In viaggio con Miomarito


Alla fine l’aveva spuntata lui.
Dopo mesi di trattative, e il breve soggiorno d’ordinanza sulla riviera romagnola, Miomarito era riuscito a strappare a Cheddonna la promessa che quell’estate avrebbero trascorso una vacanza a stretto contatto con la natura, sulle spiagge in technicolor della ridente isola d’Elba.
Niente lidi attrezzati, naturalmente, solo litorali semideserti e calette nascoste, il sole in fronte e il rumore delle onde in sottofondo.
E così, con sdraio, ombrellone e un paio di voluminose e griffatissime borse da spiaggia, tutti rigorosamente caricati sulle spalle di Miomarito, Cheddonna e IlPrincipe arrancavano su un ripido sentiero costeggiato da macchie di tamerici salmastre, alla ricerca della spiaggetta che Miomarito si era prefissato di raggiungere.
“Dai, forza, che a quest’ora nell’appartata caletta di sabbia nera resa brillante dalla massiccia presenza di microcristalli di ematite e pirite  non troviamo nessuno!”aveva esclamato lui, incoraggiante.
“Sfido! Con una strada così!” pensava Cheddonna che, su consiglio di Miomarito, aveva dovuto lasciare in albergo le infradito tacco dodici, e indossare, con grande disappunto, delle volgarissime scarpe da ginnastica, per quanto molto glamour.
Dopo circa quaranta minuti di cammino, sotto un sole implacabile già alle nove di mattina, la piccola comitiva era giunta a destinazione, per constatare che, a quell’ora, almeno altre cinquanta persone avevano avuto la stessa idea. Solo che queste ultime avevano raggiunto la spiaggia attraverso una comoda scalinata in cemento che, dal parcheggio soprastante, conduceva direttamente all’arenile.
“Toh, si poteva passare anche da lì!” aveva commentato Miomarito, evasivo “Vabbè, un po’ di moto fa bene, dopo tutto…” e, cercando di non incrociare lo sguardo di Cheddonna, aveva cominciato a piantare l’ombrellone nell’unico metro quadrato di sabbia nera, resa brillante dalla massiccia presenza di microcristalli di ematite e pirite, che era riuscito a trovare.

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