10287040_10205702363465231_651679378931504190_o.jpg“Allora, vieni o no alla manifestazione per le famiglie arcobaleno?”le aveva domandato la Fulvia, un po’ seccata di fronte all’incertezza di Cheddonna.

“Non puoi assolutamente mancare al Family day. La famiglia tradizionale va salvaguardata.”le aveva detto Cheddolce, invitandola al raduno di piazza del giorno dopo.

“Tutti bigotti e ipocriti, quelli che partecipano al family day! Le solite sentinelle e le famiglie del mulino bianco. Le stesse in cui i genitori hanno più corna in testa di un cervo e i figli adolescenti bevono fino a non reggersi in piedi, il sabato sera. Qui alla manifestazione ci saranno persone che lottano per i loro diritti”si era accalorata la Fulvia.

“Una minaccia per la famiglia, queste unioni civili, per non parlare della step child adoption. Ma dimmi, un omosessuale, che cambia partner come cambierebbe una camicia, che futuro può dare a un bambino, secondo te? “aveva sospirato Cheddolce.

Cheddonna pensava alla famiglia di Tuttisuoi? e Anchemiei, tradizionale nella struttura, se non proprio nel numero dei figli. Erano cattolici, ma la loro casa era sempre stata aperta a chiunque, indipendentemente dai suoi orientamenti politici, religiosi o sessuali.

Pensava a Cheuomo, e al suo compagno, Andrea, che lei aveva finalmente conosciuto, qualche anno prima.

Guardandoli insieme si capiva che si volevano bene davvero, che si prendevano cura l’uno dell’altro.

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noio-volevan-savuar-cinecena-quiz.jpg“Excusez- mois, madame!” l’aveva apostrofata un uomo sulla cinquantina, dal marciapiede accanto alla stazione ferroviaria. Cheddonna aveva provato a spiegargli che non parlava una parola di francese, che avrebbero potuto parlare in inglese, piuttosto, in spagnolo, al massimo, ma quest’ultimo, evidentemente spaesato e per nulla poliglotta, si era lanciato in una lunghissima spiegazione nella lingua di Victor Hugo.

Lei l’aveva ascoltato, concentratissima. “Je voudrait aller a la place de la Republique”aveva concluso.

Cheddonna si era illuminata: aveva capito l’ottanta per cento di quello che aveva detto l’uomo. Evidentemente i geni savoiardi della bisnonna Jeanne significavano qualcosa.

“Dunque, deve tornare davanti alla stazione e lì prendere l’autobus numero 84, poi scendere alla terza fermata. Può acquistare il biglietto all’edicola della stazione.”

“Merci beaucoup. Vous etes trés gentil. Au revoir” le aveva detto lui, dirigendosi con passo sicuro verso l’edicola accanto alla stazione.

“Di nulla, è stato un piacere”gli aveva risposto Cheddonna, e davvero, pensava, lo era stato.

Entrambi avevano parlato soltanto nella loro lingua, entrambi avevano compreso quella dell’altro. Non era stato difficile, era stato sufficiente ascoltare e sforzarsi di capire.

Cheddonna pensava a quante volte invece, le capitava di non essere affatto compresa da persone che, per tradizione e residenza,  parlavano italiano come lei.

imagesLe prime avvisaglie del male erano arrivate all’improvviso, come improvviso era giunto il gelo in un inverno  mite fino a un attimo prima.

“Cosa le sarà successo?” si domandava Cheddonna “Fino a ieri stava benone!”

“Cara, alla sua età sono cose che possono accadere da un momento all’altro” le aveva sussurrato dolcemente Miomarito, stringendo Cheddonna in un abbraccio caldo.

“E’ grave?” aveva domandato Cheddonna, tremando.

“Non le resta molto tempo. Possiamo intervenire, ma non voglio darvi false speranze” le aveva risposto l’uomo vestito di bianco, in piedi davanti a lei.

“Voglio sentire un altro parere” aveva esclamato Cheddonna, quando, alla fine, se n’era andato. “Non possiamo arrenderci così. Lei non lo ha mai fatto… finora”.

Ne aveva sentiti altri tre, dopo. Ognuno le aveva detto una cosa diversa, scuotendo la testa e proponendole  cure palliative, ma nessuna certezza.”Deve farsi forza, signora. E’ arrivato il suo momento”era stata la conclusione di quel consulto.

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downloadAll’ultima riunione della Onlus “Aiuta che il Ciel ti aiuta”, di cui Cheddonna era presidentessa, era in corso l’inventario dei pacchi contenenti capi di vestiario da destinare alle famiglie bisognose della città.

In breve tempo sui tavoli del locale adibito a magazzino erano state impilate file di maglioni, camicie, pantaloni, scarpe e borse di ogni forma e colore, in attesa di essere passate in rassegna.

Ognuna aveva portato qualcosa: c’erano abiti in ottimo stato, alcuni con il cartellino del prezzo ancora attaccato, altri più consumati, altri ancora che avrebbero richiesto qualche rammendo, e infine quelli portati da Laluisa, che non eliminava mai niente dal suo guardaroba che non avesse almeno un buco o una macchia indelebile in un punto troppo visibile per essere dissimulato.

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Nel mondo reale, ho molti contatti con ‘MioMarito’, e quindi è stato un privilegio assistere alla prima presentazione del libro.

Non conoscevo l’autrice, ma fin dai primi racconti letti, sono risaltate le sue capacità. È in grado, come un vignettista, di definire caratteri e ‘tipi’ con pochi tratti di penna, sa essere pungente senza arrivare al sarcasmo, in punta di fioretto, per così dire, senza sciabolate.

Evidenzia i difetti della nostra società e dei suoi abitanti, con fine umorismo. Per parafrasare una citazione famosa, ‘castigat (sub)ridendo mores’.
Un libro da leggere tutto d’un fiato. Chiara, a quando il prossimo?

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