Laluisa, un’altra dei numerosi condomini del palazzo in cui abita Cheddonna, ha un marito, Tizio, un figlio dell’età de IlPrincipe, BimboX, una figlia piccola, Lilly e un cane, Luigi, cui è molto affezionata.

Convinta animalista, Laluisa porta il cane a passeggio tre volte al giorno, lasciando i bambini a casa da soli. E’, inoltre, riciclatrice convinta, non solo di improbabili completini di lana che, sfidando le mode e i decenni, vengono tramandati di padre in figlio, ma anche di strenne natalizie, che spesso propina senza premurarsi che contenuto e destinatario possano avere una minima affinità.

Membro del M.A.M.A. e della Onlus “Aiuta ché il Ciel t’aiuta”, Laluisa è solita donare i capi più vetusti e rovinati del suo guardaroba, facendo cambio di stagione e beneficenza in un solo colpo, con grande sdegno di NonnaNenna.

Ha iscritto BimboX alla ragioneria e per lui immagina, in futuro, un posto fisso, in banca.Del resto, come direbbe lei, c’è la crisi e si stava meglio quando si stava peggio, quando qui era tutta campagna.

downloadNell’ultimo post del suo blog di “cucina di sussistenza”, Cheddonna aveva ammesso di essere sempre stata un po’ innamorata di Fonzie, il ragazzo con il giubbotto di pelle e il ciuffo brillantinato che, alzando i pollici verso l’alto in segno di vittoria, faceva cadere ai suoi piedi le teenagers  fuori e dentro  lo schermo.

“Il simbolo dei favolosi anni ’50!” diceva Cheddonna.

“L’emblema di un machismo della peggior specie”, l’aveva definito la Fulvia, che, in cuor suo, non poteva fare a meno di paragonarlo a Losplendido.

Difficile resistere al suo fascino da “uomo che non deve chiedere mai”, pensavano entrambe.

Ma negli anni settanta, quando andava in onda “Happy days”, il telefilm di cui era il protagonista, Cheddonna era solo una bambina,  ancora quasi del tutto immune dal fascino da seduttore seriale del meccanico di Milwakee.

Eppure quel ragazzo così sicuro di sé, quasi al limite dell’arroganza, ma capace di insospettabili gesti di gentilezza, duro con i bulli e tenero con i deboli, spaccone ma romantico era, per lei, un eroe positivo, una specie di Zorro in giubbotto di pelle.

Fonzie le piaceva soprattutto quando, resosi conto di aver commesso un errore, non riusciva, per quanti sforzi facesse, a pronunciare la parola “scusa”.

In quei momenti Cheddonna non poteva fare a meno di provare simpatia per quel ragazzo a cui sentiva, confusamente, di somigliare.

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images (1)Essere la sorella maggiore di Cheddonna non è facile, anche se la prima volta che l’ha vista, nella nursery, non ha potuto fare a meno di esclamare “Cheddolce!”, diventando così, per tutti e per sempre, solo Cheddolce.

Madre di un’adolescente, Kikk@ e di un ragazzino un po’ più piccolo, Pittibimbo, Cheddolce è sposata con Giannicaro, e vive con la sua famiglia in una grande casa con giardino, che vorrebbe tanto scambiare con un attico in centro. Sì, perché, dopo essere fuggita dalla città in cerca del contatto con la natura, si è presto resa conto che la vita nei sobborghi non fa per lei: troppo silenzio, troppi chilometri da percorrere ogni giorno per accompagnare i figli alle varie attività, troppa…natura.

Già, perché in campagna, qualche volta, può perfino capitare di trovare un topolino nella cesta del bucato.

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2000px-PACE-flag.svg“Se è femmina, mi piacerebbe chiamarla Anna, e se è maschio Alberto” aveva esclamato Unozio, guardando affettuosamente il pancione della Fulvia, ormai prossima al parto.

“A me piace Shannon, come la mia compagna di banco.Ma tanto sarà un maschio, che ne dite di …Usain, come Bolt” si era intromesso il piccolo Ernesto, detto il “Che”, per il quale il campione giamaicano era un mito assoluto.

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imagesHeyfurbo, un altro dei vicini di casa di Cheddonna, è il giardiniere che si occupa della manutenzione del verde condominiale, o che dovrebbe occuparsene, perché spesso si limita a lasciare la canna dell’acqua aperta sul prato, allagandolo,  e a tornare a richiuderla solo dopo qualche ora. Gli altri condomini, forse per quieto vivere, hanno sempre finto di non accorgersene, ma un giorno IlPrincipe, con l’innocenza del bambino che grida che il re è nudo, lo apostrofa con il nome che gli resterà per sempre addosso: “Heyfurbo”.

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