Chiedere sc…


downloadNell’ultimo post del suo blog di “cucina di sussistenza”, Cheddonna aveva ammesso di essere sempre stata un po’ innamorata di Fonzie, il ragazzo con il giubbotto di pelle e il ciuffo brillantinato che, alzando i pollici verso l’alto in segno di vittoria, faceva cadere ai suoi piedi le teenagers  fuori e dentro  lo schermo.

“Il simbolo dei favolosi anni ’50!” diceva Cheddonna.

“L’emblema di un machismo della peggior specie”, l’aveva definito la Fulvia, che, in cuor suo, non poteva fare a meno di paragonarlo a Losplendido.

Difficile resistere al suo fascino da “uomo che non deve chiedere mai”, pensavano entrambe.

Ma negli anni settanta, quando andava in onda “Happy days”, il telefilm di cui era il protagonista, Cheddonna era solo una bambina,  ancora quasi del tutto immune dal fascino da seduttore seriale del meccanico di Milwakee.

Eppure quel ragazzo così sicuro di sé, quasi al limite dell’arroganza, ma capace di insospettabili gesti di gentilezza, duro con i bulli e tenero con i deboli, spaccone ma romantico era, per lei, un eroe positivo, una specie di Zorro in giubbotto di pelle.

Fonzie le piaceva soprattutto quando, resosi conto di aver commesso un errore, non riusciva, per quanti sforzi facesse, a pronunciare la parola “scusa”.

In quei momenti Cheddonna non poteva fare a meno di provare simpatia per quel ragazzo a cui sentiva, confusamente, di somigliare.

Anche per lei chiedere scusa, ammettere di avere sbagliato, era sempre stato un problema.

Come pochi minuti prima, quando aveva risposto male a sua sorella Cheddolce che, per una volta, l’aveva chiamata solo per chiacchierare con lei, e non, come al solito, per chiederle un favore…

Ma, adesso, Cheddonna non era più una bambina, era maturata e aveva imparato che tutti possono sbagliare.

“Pronto, Cheddolce?”

“…”

“….”

“Devi dirmi qualcosa?” La voce di Cheddolce era seccata, e impaziente.

“Sc…”

“Come dici?”

“Scu…”

“Non ho capito, parla più forte!”

“tu…tu…tu…tu…”

“Deve essere caduta la linea, richiamerà”, pensava Cheddolce.

“Non posso proprio farcela, mi disp…” aveva esclamato, dentro di sé, Cheddonna, senza riuscire a formulare interamente nemmeno il pensiero.

“Va bene tutto, ma chiedere sc… ehm…scusa a Cheddolce è davvero pretendere troppo… è tutta la vita che mi fa dispetti!” e, scrollando le spalle, Cheddonna era tornata alle sue faccende, con un sorriso e un “heyyyy!”stampati sul viso.

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