioni per effettuare la donazione quando, sotto l’immagine del ragazzo, tale Mario, si era aperta una casella di chat.
“Ciao, NonnaNenna, grazie di avermi scelto. Mi intriga il tuo nome…Quanti anni hai? Io vado pazzo per le cougar…”
NonnaNenna aveva fissato lo schermo, perplessa. “Oh signur, con ‘sto inglese… Cheddonnaaaaa, cosa vuol dire ‘cougar‘?”
“Una cougar è una donna di una certa età che si accompagna a ragazzi molto più giovani di lei, ma perchè me lo chiedi? aveva risposto Cheddonna, che era subito accorsa davanti allo schermo, temendo il peggio. “Adotta un Bonazzoooo? ma NonnaNenna, hai visto su che sito sei andata a finire?”le aveva gridato, incredula.
NonnaNenna fissava il  messaggio di Mario, e la risposta che lei gli aveva inviato: “Quasi 99, perchè?”
Sotto c’era scritto soltanto:  Mario è off-line e un ultimo, definitivo messaggio. “99???? Troppo cougar!”
“Che villano!”aveva commentato NonnaNenna, impermalita “meno male che non l’avevo ancora adottato!”

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