Man, woman… wild


images (1)“Cosa ti avevo detto? Praticamente deserta!” aveva commentato Miomarito, gongolante, giungendo finalmente alla spiaggia denominata “Katabasis”, che in greco significa appunto”discesa”.
Duecento metri di scogliera a picco sul mare, più simile a una via ferrata che a un sentiero tra la gariga odorosa, panoramicissimo, in effetti, a patto di non soffrire di vertigini.
Dopo aver più volte ringraziato  Madre Natura di averla dotata di ben quattro arti di cui servirsi in simili frangenti, Cheddonna aveva optato, nei tratti più impervi, per la assai inelegante ma efficacissima discesa a toboga, o di sedere che dir si voglia,
La spiaggia, di sabbia dorata mista a grandi massi striati di verde e di nero era, in effetti, quasi completamente libera, e gli sparuti bagnanti si concentravano nella parte immediatamente a ridosso del sentiero, al di qua di un alto masso di limonite giallognola, oltre al quale si indovinavano alcuni radi ombrelloni e asciugamani stesi al sole.
“Andiamo laggiù!” aveva proposto Miomarito, dirigendosi a passo spedito oltre lo scoglio, dove, in lontananza, si intravvedevano alcune figure dai contorni indistinti rosa, bianche o nere.
Un uomo tarchiato stava entrando in mare, a poche decine di metri da loro.
Miomarito, che senza occhiali aveva lo stesso visus di mister Magoo, aveva esclamato: “Guardate, dev’essere un bel posto per le immersioni, vedo che quel signore indossa la muta!”
“Ehm, caro…in realtà sono tatuaggi…”aveva esclamato Cheddonna, accennando ai complessi disegni tribali che adornavano il corpo, completamente nudo, dell’uomo, e realizzando nello stesso istante che nemmeno quelli degli altri frequentatori di quella parte della spiaggia dovevano essere, in effetti, dei costumi.
“Ah, sono nudisti, ecco…”aveva commentato Miomarito, che cominciava a mettere a fuoco”se preferisci, cara, torniamo indietro…”
Dissimulando un imbarazzo che non avrebbe mai ammesso, nemmeno con se stessa, di provare, Cheddonna si era lasciata cadere sulla sdraio che Miomarito, esausto, aveva appoggiato sulla sabbia, sperando, in cuor suo, che IlPrincipe non rimanesse turbato dalla vista di tutti quei corpi dall’abbronzatura integrale.
Quest’ultimo, con le cuffiette dell’i-phone ben calcate negli orecchi, pareva non essersi nemmeno accorto di essere già sceso dall’auto che li aveva portati fin lì.
Cheddonna, nascosta dietro a provvidenziali occhiali da sole scuri, si guardava intorno, ostentando indifferenza.  A pochi passi da lei due donne evidentemente sovrappeso erano intente a giocare a racchettoni, in un turbinio di seni flaccidi e sederi al vento.
“Non tanto  per etica, quanto per estetica un costume intero, di quelli coprenti, sarebbe stato più indicato”  aveva commentato Miomarito, e Cheddonna, per una volta, si era trovata completamente d’accordo con lui.
Più in là  tre naturisti cinquantenni, sicuramente ingegneri nella vita di tutti i giorni, si dedicavano con gran serietà alla costruzione di arditi castelli di sabbia. Un  uomo di mezza età, ondeggiando come su un’asse di equilibrio, percorreva a passo di danza i bianchi tronchi gettati dal mare sulla riva, sotto lo sguardo perplesso del figlio adolescente, completamente vestito. “Zucca e melon, a so’ stagion! I castelli di sabbia a cinquant’anni? E tutti biotti, poi?”, avrebbe detto NonnaNenna se si fosse trovata lì, pensava Cheddonna, soffocando a stento una risata.
L’uomo tarchiato, che i tatuaggi e la folta peluria rendevano quasi completamente nero, conferendogli un aspetto selvaggio, era passato davanti all’ombrellone di Cheddonna, andandosi a sedere proprio sotto lo scoglio di limonite giallognola, spartiacque ideale tra le due anime della spiaggia.
Con un largo cappello da ranger calato sugli occhi, stava seduto a guardare il mare, indeciso sul da farsi. Di tanto in tanto oltrepassava quel confine immaginario,mescolandosi con i bagnanti dai costumi colorati, non senza averne prima indossato uno, a pois rossi, anche lui; un attimo dopo, varcato di nuovo lo scoglio, se lo sfilava, e tornava a sedersi sulle rocce, inquieto.
Guardando quell’uomo, che sembrava a disagio ovunque andasse, nudo fra i nudi o vestito tra i vestiti, Cheddonna pensava che, forse, l’unico posto in cui lui potesse davvero sentirsi a suo agio doveva essere proprio quel non luogo, al confine tra due diverse possibilità.

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