L’apparenza inganna


Ogni anno, in quel periodo, Cheddonna era solita portare Gaetano, il cane de IlPrincipe, a fare le vaccinazioni di rito.

La piccola sala d’aspetto dello studio veterinario era affollata, e l’ingresso dell’imponente cane nero, che si faceva largo tra la folla trascinando, come un motoscafo da sci nautico, la sua proprietaria, non era passato di certo inosservato.
Cheddonna, in precario equilibrio sulle sue decollete tacco dodici, stringeva spasmodicamente il guinzaglio, completamente in balia di quel gigante dagli occhi bovini e dalla coda in perenne movimento.
Quando finalmente, sollevata, Cheddonna era riuscita a trovare un posto a sedere, Gaetano si era placidamente accomodato con tutto il suo peso sulle sue Loboutin nuove di zecca.
“Almeno adesso sta fermo!” pensava Cheddonna, guardandosi intorno, stremata.
Di fronte a lei stava seduto un uomo alto e massiccio, con il cranio rasato e il resto del corpo ricoperto di tatuaggi con scritte inneggianti a gruppi heavy metal e a divinità egizie, e altri disegni inquietanti. Unica eccezione, si fa per dire, un cuore sul bicipite destro con scritto “I love you, mummy”.
Tra le mani teneva una gabbietta contenente un gatto bianco, dal pelo folto e lucente, che dormiva accoccolato, incurante della presenza degli altri animali. Cheddonna aveva riconosciuto l’uomo dalla foto sul profilo di Facebook, dove l’aveva ritrovato, qualche tempo prima.
“Ma quello è Metallopesante, il mio amico d’infanzia, anche se allora era un po’ diverso, in effetti…”
Mentre Cheddonna era intenta a fare tra sé e sé queste considerazioni, la veterinaria, la dottoressa Donati, aveva fatto entrare Metallopesante e il suo gatto nell’ambulatorio adiacente.
“Mi sarei aspettata che uno così avesse un dobermann, o un pittbull, o perlomeno un bull terrier, non certo un gatto d’angora…Mah, è proprio vero che l’apparenza inganna!”pensava Cheddonna. 
Un attimo dopo il silenzio della sala d’aspetto, interrotto solo dai versi dei piccoli pazienti in attesa e dal chiacchiericcio dei loro proprietari, era stato squarciato dai fortissimi rumori provenienti dall’interno dell’ambulatorio: miagolii, soffi, tonfi di oggetti rovesciati, grida umane e feline che si confondevano tra loro in un unico scenario apocalittico.
Quando, finalmente, la porta si era aperta e Metallopesante era uscito tenendo in braccio il suo gatto, che era tornato a dormire come se niente fosse, la dottoressa Donati, con il viso solcato da una vistosa linea rossa e i capelli innaturalmente ritti in ciocche spettinate, si era affrettata a richiuderla, girando due volte la chiave nella toppa.
Metallopesante, rimettendo il gatto nella gabbietta, gli aveva sussurrato, dolcemente: “Andiamo a casa, JacktheRipper, per oggi hai avuto abbastanza emozioni”

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