Dopo tutto.


download (1)Svegliandosi, quella mattina, Cheddonna aveva avuto un déjà vu.

Le immagini degli attentati di Parigi, che scorrevano incalzanti sullo schermo del televisore, rimbalzando sui social in un macabro gioco di specchi, l’avevano fatta ripiombare in quell’11 settembre del 2001, quando le torri gemelle, crollando, avevano trascinato con sé anche la certezza dell’Occidente di essere al sicuro. Per sempre.

Da allora davvero al sicuro non si era sentita mai più, anche se il tempo, che lenisce le ferite, aveva deposto su quei ricordi terribili una pellicola protettiva, uno schermo che in qualche modo li allontanava dalla realtà presente, rendendola un po’ più accettabile.

C’erano stati, sì, tanti altri segni di quel male oscuro e insensato, che ingoia cose e persone, ma erano altrove, molto lontano da quel piccolo pezzo di mondo che, per prossimità o cultura, le era familiare.

Adesso, il male, aveva bussato di nuovo alla porta di casa, piombando all’improvviso, una sera qualunque, in una città che sarebbe potuta essere la sua.

Per molti giorni Cheddonna era rimasta in silenzio, aveva letto i giornali, seguito tutti i dibattiti televisivi che parlavano dei fatti di Parigi e di quella che si prospettava come una sorta di terza guerra mondiale in incognito. Aveva ascoltato imam e intellettuali, commentatori e politici, tuttologi ed esperti di Islam, nel tentativo di capire davvero.

Non c’era riuscita fino in fondo, ed era proprio questo che la inquietava di più.

A lei i fatti di Parigi avevano lasciato, oltre al dolore, una domanda pressante, cui nessuno aveva ancora saputo dare una risposta convincente.

Davvero quello che era in atto era uno scontro di civiltà, di due concezioni del mondo troppo diverse per poter convivere pacificamente?

Non lo avrebbe detto, vedendo IlPrincipe e Amir, il suo amico marocchino, scherzare insieme.Le ricordavano Azur e Asmar, i due protagonisti di un meraviglioso cartone animato di Michel Ocelot che aveva guardato mille volte insieme a IlPrincipe, quando  era bambino, e che narrava di una fratellanza possibile.

Eppure non poteva non scorgere la diffidenza,  negli occhi della madre di Amir, la stessa  che quest’ultima doveva cogliere nel suo sguardo così politically correct

Dopo tutto, pensava, chi vive di certezze, dividendo il mondo in categorie, vive  meglio.

 

 

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