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E’ strano venire al mondo il ventinove febbraio. A pensarci bene è come nascere in un giorno che non esiste, e di cui ci si ricorderà soltanto dopo quattro anni, quando tornerà a incunearsi a forza tra il ventotto febbraio e il primo marzo, scalzando il susseguirsi regolare dei giorni.Una convenzione, una manciata di ore da recuperare che non si sapeva dove altro mettere.

La signora Berenice, la mamma di Cheddonna, aveva scelto proprio quel giorno per fare la sua comparsa nel mondo, settantadue anni prima, e da allora aveva festeggiato il suo compleanno soltanto ogni quattro anni. E, forse per non sentirsi cadere addosso quattro anni tutti insieme, aveva deciso che ogni volta avrebbe aggiunto una sola candelina alla torta. Finora ne aveva spente diciassette, come gli anni che, diceva, sentiva di avere.

“Quest’anno divento maggiorenne!” cinguettava a chi le telefonava o le scriveva per farle gli auguri, e Cheddonna non riusciva a capire se in quella dichiarazione ci fosse più vanità, incoscienza o  disperazione.

Forse quella donna, che aveva trascorso la sua vita a fuggire da ogni tipo di responsabilità, stava solo scappando da se stessa, pensava e, forse, quel suo essere eternamente adolescente non era nemmeno colpa sua.

Dopo tutto è strano venire al mondo in un giorno che non c’è.

download (3)“IlPrincipe, cosa l’è Uerzapp?” aveva domandato NonnaNenna al bis-nipote, con aria interrogativa.

“…Vuoi dire, Whatsapp, NonnaNenna.” l’aveva corretta lui,  e in pochi secondi aveva spiegato all’anziana parente il funzionamento del social network più amato dagli italiani.

“Bravo, IlPrincipe, ti se propri l’amber uan della tecnologia!” gli aveva detto lei, per ringraziarlo.

“Il number one, caso mai” si era intromessa Cheddonna, che aveva udito per caso la strana conversazione. “Ma perché ti interessa Whatsapp, NonnaNenna?”

“Mah! La mia amica Zaira ha creato un gruppo e vuole aggiungermi.”aveva risposto lei, sbuffando.”Oggi  ha messo  l’Older per la pressione alta e dice che così sappiamo come sta in tempo reale.”

“Holter” aveva precisato Cheddonna, rassegnata. “Ma tu non hai uno smartphone, NonnaNenna”.

“Oh, Signur, e cosa l’è lo smarfòn?” aveva esclamato NonnaNenna, esasperata e aveva aggiunto, brontolando:

“Con tutto ‘sto inglese non si capisce più niente. Chissà se adesso che l’Inghilterra vuole fare il bressit e uscire dall’Europa ricominceremo a parlare italiano!”

 

images (2)Quando NonnaNenna chiedeva a Corazon, la sua badante, di accompagnarla da qualche parte, Cheddonna si offriva di dar loro un passaggio, ma la nonna rifiutava sempre, dicendo che preferiva prendere un taxi, per non dare disturbo.

Fatte poche decine di metri, però, si sedeva su una panchina, in attesa.

Di lì a qualche minuto, puntuali come orologi svizzeri, arrivavano l’Armida e l’Elvezia, ottantacinque e ottantasette anni, accompagnate dalle rispettive badanti, Irina e Pilar, e anch’esse si accomodavano sulla panchina, chiacchierando del tempo e degli acciacchi dell’età.Dopo una mezz’ora buona, finalmente, arrivava anche la Zaira, la pivella del gruppo con i suoi settantotto anni, quest’ultima senza badante, e a bordo della sua Agila verde bottiglia.

“Scusate il ritardo, non riuscivo a trovare gli occhiali per guidare!” diceva immancabilmente e, immancabilmente, non indossava gli occhiali, che aveva nel frattempo dimenticato sulla mensola di casa.

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Da qualche anno, per la festa di San Valentino, i ragazzi del liceo artistico avevano introdotto  una consuetudine diventata ormai tradizione: quella di lasciare, in apposite urne poste in punti strategici e nascosti dell’edificio, messaggi d’amore anonimi che i bidelli, novelli cupidi, recapitavano ai destinatari.

Un po’ come le “valentine” dei Peanuts, quelle che Charlie Brown scriveva ogni anno alla ragazzina dai capelli rossi, sperando sempre, invano, di riceverne una da lei.

Quell’anno  IlPrincipe ne aveva ricevuta una rosa, luccicante di glitter e profumata. “Vuoi essere il mio IlPrincipe? Baciami! Tua ranocchietta”recitava.

Nel corridoio della scuola aveva incrociato Laurah, che parlava fitto fitto con Fighippo, il ragazzo più carino della scuola, mentre questi, fingendo di ascoltarla, non perdeva di vista un solo momento Luciamodella, la quale, a sua volta, sembrava molto più interessata a spiare i movimenti de IlPrincipe, che, in quel momento, stava parlando con Cessika, la sorella di Fighippo.

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grandmother-923871_960_720.jpg“Tutto bene, NonnaNenna? Non hai mangiato quasi nulla, stasera!” aveva domandato Cheddonna, abituata a vedere il piatto della nonna meticolosamente ripulito dalla minima traccia di cibo. Ultimamente NonnaNenna si comportava in modo insolito: mangiava svogliatamente e trovava mille motivi per farsi accompagnare in giro da Corazon, la sua badante. Spesso faceva e riceveva telefonate sul  nuovo cellulare dai tasti grandi che la nipote le aveva regalato per Natale, dicendole che, con quello, avrebbe potuto facilmente chiamarla in caso di necessità. Quando la suoneria a volume 40 iniziava a suonare, NonnaNenna si appartava nella stanza più remota della casa e, poiché il trasferimento richiedeva alcuni minuti,  le toccava quasi sempre richiamare il numero che il display a lettere cubitali indicava come ultima telefonata ricevuta. Una volta terminata la conversazione NonnaNenna chiamava in disparte Corazon, salutava tutti e, inforcati borsetta e bastone da passeggio, varcava la porta di casa e spariva con lei dietro la porta dell’ascensore.

Per ore.

Nessuno sapeva dove andasse e cosa facesse. Nessuno a parte  l’Armida, l’Elvezia e la Zaira, ossia le amiche del N.O.N.N.A.(Nuova organizzazione nonne + o -novantenni ardite) e le rispettive badanti. (continua)

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