Boss in incognito


download (2)“Sei assolutamente certa che nessuno mi riconoscerà?” le aveva domandato l’anziano signore con gli occhiali a fondo di bottiglia e i baffi bianchi a manubrio che sedeva nel salotto di Cheddonna.

Quest’ultima aveva sorriso, ripensando alle innumerevoli occasioni nelle quali, volendo pedinare IlPrincipe senza essere vista, era ricorsa ai più svariati travestimenti, senza venire mai smascherata. No, Loziovescovo poteva stare tranquillo:nessuno avrebbe capito chi fosse in realtà.

Dopo i recenti scandali di Vatileaks, che avevano gettato, con le loro ombre lunghe, sospetti e insinuazioni sui già chiacchieratissimi ambienti curiali, Loziovescovo aveva deciso di tastare con mano la situazione della Chiesa locale, recandosi personalmente, sotto mentite spoglie, in una delle tante parrocchie del paese.

Scartate quelle della sua piccola diocesi, nelle quali il rischio di essere colto in flagrante sarebbe stato troppo alto, aveva scelto quella di Cheddonna, che lo avrebbe presentato a tutti come un suo vecchio zio giunto in visita per il periodo delle feste.

NonnaNenna, vedendo il fratello conciato in quel modo, aveva scosso la testa, esclamando: “Sei sempre stato un baloss fin da piccolo, ma adess ti se propri rambambi del tutto“.

La domenica successiva, alla messa delle dieci, Loziovescovo, accompagnato da Cheddonna, aveva preso posto nelle prime file della navata centrale, per osservare da vicino la funzione. La chiesa era piena per metà, e, al rintocco della campanella, erano sfilati sull’altare il parroco, don Travet, e un sacerdote di mezza età, seguiti da tre chierichetti dall’aria assonnata.Oltre la porta, rimasta aperta, della sacrestia, si intravedeva un giovane prete, che la nipote gli aveva detto essere il coadiutore dell’oratorio, che sfogliava con interesse un quotidiano sportivo.

Dalla sua postazione Loziovescovo aveva immediatamente riconosciuto in don Travet il suo segretario di un tempo, ma quest’ultimo non dava segno di aver ravvisato in quell’anziano sconosciuto alcunché di familiare.

La messa si era svolta secondo tutti i crismi: la tovaglia, sull’altare, era di un bianco  abbacinante e stirata alla perfezione, calice e patena lucidi e splendenti, l’incenso sopraffino, sebbene, forse, dall’aroma appena un po’ troppo intenso, e i canti del coro di voci bianche angelici.

Don Travet, poi, era stato impeccabile, e si era prodotto in una dottissima omelia terminata, dopo una rapida occhiata al costoso orologio svizzero, in dieci minuti esatti.

Al momento della comunione il giovane prete, indossata la casula, si era unito agli altri due, per poi tornare immediatamente a immergersi nella lettura dell’articolo sulla sua squadra del cuore, che aveva dovuto lasciare a metà.

Loziovescovo era soddisfatto: in barba a tutte le critiche che, da ogni parte, venivano mosse alla Chiesa, non aveva trovato nulla da ridire sulla realtà di quella parrocchia di provincia, presa a campione della sua ricerca e, con sua grande soddisfazione, non era stato nemmeno riconosciuto da don Travet, anche se non poteva esserne certo perché quest’ultimo, come sempre, dopo la funzione, era scappato via sul suo fuoristrada senza fermarsi a salutare i fedeli.

Uscito dalla chiesa, però, Loziovescovo, era passato accanto al piccolo campo di calcio dell’oratorio e aveva visto il prete di mezza età, quello che aveva concelebrato la messa che, reggendo con una mano l’orlo dell’abito talare, giocava a pallone con alcuni ragazzini, dando l’impressione di divertirsi un mondo.

“Ecco” pensava Loziovescovo, con un’espressione improvvisamente desolata, “ne basta uno solo per rovinare tutto. Ma dico io, mettersi a correre dietro a una palla con un branco di mocciosi, proprio come farebbe quell’altro originale del Santo Padre se avesse vent’anni di meno!E’ così che la Chiesa va a rotoli!”

 

 

 

 

 

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